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Mandatoriccio (Cosenza) - "Tra voi non sarà così"


di DON MICHELE ROMANO - Se, caso mai, avessimo avuto qualche dubbio, l'episodio narrato nel Vangelo di oggi (Matteo 20, 20- 28), scelto per la festa dell'Apostolo Giacomo, ci chiarisce lo "spirito", con cui ci si deve mettere al servizio del Vangelo. C'è un ribaltamento totale, delle categorie del nostro pensare ed agire. Già la seconda Lettera ai Corinzi (2Cor 4, 7-15), ci offre un messaggio "radicale", in controtendenza, perché ci parla di: Croce, morte, sofferenza..., il tutto vissuto nella grande speranza che: :"Colui che ha risuscitato Cristo dai morti, darà la vita anche ai vostri corpi mortali" (Rm 8, 11). Se si vuole comandare (Soprattutto nella Chiesa!), bisogna saper "servire" con umiltà, senza cedere a protagonismi, consapevoli che i primi posti da ricercare, sono quelli che, con umiltà e discrezione, ci mettono al servizio del prossimo. Sforziamoci, allora, di rileggere la nostra vita cristiana, alla luce di questi insegnamenti, e a riflettere sulla incidenza che che queste parole-chiavi del Vangelo, hanno nei nostri comportamenti quotidiani: come vivo il mio rapporto con la Comunità Parrocchiale? Con la mia Famiglia? Ne faccio una questione di potere e di prestigio, oppure di servizio? Il sentirsi capaci di "Habitare secum", come diceva San Gregorio Magno, nei suoi Dialoghi, indicando così la possibilità di sentirsi "animo pacificato", che sa stare bene anche da solo, facendo pace con i propri limiti e i propri peccati..., così nella Chiesa, ognuno di noi può e deve ritenersi "necessario", ma che nessuno si arroghi il diritto di sentirsi "indispensabile!" Anche Gesù, del resto, un giorno ebbe a dire ai suoi Apostoli: "Volete andarvene anche voi?" (Gv 6, 67). È davvero beneaugurale, cominciare a scoprire i propri punti deboli, per poterli gestire e superare. Certo, anche Giacomo, oggi, dalla risposta di Gesù, si sarà sentito infastidito e mortificato (Non dimentichiamo che lui, insieme a suo fratello Giovanni, è un "Boanerghès", figlio del tuono, un carattere certamente, poco conciliante): "Potete bere il calice che io sto per bere?" Ma col suo Martirio, (Il primo, tra gli Apostoli, ad essere ucciso da Erode, subito dopo la Risurrezione…), ci ha dimostrato che, quell'insegnamento di Gesù, è stato recepito e vissuto fino alle estreme conseguenze Anche i discepoli, immaginavano la salita Gerusalemme, come una salita al potere, ed immaginavano di gareggiare per i primi posti (v 21). Sarà Gesù a spiegare loro, che salirà a Gerusalemme "per servire e dare la propria vita" (v 28). Ma per prendere parte alla Gloria di Cristo, è necessario "bere con Lui, al calice della Passione (v 23), come a dire che, la morte precede la Risurrezione. Quante volte, anche noi, oggi, nella Chiesa, dimostriamo col nostro gareggiare all'ac caparramento dei posti più di rilievo, dove la vanità e l'orgoglio, tradiscono l'autentica comprensione della logica del Regno di Dio, che è basata sul servizio e sull' umiltà. Giacomo nella sua ambizione e fragilità…,chiederà a Gesù (Lui o sua Madre, secondo le versioni!), di "sedere alla sua destra" nel Regno. Purtroppo, alla destra di Gesù, non ci sarà nessun Apostolo, ma solo un malfattore, crocifisso insieme a Lui...! Come Giacomo ha dovuto "sudare" per crescere e convertire il suo cuore, così con questa pagina del Vangelo, oggi, la Chiesa vuole insegnarci che, per essere Santi, non occorre necessariamente essere perfetti o impeccabili. Anche nelle, e con le nostre, piccole e grandi miserie, realizziamo sempre il progetto di Dio in noi. Una serena giornata.


di Parr. S. Giuseppe Mandatoriccio Mare | 25/07/2022

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