di PAOLA PERRI - Un festival del live d’autore alla sua 40^ edizione, lo spessore di un artista calabrese ma internazionale come Sergio Cammariere, un sestetto di musicisti storici e nuovi ad accompagnarlo, due città, due teatri, un pubblico entusiasta, quello del teatro Cilea di Reggio Calabria domenica 8 marzo e quello del Teatro Rendano di Cosenza lunedì 9 marzo scorso, tanti applausi per un’accoglienza affettuosa della terra calabrese ad uno dei suoi più meritevoli figli: questi sono i numeri dei “Fatti di musica” 2026, il festival-premio del miglior live d’autore a firma di Ruggero Pegna, che ormai ha abituato il pubblico calabrese al susseguirsi di eventi di valore, il successo della Divina Commedia Opera Musical nell’ambito del progetto Opere d’Arte lo testimonia, con il numero record di cinquemila spettatori in ben sei repliche, tutte sold out.
Il cantautore crotonese, musicista colto e raffinato ha proposto ad un Rendano in attento ascolto brani del suo repertorio e del suo ultimo ricercato lavoro, La pioggia che non cade mai, accompagnato dalla band di musicisti storici arricchita di nuove presenze degne di nota:
Daniele Tittarelli, tromba, Luca Bulgarelli, contrabasso, Michele Santoleri, batteria e percussioni, Roberto Gervasi, fisarmonica e Giovanna Famulari, violoncello, già stimata musicista storica accompagnatrice delle performances di Tosca.
Un pubblico affascinato e partecipativo ha applaudito sin dalla prima nota l’affiatamento del cantautore con i musicisti sul palco, bella la sua prossimità verso i solisti alternatisi di volta in volta durante i brani, belli gli assoli, precisa la scelta di spaziare dai brani di piano solo ai pezzi del suo ultimo lavoro.
Di suggestiva bellezza la preghiera in musica, Padre della notte, che incantò la Sala Nervi durante due concerti di Natale in Vaticano: scritta con Roberto Kunstler col quale ha condiviso la nascita di diversi brani.
Un filo che ha tenuto insieme pubblico e artisti fino al coro sussurrato di “Tutto quello che un uomo”, brano reinterpretato da Mina, uno dei bis richiesti nella serata richiamando più volte sul palco i musicisti e la magia che hanno saputo generosamente ed instancabilmente creare lunedì sera.
“Sergio è un artista di rara sensibilità ed eleganza, capace di spaziare dal pop al jazz, dai ritmi sudamericani alla classica, dal swing al blues, e i suoi brani fanno parte oramai della storia della migliore canzone d’autore italiana!” (Ruggero Pegna, l’organizzatore).
L’Architettura musicale.
Ricercata e curata nei dettagli, strutture armoniche dove non usa quasi mai triadi semplici: ogni sua sonorità è densa, spesso costruita su quarte o con estensioni che colorano la melodia.
Brani come 'Tutto quello che un uomo' rivelano una struttura bossa-jazz, poggiando su progressioni armoniche circolari che ricordano i grandi maestri brasiliani.
Cambi di tonalità improvvisi non a scapito di una fluidità narrativa che è il suo marchio di fabbrica
La sua mano sinistra non si limita a marcare il tempo ma spesso disegna linee melodiche autonome.
Sergio Cammariere è un artista difficile da inquadrare in un unico genere, la sua musica è un crocevia di influenze diverse.
La sua cifra stilistica principale è la contaminazione, Jazz, la sua "lingua madre", Swing, atmosfere brasiliane, bossanova e ritmi latini, pop, musica classica.
Cammariere si inserisce nella tradizione del cantautorato italiano sviluppandone l’approccio colto e più orchestrale.
E’ prima di tutto un pianista jazz. Improvvisazione e un'armonia raffinata che richiama i grandi maestri, Chet Baker su tutti spesso citato come riferimento spirituale. Utilizza spesso formazioni tipiche del quartetto jazz piano, contrabbasso, batteria, fiati, e in questo concerto, fisarmonica e violoncello.
Cammariere raccoglie l'eredità della grande scuola italiana di cantautori come Sergio Endrigo o Gino Paoli, col quale ha interpretato Cyrano.
Grazie anche al sodalizio con il paroliere Roberto Kunstler, trasforma la complessità del jazz in canzoni pop eleganti e accessibili, dove il testo ha una dignità poetica di raffinata bellezza.
Molti suoi brani hanno l'andamento della Bossa Nova o del Samba, generi che condividono con il jazz la ricchezza armonica ma aggiungono una sensualità ritmica che si sposa perfettamente con il suo immaginario "mediterraneo".
Specialmente nei suoi lavori per pianoforte solo (come l'album Piano del 2017) o nelle sue numerose colonne sonore, emerge una vena classica e colta.
Qui il jazz lascia spazio a strutture più lineari, quasi cinematografiche, che puntano dritte all'emozione pura.
Non dimentica le sue radici calabre, che mescola con suggestioni globali. Ad esempio Echi Mediterranei: la melodia italiana che si fonde con suoni del mare.
O Musica Gnawa in cui "Era Ora" ha esplorato ritmi del deserto del Sahara, incontrati durante i suoi viaggi in Marocco.
Altro pezzo forte “Acqua nell’acqua”, che incarna il suo stile jazz-cantautorale, nel testo e nelle sonorità pezzo elegante, raffinato e malinconico, col suo immancabile pianoforte che quasi ci fa immergere nell’ondeggiare dell’acqua, elemento usato come metafora di abbandono totale: “E mi sono lasciato andare nell’acqua del tuo fiume lento..”
