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Rossano (Cosenza) - Giornata della Pace, l’omelia del Vescovo


Di seguito si riporta l’omelia del Vescodo della Diocesi diRossano – Cariati, monsignor Santo Marcianò, in occasione della Giornata della pace, elebrata ieri, 1° gennaio 2011. <<Carissimi fratelli e sorelle, «L’uomo ha bisogno di Dio»! È quanto Benedetto XVI ci grida nell’ultimo punto del suo Messaggio per la Giornata Mondiale di Preghiera per la Pace che oggi ricorre ed è quanto io stesso voglio gridarvi, trasformando questo grido in un augurio sincero, profondo ed esigente per il Nuovo Anno ed in un saluto che tutti vi accoglie in questa Solenne Celebrazione. Saluto i carissimi presbiteri concelebranti; le aggregazioni laicali che, come ogni anno, sono qui convenute e che ringrazio in modo particolare in questo Anno del Laicato, in cui proprio i laici sono chiamati a riscoprire realmente il bisogno di Dio nella loro vita e ad annunciarlo al mondo; saluto poi tutti voi qui presenti e tutti coloro che, pur fisicamente assenti, sono con noi nella preghiera e nell’offerta. «L’uomo ha bisogno di Dio»! È quanto grida anche la Parola che abbiamo appena ascoltato: dai sacerdoti chiamati ad invocare su Israele la benedizione del Signore e la luce del Suo Volto; al Salmista che estende la sua supplica per tutti i popoli della terra; ai pastori che, ascoltando questo intimo bisogno del cuore, vanno senza indugio alla grotta di Betlemme; a Maria che, meditando nel cuore, cioè collegando interiormente il senso degli eventi che le stanno accadendo, comincia a percepire che quel Figlio che ha tra le braccia è veramente la risposta al bisogno di Dio che Dio stesso ha scritto nel cuore dell’uomo. Al centro della Parola, al centro della Liturgia oggi c’è proprio Lei, la Vergine Madre: e proprio questa Divina Maternità di Maria, che colma i suoi bisogni di creatura, di donna e di serva del Signore, ci insegna che tutti i nostri bisogni di creature umane, di persone destinatarie di una vocazione, di uomini e donne creati per amare, possono essere collegati e raccolti nell’unico bisogno di Dio. Capire, rispettare e promuovere questo bisogno del cuore umano è garanzia e condizione di pace: nelle relazioni interpersonali, nelle piccole comunità come anche nelle grandi organizzazioni politiche e sociali della convivenza umana. Da qui il tema della giornata di oggi: «La libertà religiosa, via della pace»[1]. Ma perché «l’uomo ha bisogno di Dio»? Quale significato ha il grido che parte dal suo cuore?   «Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del Figlio che grida: Abbà, Padre!». Il grido del bisogno di Dio è il grido dello Spirito in noi. Fa parte di quei «gemiti inesprimibili» che attestano, potremmo dire, la realtà trascendente della persona, il suo essere creata ad immagine e somiglianza di Dio. È quella che il Messaggio del Papa chiama la «sublime realtà della natura umana»: «essa si manifesta come apertura al Mistero, come capacità di interrogarsi a fondo su se stessi e sull’origine dell’universo, come intima risonanza dell’Amore supremo di Dio, principio e fine di tutte le cose, di ogni persona e dei popoli»[2]. All’inizio del Nuovo Anno anche noi sentiamo più forte l’esigenza di ricominciare da Dio: di riscoprire quella sublime dignità umana che, «intesa come capacità di trascendere la propria materialità e di ricercare la verità, va riconosciuta come un bene universale, indispensabile per la costruzione di una società orientata alla realizzazione e alla pienezza dell’uomo»[3]. Promuovere la libertà religiosa significa riconoscere che l’uomo sa andare oltre il visibile e l’utile, il piacevole e il materiale, per essere pienamente uomo: e solo se l’uomo è pienamente uomo la società potrà essere pienamente “umana”. Potremmo dire che la libertà religiosa è, anzitutto, un’esigenza antropologica   «Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace». Il grido del bisogno di Dio è il grido che nasce dall’incontro stesso con il Signore