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Mandatoriccio (Cosenza) - Il 'già e non ancora'


di DON MICHELE ROMANO - Durante tutta la settimana, ed anche stamane la Liturgia della Parola (Gv 16, 20-23a), ci dice di "esultare di gioia", quella che ci assicura il Signore Gesù: piena, stabile, ed eterna. Abbiamo tutti bisogno di recuperare il sorriso, che fa bene sia al fisico che allo spirito. San Paolo, a tal proposito, dirà:  "Sappiamo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio" (Rm 8, 28a). Anche nelle nostre sofferenze e fragilità, il Signore ci promette di convertire ogni nostra fatica, in gioia: "Nessuno potrà togliervi la vostra gioia" (v  22b), e "Perché la vostra gioia sia piena" (v 24b). Già nei Salmi, leggiamo questo cambio di prospettiva nella nostra vita di Fede:  "Nell'andare se ne va e piange, portando la semente da gettare, ma nel tornare, viene con giubilo, portando i suoi covoni" (Sal 126,  6). Gesù invece, ci offre un altro paragone, molto concreto: "La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo" (v 21). Così avviene anche per i discepoli, i quali presi dallo sgomento, per la dipartita dolorosa del Signore, non comprendono il dono di salvezza, che viene generato proprio in loro, in virtù della passione e morte del Salvatore. Infatti, passato il breve tempo della sofferenza, alla visione del Risorto, capiranno ciò che è avvenuto, e il loro cuore si rallegrerà. La promessa che nessuno potrà mai toglierci questa gioia, dobbiamo comprenderla nella sua effettiva finalità. Gesù non parla di una gioia qualunque, ma di una gioia ben precisa, legata alla sua presenza:"Vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà" (v 22a). Ed il Cristo, riflettevamo già ieri, lo possiamo "vedere" e "riconoscere", oggi e sempre:  Nella Preghiera, nella Santa Eucaristia, e nella Carità fraterna, verso gli ultimi. La nostra vita si svolge tra la Pentecoste e la Fine dei Tempi: da una parte, ci consola la certezza della Risurrezione di Cristo, dall'altra ci accompagna la tristezza, della possibile privazione del Regno di Dio. Delicato ed espressivo, il paragone che ci propone Gesù della Madre in attesa, che nel travaglio del parto, già possiede quello che attende. Così il Regno di Dio, è già in noi, come una gestante porta il figlio, e la nostra vita ne è metafora. Noi viviamo nella speranza di ciò che possediamo, finché non vedremo il Regno di Dio, "faccia a faccia", proprio come la Madre "vede" il figlio che le è nato. Anche a noi, tocca vivere le "doglie" di un parto, che darà alla luce un "noi" nuovo, diverso, più gioioso, per aver conosciuto Cristo nella fede, per aver aperto la nostra vita al Vangelo. Un cammino che, anche se a tratti, inevitabilmente, (A causa del Peccato!), segnato da fatiche, o intoppi, lo affrontiamo con determinazione, consapevoli che la "pienezza della gioia", cui aneliamo, inizia quì ,sulla Terra, ma finisce... "Altrove!" Buon tempo Pasquale. 


di Parr. S. Giuseppe Mandatoriccio Mare | 27/05/2022

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