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Mandatoriccio (Cosenza) - "Vieni e vedi!"


di DON MICHELE ROMANO - Oggi celebriamo la festa di San Bartolomeo Apostolo, chiamato così nei Sinottici (Bartolomeo doveva essere il suo cognome, significa letteralmente: "agricoltore"), mentre nel Vangelo di Giovanni è indicato con il nome personale di Natanaèle ("Dio ha dato"). Nella pagina del Vangelo di oggi (Gv 1, 45-51), vediamo come Filippo, dà notizia dell'incontro con Gesù, all'amico Natanaèle: "Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti, il figlio di Giuseppe, di Nazaret" (v 45). Al suo scetticismo: "Da Nazaret, può venire qualcosa di buono" (v 46a), Filippo, risponde con semplicità: "Vieni e vedi" (v 46b). Bartolomeo si fida e va! Appena Gesù lo vede, gli dimostra una fiducia che non ha uguali: "Ecco davvero un israelita in cui non c'è falsità" (v 47).
È l'inizio della sua Vocazione, una sincerità fatta Apostolo. In Dio, non esiste la casualità, nei suoi imperscrutabili piani, tutto viene lungamente preparato. Per Gesù, Natanaèle, non è uno sconosciuto: "Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l'albero di fichi" (v 48). Probabilmente, sotto questo albero (Secondo la tradizione rabbinica), Natanaèle si ritirava, quando voleva appartarsi, riposare, pensare, o leggere e meditare i testi della Toràh (Il fico, infatti, veniva considerato l'albero della meditazione della Legge, i cui frutti sono dolci, proprio come i frutti del fico). Sarà proprio questa profonda conoscenza della Scrittura, a rendere luminoso il cuore di questo "giusto", di Natanaèle, che dopo l'incontro con il profeta di Nazaret,  si sentirà profondamente amato. Infatti, la sua professione di Fede: "Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il Re di Israele" (v 49), si fonda proprio sulla sacra Scrittura. Egli riconosce in Gesù, l'Atteso di Israele: "Io susciterò loro un profeta in mezzo ai loro fratelli e gli porrò in bocca le mie parole..., se qualcuno non ascolterà..., io gliene domanderò conto" (Dt 18, 18-19). È bastato il semplice invito di Filippo, per accogliere il mistero di Gesù, che ne riconosce subito la prontezza e la ricerca sincera, tant'è che vedendolo arrivare così aperto e disponibile, lo previene e lo saluta, chiamandolo "Israelita", cioè degno del nome di Israele, che letteralmente significa: "Colui che vede Dio". Ed è solo a lui che Gesù, promette la "visione degli Angeli di Dio che scendono e salgono sul Figlio dell'uomo"(v 51). Questo movimento di salita e discesa degli Angeli, richiama nella Scrittura, il "sogno" della scala, del Patriarca Giacobbe (Gen 28, 12). Questo "salire e scendere", è un chiaro richiamo alla realtà Umana e Divina di Gesù. Lui è il rivelatore del Padre, è il punto di unione tra Cielo e Terra, mediatore tra Dio e gli uomini, la nuova "scala", di cui Dio ci serve, per dialogare con l'uomo. Natanaèle è stato trasformato dall'incontro con Gesù, perché in lui non c'è falsità. Auguriamoci che nella nostra vita, ci sia ancora un "Filippo", che con gioia e determinazione, ci rivolga ancora questo meraviglioso e pressante invito: "Vieni e vedi"! E noi, poterlo accogliere con cuore semplice e sincero. Una serena giornata.


di Parr. S. Giuseppe Mandatoriccio Mare | 24/08/2022

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