che cambia la vita. È sulla base di questo incontro che la creatura umana – e solo la creatura umana - può «ordinare la propria vita personale e sociale a Dio»[4]. L’antica benedizione del Libro dei Numeri esplicita in parole l’intima convinzione che la pace dell’uomo, e quindi dei popoli, sta nell’incontro con quel Volto che brilla di luce. Com’è noto, per il popolo di Israele l’incontro con il volto di Dio era impossibile, se non addirittura disastroso: nessun uomo poteva vedere Dio e restare vivo. Ma nel testo è il Signore stesso che parla a Mosè, che rivela la sua intenzione di rendersi vicino, visibile e, attraverso questa vicinanza, di essere Egli stesso esperienza di amore e di pace per il popolo. Mosè, per gli Israeliti, era un mistero perché Dio parlava con lui «faccia a faccia» ed era questo suo parlare con Dio che diventava la forza con cui Mosè stesso poteva vivere per il popolo, guidare il popolo, intercedere per il popolo: cercare per il popolo sentieri di pace, per liberarli dall’oppressione del nemico e partire alla ricerca della terra promessa. Chi vive realmente unito al Signore, nell’amore e nella preghiera, diventa strumento di pace nella società, nel mondo intero. Diventa presenza che trasfigura - così come il volto stesso di Mosè veniva trasfigurato da ogni momento di incontro concreto con Dio. Diventa elemento di dialogo: e quanto è importante il dialogo per costruire la pace! «Per la Chiesa – continua il Messaggio – il dialogo tra i seguaci di diverse religioni costituisce uno strumento importante per collaborare con tutte le comunità religiose al bene comune», dunque anche alla pace. La strada del dialogo non è certo, lo specifica bene il Papa, «la strada del relativismo, o del sincretismo religioso». E non è, potremmo dire, quell’apparente tolleranza di tutti che, in realtà, nasconde una rinuncia alla propria identità, particolarmente pericolosa proprio per un dialogo aperto e sincero. «La Chiesa, infatti “annuncia, ed è tenuta ad annunciare, il Cristo che è via, verità e vita (Gv 14,6), in cui gli uomini devono trovare la pienezza della vita religiosa e in cui Dio ha riconciliato con se stesso tutte le cose”. Ciò non esclude tuttavia il dialogo e la ricerca comune della verità in diversi ambiti vitali, poiché, come recita un’espressione usata spesso da san Tommaso d’Aquino, “ogni verità, da chiunque sia detta, proviene dallo Spirito Santo»[5]. La libertà religiosa è un’esigenza di amore e di dialogo: e, per questo, è un’esigenza di verità.   «Perché si conosca sulla terra la tua via, tra tutte le genti la tua salvezza». Il grido del bisogno di Dio è, infatti, il grido della verità che è in noi: è la risposta a quella via vera, a quella salvezza che, anche inconsapevolmente, tutte le genti cercano. Ed è proprio la convinzione circa l’esistenza della verità che anima la sincera ricerca religiosa e il desiderio di comunicarla ad altri; infatti, come afferma acutamente il Santo Padre, «una volontà che si crede radicalmente incapace di ricercare la verità e il bene non ha ragioni oggettive né motivi per agire se non quelli imposti dai suoi interessi momentanei e contingenti, non ha una “identità” da custodire e costruire attraverso scelte veramente libere e consapevoli. […].  L’illusione di trovare nel relativismo morale la chiave per una pacifica convivenza, è in realtà l’origine della divisione e della negazione della dignità degli esseri umani»[6]. Solo la ricerca della verità oggettiva, dunque, affranca dall’interesse privato e si qualifica come garanzia di bene, tanto nell’ambito personale quanto nel politico e sociale. Sta qui – questo dobbiamo dirlo con forza – la radice della moralità dello Stato, della moralità della politica. E moralità politica, lo afferma ancora Papa Benedetto, «vuol dire agire in maniera responsabile sulla base della conoscenza oggettiva e integrale dei fatti; vuol dire destrutturare ideologie politiche che finiscono per soppiantare la verità e la dignità umana e intendono promuovere pseudo-valori con il pretesto della pace, dello sviluppo e dei diritti umani»; ma anche – attenti - «vuol dire favorire un impegno costante per fondare la legge positiva sui principi della legge naturale»[7]. La libertà religiosa è, pertanto, anche un’esigenza morale.   «I pastori, dopo averlo visto, riferirono tutto ciò che del bambino era stato detto loro» Il bisogno di Dio è il grido della testimonianza, fino al martirio. «Risulta doloroso constatare che in alcune regioni del mondo non è possibile professare ed esprimere liberamente la propria religione, se non a rischio della vita e della libertà personale», osserva Benedetto XVI ricordando peraltro che, come forse noi stessi non ci rendiamo conto, «i cristiani sono attualmente il gruppo religioso che soffre il maggior numero di persecuzioni a motivo della propria fede»[8]. È vero, i discepoli di Cristo sono chiamati a non perdersi d’animo perché sanno che «la testimonianza del Vangelo è e sarà sempre segno di contraddizione»[9]; ma il paradosso è che, negando la libertà religiosa, la stessa comunità contribuisce a «generare una società ingiusta»[10], ad indebolire proprio quel tessuto di relazioni e di solidarietà che sorregge la società. «La relazionalità è una componente decisiva della libertà religiosa, che spinge la comunità dei credenti a praticare la solidarietà per il bene comune. In questa dimensione comunitaria ciascuna persona resta unica e irripetibile e, al tempo stesso, si completa e si realizza pienamente»[11]. È in questo tessuto relazionale che, particolarmente nel tempo dell’”emergenza educativa”, non possiamo dimenticare che «l’educazione religiosa è strada privilegiata per abilitare nuove generazioni a riconoscere nell’altro il poprio fratello e la propria sorella, con i quali camminare insieme e collaborare perché tutti si sentano membra vive di una stessa famiglia umana»[12]; in tale contesto, un posto privilegiato deve occupare la famiglia, «ambito primario di formazione per relazioni armoniose a tutti i livelli di convivenza umana, nazionale e internazionale»[13]. La relazionalità, poi, diventa carità: come non riconoscere le «istituzioni caritative e culturali che attestano il ruolo costruttivo dei credenti per la vita sociale»[14]?e la carità genera la pace. La libertà religiosa, dunque, è un’esigenza relazionale e perciò un’esigenza sociale.   «Esultino le genti e si rallegrino perché giudichi i popoli con giustizia». Il bisogno di Dio è il grido dei perseguitati: paradossalmente, è grido gioioso perché invoca la giustizia di Dio. È il grido dei martiri ma anche di coloro che subiscono sottili attacchi e discriminazioni a motivo della fede: pensiamo ai Paesi occidentali dove l’ostilità religiosa si esprime in modo più sofisticato, come osserva il Papa, «col rinnegamento della storia e dei simboli religiosi nei quali si rispecchiano l’identità e la cultura della maggioranza dei cittadini»[15]. È triste che in modo violento o subdolo si attenti al patrimonio culturale e spirituale di un popolo, cercando di sopprimerlo o di oscurarlo, magari a vantaggio di altre forme religiose; ed è triste la persecuzione delle minoranze religiose. Non bisogna dimenticare, come ci fa notare Papa Benedetto, che «la difesa della religione passa attraverso la difesa dei diritti e delle libertà delle comunità religiose»[16]. Ecco che, nella luce della libertà religiosa, risulta inammissibile ogni forma di fondamentalismo, di imposizione o di strumentalizzazione della religione, così come «tutte le forme di ostilità contro la religione che limitano il ruolo pubblico dei credenti nella vita civile e politica». Quanto spesso, anche nella nostra Italia e nella nostra stessa realtà locale, la libera espressione della fede, e delle esigenze etiche che da essa derivano, viene avversata. Si tratta di un’altra forma di negazione della libertà religiosa, ma non solo: «il fondamentalismo religioso e il laicismo – grida Benedetto XVI – sono forme speculari ed estreme di rifiuto del legittimo pluralismo e del principio di laicità. Entrambe, infatti, assolutizzano una visione riduttiva e parziale della persona umana, favorendo, nel primo caso, forme di integralismo religioso e, nel secondo, di razionalismo»[17]. È proprio vero: «La libertà religiosa non è patrimonio esclusivo dei credenti ma dell’intera famiglia dei popoli della terra. È elemento imprescindibile di uno Stato di diritto; non la si può negare senza intaccare nel contempo tutti i diritti e le libertà fondamentali, essendone sintesi e vertice»[18]. La libertà religiosa è dunque un’esigenza politica, della polis che è il mondo.   «Quando venne la pienezza del tempo Dio mandò il Suo Figlio»; «Oggi Dio parla a noi per mezzo del Figlio». Carissimi fratelli e sorelle, Il grido del bisogno di Dio è lo stesso grido di Dio. Un grido che è la Sua Parola, il Suo Verbo fatto Uomo, il Suo stesso “pensiero”: il Lògos di Dio. Per entrare nell’esperienza della pace bisogna ascoltare questa Parola e fare nostro questo pensiero; bisogna che tutti, soprattutto i giovani, accolgano l’invito di Benedetto XVI a «mettersi in ascolto della propria voce ineriore, per trovare in Dio il riferimento stabile per la conquista di un’autentica libertà, la forza inesauribile per orientare il mondo con uno spirito nuovo, capace di non ripetere gli errori del passato»[19]. Maria ha saputo compiere questa operazione interiore, ha saputo «meditare nel suo cuore». Maria è Madre perché ha saputo serbare nel cuore la Luce del Volto di Suo Figlio, che Ella contemplò dal primo istante della vita terrena di Lui. Nelle immagini del Presepe, spesso il Volto del Bambino Gesù appare avvolto di Luce: ed è quella Luce che, emanandosi su tutta la scena, si percepisce come un’autentica atmosfera di pace. Maria è Regina della Pace perché ha saputo vivere la libertà interiore di chi aderisce alla volontà di Dio e, ancora oggi, veglia maternamente sulla libertà dei figli che si allontanano da Lui e dei tanti figli oppressi a motivo della fede in Lui. Maria rimane sotto le nostre croci, sotto le croci degli smarriti di cuore, sotto le croci dei martiri della fede il cui sangue, anche in questi giorni, è sparso sul nostro pianeta; rimane lì, così come rimase sotto la croce del Figlio e, come fece con Lui, Ella accoglie il respiro d’amore di chi vive e di chi muore per Cristo. Questo è il respiro stesso della Chiesa e la Madre lo consegna al Signore, come testimonianza della fedeltà dell’uomo, dell’amore dell’uomo, della libertà che l’uomo ha di aderire al Suo Dio, ascoltando nell’intimo lo Spirito che grida il bisogno di Lui. È un grido inesprimibile – abbiamo detto - ma è anche un grido insopprimibile: e nessuna istituzione umana, nessuna arma, per quanto potente sia, potrà spegnerlo. Per questo «la libertà religiosa è un’autentica arma della pace, con una missione storica e profetica. […]. Essa consente di nutrire la speranza verso un futuro di giustizia e di pace, anche dinanzi alle gravi ingiustizie e alle miserie materiali e morali»[20]. Solo se si accoglie questo grido, solo se si rispetta e si venera la libertà religiosa come espressione della traccia di Dio in noi, si garantisce la pace che è Suo dono gratuito e perfetto. Ci conceda il Signore, in questo Nuovo Anno, di dare voce a questo grido e accogliere questo dono. Così sia! E buon Anno con tutto il cuore. + Santo Marcianò>> [1] Benedetto XVI, Libertà religiosa, via per la pace. Messaggio per la Giornata Mondiale di preghiera per la Pace. 1 gennaio 2011, n. 15 [2] Ibidem, n.2 [3] Ibidem [4] Ibidem, n. 1 [5][5] Ibidem, n. 11. Cfr anche: Concilio Ecumenico Vaticano II, Dichiarazione Nostra Aetate, 2; Tommaso d’Aquino, Super Evangelium Joannis, I, 3. [6] Ibidem, n. 3 [7] Ibidem, n. 12 [8] Ibidem, n. 1 [9] Ibidem, n. 14 [10] Ibidem, n. 1 [11] Ibidem, n. 6 [12] Ibidem, n. 4 [13] Ibidem [14] Ibidem, n. 6 [15] Ibidem, n. 13 [16] Ibidem [17] Ibidem, n. 8 [18] Ibidem, n. 5 [19] Ibidem, n. 15 [20] Ibidem

di Redazione | 02/01/2011

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