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Rossano (Cosenza) - La firma della luce dopo il buio


di LETIZIA GUAGLIARDI - La foto di oggi è di Maria Teresa Sangregorio. Un arcobaleno, davvero una meraviglia nel cielo di Rossano (CS).

Quando vediamo un arcobaleno, lo stupore è istintivo: il nostro sguardo viene catturato dal contrasto improvviso tra il cielo ancora scuro, carico di pioggia, e la nitidezza dei sette colori luminosi.
Il nostro olfatto percepisce il profumo della terra bagnata (il petricore) e l’aria rinfrescata, e lega la vista del ponte cromatico alla fine della tempesta.
E proviamo un istante di armonia con la natura, un ritorno alla meraviglia infantile che spinge spontaneamente a sorridere e a indicarlo a chi abbiamo vicino.

Dalle terre d’Irlanda alle foreste del Nord, l’arcobaleno ha da sempre acceso l’immaginazione dei popoli, diventando un ponte sacro tra il mondo umano e quello divino.

La leggenda celtica più famosa racconta che alla base di ogni arcobaleno si nasconda una pentola colma d’oro. A custodirla c’è il Leprecauno, un folletto calzolaio tanto ricco quanto astuto. Raggiungere la fine dell’arcobaleno è impossibile perché, muovendosi, la sua base si sposta continuamente, mantenendo il tesoro perennemente irraggiungibile.

Nella Bibbia, l’arcobaleno fa la sua prima comparsa letteraria dopo il Diluvio Universale. Diventa il sigillo visibile dell’alleanza tra Dio e l’umanità, un promemoria eterno che la distruzione è finita.

Nel Purgatorio e nel Paradiso della Divina Commedia, Dante usa l’arcobaleno – l’arco del ciel come metafora della luce divina e dei riflessi della Grazia. Spesso appare sdoppiato, simbolo di misteri teologici come la Trinità.
Il Romanticismo inglese celebra l’arcobaleno come connessione pura con la natura. Nella celebre poesia My Heart Leaps Up (1802), Wordsworth scrive: “Il mio cuore sussulta quando vedo un arcobaleno in cielo: così era quando iniziò la mia vita, così è ora che sono un uomo”. L’arcobaleno, quindi, diventa il custode della nostra capacità di meravigliarci.

Perchè l’arcobaleno non è solo un gioco di luci nel cielo. È la natura che ci ricorda, con la delicatezza dei suoi sette colori, che la bellezza più grande si nasconde sempre nell’istante esatto in cui la tempesta cede il passo al sole.

Alziamo gli occhi, cerchiamo il nostro arco e non smettiamo mai di meravigliarci.


di Rubrica autogestita da Letizia Guagliardi | 20/09/2026

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