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Mandatoriccio (Cosenza) - Vieni e seguimi!


di DON MICHELE ROMANO - In questa terza Domenica di Pasqua, contempliamo ancora le apparizioni del Risorto. Il fatto che dopo gli eventi Pasquali, gli Apostoli sembrano essere tornati, alle loro occupazioni quotidiane, Giovanni "riconosce" questo, come un errore, tant'è che, dimenticato il Maestro, constata che, malgrado tutti gli sforzi, quella notte non presero nulla (v 3). La notte dei discepoli viene trasformata all'alba, con la presenza del Signore. Pietro,  dopo la pesca infruttuosa, ora raccoglie la rete, piena di 153 grossi pesci, che rappresentano la somma dei valori numerici: di "Simon" (76) e di"Ikhthys"(Pesce,77). Così, quando Pietro con la sua supremazia, confermata da Gesù,  manifestata nella triplice dichiarazione d'amore al Signore, unitamente agli altri Apostoli, esercitano la loro missione evangelizzatrice, avviene il vero miracolo: 
"Pescano uomini". Come i pesci, una volta pescati muoiono, se li togli dal loro ambiente, così gli esseri umani, muoiono se nessuno li salva, dalle tenebre di un'esistenza lontana da Dio, portandoli alla luce e al calore della Vita, che Cristo stesso alimenta, dalla "spiaggia" della sua Gloria, primordialmente, col pane dell'Eucarestia e con i pesci, che per la prima comunità era il simbolo di Cristo stesso. La cosa che più commuove di questa pagina del vangelo, è che Gesù resta fedele alla promessa fatta a Pietro, nonostante la sua infedeltà: "Tu sei Pietro, e su questa pietra, edificherò la mia Chiesa. A te darò le chiavi del regno dei cieli" (Mt 16, 18-19). La triplice domanda di Gesù: "Simone di Giovanni, mi ami?"(v 16), si spiega con il desiderio, di dare a Pietro, la possibilità di cancellare il suo triplice rinnegamento. Dio, sol perché siamo fragili e peccatori, non "radia" nessuno dal suo Libro della Vita, come a Pietro, concede anche a noi, sempre, una nuova possibilità. Solo la fiducia e il perdono del Maestro, hanno fatto di Pietro una persona nuova, forte, fedele fino alla morte. Il dialogo tra Gesù e Pietro, va "trasferito" nella vita di ognuno di noi. La domanda: "Mi ami tu?" è rivolta ad ogni discepolo, chiamato a vivere un rapporto di amore col Signore, che non deve restare, tuttavia, un fatto intimistico e  sentimentale, ma si deve esprimere nel servizio, e nel fare del bene ai nostri fratelli. Solo quando risponderemo anche noi, alla sua chiamata: "Seguimi",  diventeremo testimoni del suo Vangelo e della sua Risurrezione. Buon tempo Pasquale.


di Parr. S. Giuseppe Mandatoriccio Mare | 01/05/2022

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