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Mandatoriccio (Cosenza) - Impegnarsi per Dio..., senza paura!


di DON MICHELE ROMANO - Nel Vangelo di questa XXXIII Domenica del Tempo Ordinario, (Anno A), viene raccontata da Gesù la celebre "Parabola dei Talenti" ( Mt 25, 14-30). Questo racconto ci insegna, che il Regno dei Cieli è un capitale che Dio ha messo nelle nostre mani: non possiamo lasciarlo improduttivo! A ognuno di noi, Dio, ha affidato particolari doni, potenzialità, e risorse, che siamo chiamati a far "fruttificare", con il nostro fattivo impegno: responsabile, ed operoso, riscoprendo in tal modo, il nostro ruolo nel mondo, ed in particolare nella Chiesa. Pertanto, il rapporto che deve intercorrere tra noi e Dio, deve essere un rapporto di Amore, dal quale possono e devono scaturire: coraggio, generosità, e libertà. Non "timore servile", più che verso, "contro" Dio, che finisce per ridursi a quella gretta concezione farisaica, del "dovere" religioso, ma una assunzione delle proprie responsabilità e decisioni, che ci aprono prospettive sempre nuove: "A chi ha sarà dato..." (v 29a). Chi invece resta inerte ed inoperoso: "Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento..." (v 25b), "gli sarà tolto anche ciò che ha" (v 29b). Per cui, non basta non fare il male (se così fosse, i "cadaveri", sarebbero migliori di noi: non uccidono, non commettono adulterio, non rubano, non dicono falsa testimonianza, ecc.), occorre, invece, impegnarsi nell'Amore, dove: "non c'è timore, perché il timore suppone Il castigo e chi teme non è perfetto nell'amore" (1Gv 4, 17-18). Oggi Gesù, ci vuol dire che la logica Vetero- Testamentaria sull'Amore, con Lui è superata, non possiamo rimanere ancorati al servilismo del "NON": "Non rubare, Non commettere atti impuri, non desiderare...ecc., occorre impegnarsi nel bene: "Ama Dio... e ama il tuo Prossimo". Occorre far "fruttificare" questi nostri Talenti, che il Signore ha donato, a ciascuno, in base alle sue reali capacità (C'è chi ha scritto saggiamente: "Dio manda il freddo, secondo i panni", occorre, cioè, "saper fiorire, là dove Dio ci semina". Non possiamo nasconderci nell'anonimato, o nella mimetizzazione del vivere mondano, ma senza corse affannose al proselitismo, dobbiamo puntare solo sulla forza del "contagio", in un dialogo che sia capace di "osare", solo così porteremo frutti copiosi di opere buone, e vinceremo lo spettro di una Chiesa paurosa e conservatrice, ripetitiva e chiusa nelle sue forme, ormai, "consolidate!" Donandoci queste preziose opportunità (i Talenti: basti pensare che un solo Talento, equivaleva al salario di 6000 giornate lavorative, pari a 30 kg di argento), in tal modo, Dio ha manifestato un atto di fiducia nelle nostre reali possibilità, e nella nostra buona volontà. Lui, tuttavia, non vuole che siamo dei semplici "dipendenti" o esecutori ignari, e senza responsabilità, ma dei collaboratori coscienti e coscienziosi nella gestione di questi Doni. "Trafficare" il proprio Talento, vuol dire anzitutto, "coerenza" di vita e di opere: non solo pura appartenenza anagrafica nel registro dei Battesimi, o semplice (e spesso, forse, distratta ed annoiata) partecipazione alla Santa Messa Domenicale, sentita, tante volte, solo come un "dazio", ma è così che l'intero racconto della Parabola, diventa metàfora dell'intera Comunità Cristiana, che deve sentirsi attiva e impegnata nelle sue varie mansioni, sfruttando ogni nostra risorsa e capacità: Chi è chiamato, ad esempio, ad un servizio; Chi dà il meglio di sé nella Preghiera; Chi è più incline all'Apostolato; Chi alla vita intellettuale; Chi  nell'animazione...! Se dovesse venire meno questo "mutuo soccorso", rischiamo di rendere lacunoso l'intero sistema, se non addirittura bloccarlo. Come Cristiani, tutto questo ci rende responsabili, perché la vocazione Cristiana, sappiamo, è un "capitale a rischio", non è un semplice lasciapassare, ma è un impegno coraggioso: prova ne è l'atteggiamento del servo, che ha ricevuto i cinque Talenti: "Subito andò ad impiegarli e ne guadagnò altri cinque" (ve 16). Qui comprendiamo, che ogni "Dono", diventa anche nostro "Dovere". Nell'atteggiamento dell'ultimo servo, a cui è stato consegnato un solo talento, sarebbe bastato impegnarsi secondo le sue limitate capacità di sfruttamento, o "Estrema Ratio", consegnare il prezioso (Talento) in banca. Almeno lì, il padrone (Dio), ne avrebbe guadagnato gli interessi! Il Signore, in lui, condanna non solo la pigrizia, l'infingardagine, e l'apatia, ma soprattutto la disistima e la mancanza di amore verso il suo padrone: "Signore, so che sei un uomo duro...!" (v 24): 1)- Perché non l'ha compreso; e, 2)- Perché non si è fidato delle sue proposte! In definitiva, sarà la nostra vita, a decidere la nostra sorte eterna, e l'Evangelista Matteo, oggi vuole metterci in guardia contro i rischi del nostro disimpegno, in prospettiva del Giudizio finale, che avrà inesorabilmente, due destinazioni: 1)- ll "Premio", espresso nel raddoppiamento dei Talenti, e nella partecipazione alla gioia del Signore; 2)- La "Condanna", che rappresenta l'esclusione dal Banchetto di questa Intimità. È la sorte, che toccherà al servo fannullone, condannato all'oscurità, al freddo e al pianto! Ci aiuti il Signore, a vivere sempre in comunione con Lui, per condividere, un giorno, la gioia del Banchetto, alle Nozze dell'Agnello! Auguro a tutti una serena e Santa Domenica.


di Rubrica autogestita dalla parrocchia "San Giuseppe" Mandatoriccio Mare | 19/11/2023

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