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Mandatoriccio (Cosenza) - "Tenetevi pronti"


di DON MICHELE ROMANO - Il richiamo forte del Vangelo di oggi (Mt 24, 42- 51), è la sollecitudine alla "vigilanza": "Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà" (v 42). Vegliamo ogni giorno: nella fatica, quando siamo scoraggiati; per non farci travolgere dalle mille cose da fare, dalla crisi economica ed affettiva; vegliamo perché sappiamo che la vita è una continua lotta, sostenuti sempre dalla certezza, che dentro di noi portiamo un frammento di eternità, trapiantato nel cuore, che altro non è, che una "caparra" di Dio. Infatti, chi di noi può dire quando verrà il momento, nel quale ci troveremo davanti al Signore? Due sono le grandi certezze, che oggi il Vangelo ci dà:1)- L'incontro col Figlio dell'uomo, che verrà: "Tenetevi pronti perché, nell'ora che non immaginate, viene il Figlio dell'uomo" (v 44); 2)- E la ricompensa, che sarà grande: "Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così! Davvero io vi dico: lo metterà a capo di tutti i suoi beni" (vv 46-47). Saranno sempre, la prudenza e la vigilanza, a sostenerci nelle nostre incertezze e preoccupazioni. Accostiamoci a Cristo con fiducia, nei nostri momenti di debolezza, e con l'aiuto dei sacramenti, ritroveremo nuove energie spirituali. La nostra vita, lo sappiamo bene, è un mistero che ci sfugge: non ci possediamo, siamo del Signore! Vigilare, pertanto, significa: vivere ponendosi davanti al Signore, e vivere coerentemente la nostra fede! Nella parabola di oggi, la vigilanza prende la forma di una fedeltà responsabile, verso la missione che il Signore ci affida. Anche nella Chiesa, ci sono persone, a cui sono state affidate responsabilità particolari. Funzioni che, devono connotarsi e qualificare, soprattutto, come "servizio!"
I detentori di "cariche" o "compiti", non devono sentirsi padroni, posti al di sopra degli altri. Abbiamo tutti, un unico Signore sopra di noi. Ecco perché l'abuso della carica, merita la massima condanna (E si evince dalla severissima punizione: "Gli infliggerà la sorte che meritano gli ipocriti: là sarà pianto e stridore di denti" - v 51). La vera attesa del Redentore, deve suscitare in tutti noi, un autentico e degno comportamento morale, senza sprecare il nostro tempo, soprattutto obbedendo ad una grande idea madre: "Servi di tutti, e padroni di nessuno!"
Su questa Terra, nell'attesa della Parusìa, il Signore desidera "incontrarci", avere a che fare con noi. Lui ci raggiunge attraverso la sua Parola, nel silenzio del nostro cuore, bussa alla nostra porta, parla al nostro orecchio interiore, apre la nostra mente all'accoglienza. Anche se ciascuno di noi attraversa momenti bui ("L'ora della notte..."), non dobbiamo scoraggiarci. Quante volte capita, nella nostra vita spirituale, di attraversare lunghi periodi, in cui non sentiamo più la Sua presenza, e ci sembra di essere rimasti soli. Attenti, è lì che il demonio si insinua, ed il rischio è di comportarci proprio come il servo malvagio della parabola, che si lascia andare alla parte più oscura di sé, spegnendo ogni luce interiore.
La vera vita di fede, per noi cristiani, è sempre un "già", nell'attesa di quel "non ancora", che ci invita a sperimentare la vicinanza di Dio, e la sua intimità, nel nostro quotidiano.
È davvero sapienziale, quindi, porsi il problema della morte, della nostra morte. È l'unico modo per comprendere, il vero senso della vita, che tante volte ci sfugge! Una serena giornata.


di Parr. S. Giuseppe Mandatoriccio Mare | 25/08/2022

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