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Crosia (Cosenza) - La parrocchia 'San Francesco d'Assisi' ha salutato il parroco don Claudio Cipolla: 15 anni di fede, amore e comunità


di  ANTONIO IAPICHINO - Non è stato un semplice saluto, ma un momento intenso, carico di emozioni e di significati, quello vissuto dalla comunità di San Francesco per congedare don Claudio Cipolla. Tantissima gente ha voluto essere presente alla Celebrazione Eucaristica, con la chiesa gremita di fedeli, segno tangibile dell'affetto e della stima che il sacerdote ha saputo conquistare nel corso dei suoi quindici anni di permanenza nella cittadina ionica.
Una partecipazione che ha superato i confini della comunità ecclesiale, coinvolgendo le istituzioni, le associazioni e le diverse realtà del territorio. Fra i presenti. la sindaca di Crosia, Mariateresa Aiello, il comandante della Stazione dei Carabinieri, il M° capo Alessandro Greco, e i rappresentanti di diversi sodalizi cittadini, tra cui il Consiglio direttivo del Circolo culturale “Zanotti Bianco” di Mirto.
A portare il saluto della comunità parrocchiale è stato Francesco Simonetti, che ha letto un articolato e sentito intervento a nome del Consiglio pastorale e dei vari gruppi che animano la vita della parrocchia. Un messaggio che ha ripercorso quindici anni di cammino condiviso, mettendo in evidenza non soltanto il lavoro pastorale svolto da don Claudio Cipolla, ma soprattutto il rapporto umano e spirituale costruito con le persone.
Anche la sindaca Mariateresa Aiello ha espresso il saluto e la riconoscenza a livello personale e dell'intera comunità sociale (non sono mancati momenti di commozione), sottolineando il valore della presenza di don Claudio nella vita cittadina. Un sacerdote che, attraverso il proprio ministero, ha saputo andare oltre i confini della parrocchia, diventando un punto di riferimento per tante famiglie e per numerose persone.
Il momento più commovente è stato certamente il saluto di commiato del parroco. Don Claudio, giunto a Crosia il 4 ottobre 2011, allora giovane sacerdote ordinato da pochi mesi, ha ripercorso il proprio cammino, ricordando le esperienze, gli incontri, le gioie e anche le prove attraversate insieme alla comunità.
Nonostante la giovane età, ha saputo essere un pastore autentico, capace di guidare e far crescere la comunità parrocchiale, accompagnandola con entusiasmo, determinazione e sensibilità. Per tanti è stato molto più di un sacerdote: un padre e un fratello, un amico, un confessore, un consigliere, una presenza rassicurante nei momenti gioiosi, ma soprattutto in quelli tristi e persino tragici che hanno segnato profondamente la vita della comunità.
Nel corso del suo intervento, Francesco Simonetti ha ricordato proprio questo aspetto, forse il più significativo del ministero di don Claudio: la capacità di esserci. Di non sottrarsi davanti alle difficoltà, di condividere le sofferenze, di piangere con chi piangeva e di offrire una parola di conforto quando le parole sembravano non bastare.
"Quando sei arrivato tra noi, nel lontano  2011, eri un giovane sacerdote ordinato da pochissimi mesi", ha ricordato Simonetti, rievocando anche le prime omelie, lette con mano tremante per l'emozione, ma animate dal fuoco profetico di chi era pronto a spendersi senza riserve per il Regno di Dio. Un fuoco che, come sottolineato nel messaggio, non si è mai spento, ma ha contribuito ad accendere nella comunità un autentico percorso di fede, carità e comunione.
In questi quindici anni don Claudio ha accompagnato la crescita di una parrocchia giovane, contribuendo a rafforzarne non soltanto le strutture, ma soprattutto lo spirito e il senso di appartenenza, facendo sentire ciascuno parte di una grande famiglia.
Significativo il lavoro svolto accanto ai gruppi parrocchiali: dalle catechiste all'Azione cattolica, dal coro alla Caritas, dai Ministri straordinari della Comunione ai ministranti, dai Comitati festa al gruppo famiglia. Realtà diverse, tutte valorizzate e sostenute dal parroco, che ha sempre creduto nella corresponsabilità e nella partecipazione attiva dei laici alla vita della Chiesa.
La sua creatività e il desiderio di aggregazione hanno dato vita anche a iniziative capaci di coinvolgere l'intero territorio, come la Passione vivente e il Presepe vivente, oltre alla compagnia teatrale parrocchiale. Esperienze che non sono state soltanto manifestazioni o momenti ricreativi, ma occasioni di incontro, condivisione e crescita comunitaria, capaci di unire generazioni diverse e di far sentire la parrocchia una vera famiglia di famiglie.
Ma il ricordo più profondo, quello che resterà probabilmente maggiormente impresso nella memoria collettiva, riguarda la vicinanza di don Claudio alle persone più fragili e alle famiglie colpite dal dolore. Negli anni, e in modo particolarmente straziante nell'ultimo periodo, la comunità è stata attraversata da tragedie e dalla prematura perdita di giovani vite. In quelle circostanze il parroco non ha fatto mancare la propria presenza. È rimasto accanto a genitori, familiari e amici, condividendo il dolore, offrendo ascolto e accompagnando tutti con la sua vicinanza paterna e la speranza cristiana.
Un ministero vissuto, dunque, non soltanto sull'altare, ma anche nelle case, nelle strade e nei luoghi della sofferenza. Una testimonianza concreta di una Chiesa che sa farsi prossima, che accoglie e che non lascia solo nessuno.
Nel suo messaggio di invito al saluto, don Claudio aveva descritto la comunità di Sorrenti come una famiglia, una casa nella quale si era sentito accolto, circondato da vicinanza, attenzione e autentica fraternità. Aveva espresso gratitudine per tutto ciò che aveva ricevuto e per quanto quella comunità gli aveva consentito di vivere e imparare. Parole che, alla luce della partecipazione registrata, hanno trovato una risposta corale e particolarmente eloquente.
Il sacerdote si prepara ora a una nuova esperienza pastorale nella comunità parrocchiale "San Paolo", nell'area urbana di Rossano, dove domenica 8 novembre prenderà possesso canonico della nuova parrocchia, alla presenza dell'arcivescovo di Rossano-Cariati, monsignor Maurizio Aloise. A raccogliere il testimone a Sorrenti sarà don Pietro Madeo, atteso per l'ingresso canonico del 5 novembre, con una Celebrazione presieduta dallo stesso Arcivescovo. La comunità "San Francesco d'Assisi" si è detta pronta ad accoglierlo con lo stesso spirito di collaborazione e disponibilità che ha caratterizzato il cammino compiuto con don Claudio.
Resta, al termine di questa intensa giornata, il senso di una separazione che non cancella quanto è stato costruito. Quindici anni di vita non si archiviano con una celebrazione, né si dimenticano con un saluto. Restano i volti, le esperienze, le relazioni, le iniziative e, soprattutto, il bene seminato.
A Sorrenti, dopo quindici anni, don Claudio lascia molto più di un ricordo: lascia una comunità che lo ha amato e che continuerà a considerarlo parte della propria famiglia.

 


di Redazione | 02/11/2026

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