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Cosenza (Cosenza) - Cento anni di Confindustria, presentato il libro “Il Cosentino. Cento pagine di storia, imprese e territorio”


L’ultimo secolo ha cambiato radicalmente gli assetti sociali, civili, insediativi ed economici del Cosentino. Da società rurale povera e stagnante si è trasformato, come larga parte del Mezzogiorno, in una società “moderna” a forte regolazione pubblica. L’industria non è mai attecchita nelle forme classiche delle regioni industriali, né è diventato il settore cardine dello sviluppo locale. Trends storici dominanti, posizione geografica periferica e paradigmi tecnologici emergenti – sottolinea testualmente una nota di Confindustria Cosenza - non hanno consentito al Cosentino di diventare una matura società industriale. Ciò nonostante, imprese e imprenditori non difettano, anche se in un contesto di deboli interconnessioni tra aziende, di flebili e disorganici interventi pubblici a sostegno delle iniziative economiche, di bassa fiducia sistemica e interpersonale, di debole credenza sociale nella legalità. Così come non mancano significative esperienze di imprese locali di lunghissima durata, pluridecennali quando non secolari. Il libro, “Il Cosentino. Cento pagine di storia, imprese e territorio”, edito da Sipi e promosso da Confindustria Cosenza per celebrare i cento anni di vita di Confindustria, raccoglie i contributi di analisi di studiosi dell’Università della Calabria sulle principali trasformazioni subite dal Cosentino nell’ultimo secolo, sui sentieri evolutivi della demografia industriale e sulle opportunità di sviluppo per i prossimi decenni. Curato da Rosario Branda e Domenico Cersosimo, il volume, presentato in occasione  della IX Settimana della Cultura d’Impresa di Confindustria, contiene la premessa del Presidente di Confindustria Cosenza Renato Pastore, gli interventi istituzionali del Sindaco di Cosenza Salvatore Perugini e dei Presidenti della Camera di Commercio di Cosenza Giuseppe Gaglioti, di Ance Cosenza Natale Mazzuca, della Cassa Edile Cosentina Santo Alessio, del Consorzio Asi di Cosenza Diego Tommasi. Gli otto capitoli sono stati scritti dai professori dell’Università della Calabria Vittorio Cappelli, Domenico Cersosimo, Antonello Costabile e Pietro Fantozzi, Demetrio Festa, Giovanni Latorre, Luigi Piccioni, Vito Teti. Dopo l’intervento del Presidente di Confindustria Cosenza Renato Pastore che si è soffermato sul ruolo che il sistema delle imprese ha giocato per lo sviluppo del territorio, il Direttore Branda, che ha moderato i lavori del convegno, ha presentato gli autori che hanno illustrato i contenuti del libro. La parte analitica del volume è articolata in otto contributi scientifici. I primi due affrontano direttamente il tema dei caratteri della modernizzazione del Cosentino, seppure da due angolature interpretative differenti. Il contributo di Domenico Cersosimo si sofferma sui processi socio-istituzionali sottesi alla costruzione della modernizzazione “passiva” di questo secondo dopoguerra, sottolineando l’occasione mancata dello sviluppo economico locale nel passaggio cruciale dal mercato chiuso degli anni Cinquanta al mercato unico nazionale del ventennio successivo. Il contributo di Antonio Costabile e di Pietro Fantozzi è focalizzato sulla grande trasformazione del Cosentino dal punto di vista del ruolo delle élite politiche e dei processi di mutamento urbani. Il mutamento, visivamente impressionante, nasconde sia un divario stridente tra consumi privati e capacità autonoma di produzione sia una persistente, seppure mutevole, cultura della dipendenza connotata da assistenzialismo, clientelismo, subalternità ai circuiti politici e uso particolaristico dei beni pubblici. Vito Teti affronta il tema analiticamente scivoloso dell’identità del Cosentino da tre angolature diverse: dalle immagini letterarie di Vincenzo Padula, dai processi di spopolamento/ripopolamento nella Sila Greca e dalla ridondanza di universi identitari dei fiumi per la città di Cosenza. Vittorio Cappelli affronta in due contributi distinti due temi cruciali della storia tardo ottocentesca e novecentesca del Cosentino: l’emigrazione oltre oceano di generazioni importanti di imprese, professionisti e artisti e il ruolo e il peso dei politici cosentini che hanno lasciato segni evidenti della loro azione nella società locale.  Luigi Piccioni analizza consistenze, specializzazioni e circuiti di mercato delle principali produzioni manifatturiere del Cosentino nell’ultimo secolo e mezzo, nell’ambito degli storici vincoli ambientali pre-novecenteschi alla crescita imprenditoriale rappresentati dall’ostilità orografica del suo territorio, dalla debolezza dell’armatura urbana e dall’inconsistenza delle vie di comunicazioni con il resto del Paese e del mondo. Il contributo di Demetrio Festa ricostruisce la lunga e non ancora conclusa vicenda legata alla dotazione del Cosentino e della Calabria di un efficace sistema viario congruo con i bisogni civili e produttivi locali. Giovanni Latorre, infine, propone, con appropriata enfasi civile, una ricostruzione della nascita e dello sviluppo dell’Università della Calabria, considerata  come una tra le più importanti “riforme di struttura” dell’ultimo secolo per il Cosentino e la Calabria intera. Nell’Appendice “Confindustria Cosenza: un cammino ed uno sguardo lungo”, il Direttore di Confindustria Cosenza Rosario Branda ripercorre le tappe fondamentali della nascita della Confederazione Italiana dell’Industria e, successivamente, dell’Associazione degli Industriali della provincia di Cosenza, delineandone i tratti distintivi (rispetto e ricerca di collaborazione con le organizzazione dei lavoratori, da un lato, e voglia di fare e di partecipare attivamente allo sviluppo del territorio provinciale dall’altro) che diventeranno ancoraggi di riferimento delle strategie politico-operative per i decenni successivi ed ispirano tuttora l’azione degli Industriali del cosentino.   <<Il Cosentino -ha sottolineato il Presidente degli Industriali cosentini Pastore- è tutt’altro che un territorio deindustrializzato: imprese e imprenditori non difettano, anche se in un contesto di deboli interconnessioni tra aziende, di flebili e disorganici interventi pubblici a sostegno delle iniziative economiche, di bassa fiducia sistemica e interpersonale, di debole credenza sociale nella legalità. A dispetto di un humus socio-istituzionale locale poco impermeabile alla cultura d’impresa e della penalizzante marginalità geografica, svariate imprese cosentine sono sulla scena competitiva da molto tempo e tante altre continuano a nascere, trasformarsi, ammodernarsi.>>. I Dirigenti di Confindustria Cosenza hanno sottolineato come con questo libro l’Associazione intenda lanciare un altro sasso nello stagno per tornare a ragionare con gli stakeholders di sviluppo, delle ragioni che sottendono la mancata crescita e delle prospettive per contribuire a migliorare il contesto.  

di Redazione | 23/11/2010

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