E di un fiume racconta uno dei primi brani regalati durante la performance, “Il fiume scende giù”, del suo ultimo lavoro “La pioggia non cade mai”, metafora perfetta dell’esistenza umana, della sua paura del cambiamento, della necessità invece di perdere il suo nome per diventare oceano, perché diventando altro non scompare ma diventa qualcosa di più grande.
L’intervista
-“E un fiume in piena abbiamo ascoltato e applaudito stasera.
Fiume che raccoglie nel suo scorrere vitale le origini, il mare, la cultura classica, ricordi, visioni, semi, incontri, suggestioni; tutta la musica che ti ha nutrito, la vita:
il fiume in piena Sergio Cammariere ...”
Acque di vita e di musica inscindibili: c'è tutto questo nei tuoi brani?
C'è tutto, anche perché ogni volta che torno a casa qui nella mia terra ritrovo questo triplice tempo, il passato, il futuro e il presente, tutto insieme.
E quindi ogni volta che torno qui in Calabria, come se ricominciasse il mio viaggio, qui nascono i progetti per il futuro. “
-“Un Porto, quindi, da cui salpare e in cui ritornare, talvolta per custodire:
in un tempo di produzione, ascolto, fruizione veloce, quanto coraggioso diventa conservare perle come la fedeltà a strutture come quelle del jazz e la sua purezza, quanto deve essere conservata, diventando anche un po' un gesto di ribellione e se vogliamo di rivoluzione?
Il problema è che se si usa troppo l'intelligenza artificiale, si finisce per disumanizzare la stessa musica.
Se ascoltiamo musica con le voci già registrate e più della metà delle basi registrate disabituiamo il pubblico, i giovani ascoltano qualcosa che non li educa.
Questo principio del momento è un problema mondiale non solo italiano.
Bisognerebbe ritornare ad origine, bisognerebbe ritornare nelle scuole:
dalla scuola elementare scuola media insegnare educazione musicale, costiera Bach, Beethoven, chi era Mozart, che era Chopin, fino al 900, Ravel, Debussy, Stravinskij: sono quelli grandi maestri da ascoltare.
E solo chi ascolta con profondità quella musica, raccoglie quelle sensazioni che lo aiutano nella vita a migliorarsi.
Perché conoscere la musica è anche un atto...”
-Sacro?
-“A proposito di f-atti sacri, la scrittura lo è: quando ti siedi al pianoforte c'è un momento sacro in cui ascolti lo strumento, il tuo pianoforte, prima di scrivere, di affidargli parole e note?”
L'introduzione completamente improvvisata ad esempio. Infatti ogni volta devo riascoltare la registrazione per capire quello che ho combinato perché le mani vanno da sole, partono proprio da sole e non c'è niente di preordinato”
-“La magia del jazz...”
Ecco dove mi piace molto penetrare e avventurarmi..
Questa band poi riverbera tutto questo... Posso dire che in questa tournée ho al mio fianco dei musicisti straordinari che suonano veramente da Dio.
Sono giovani ma grandi professionisti.
Pensa che per esempio l'ultimo arrivato, il fisarmonicista l'ho scoperto grazie alla tecnologia, dai social, mentre suonava da solo a casa, "un genio" ho detto; viene da Palermo.”
-“Fiori di talento raccolti in tutta Italia..meraviglia”
- C: “Si, la violoncellista è friulana, iI batterista e il contrabassista vengono dall'Abruzzo, un unico Romano e poi ci sono io dalla Calabria.
Parte dell’Italia rappresentata.
-“Le colonne sonore, altra tua produzione-perla: c'è qualche cosa che vorresti ancora scrivere?
E di ciò che hai composto, per tanti registi e film premiati, nasce prima la musica o c'è invece qualche parola che proprio invece chiede di essere scritta?”
Nel cinema invece accade il contrario, cioè nascono queste intuizioni musicali, che diventano dei temi; il regista, poi, è colui che decide.
Dalla prima colonna sonora, 1991, "Quando eravamo depressi", con Pino Quartullo,
poi "Uomini senza donne" ed altri fino alla "Quattordicesima domenica del tempo ordinario" di Pupi Avati, dove c'è una mia canzone oltre alla colonna sonora.
Del 2007 anche la collaborazione con un altro Calabrese doc, Mimmo Calopresti, per l' "Abuffata", col quale vincemmo il primo premio come migliore colonna sonora al festival internazionale di Montpelier.
A questo punto la possibilità di continuare ad esplorare altri interessanti aspetti di un profilo umano e musicale di così ampia e variegata tessitura, interessante sarebbe stato approfondire la parte più tecnica delle sue partiture da offrire poi ai lettori, ha lasciato posto all'ammirazione e al rispetto per il tempo dell'artista, sommerso dalla vicinanza degli amici calabresi che hanno invaso il camerino. Anche il suo meritato riposo, davanti a tanto calore, ha atteso generoso, come il tono confidenziale e la cordialità degli artisti, dal palco alla gente: sentirsi a casa, essere casa reciprocamente, per una sera e idealmente ad ogni ascolto: un abbraccio collettivo, una quinta che resta aperta su un artista in evoluzione con ancora tanta profondità da regalare, e su un patron che ha messo a segno l’ennesimo successo: bravo Pegna.
Fatti di Musica, il progetto.
I più grandi artisti della musica d’autore italiana, De André, Conte, Paoli, Dalla, Fossati, Guccini, Ligabue, Vasco Rossi; star internazionali tra cui Sting, Tina Turner, Santana, James Taylor, fino al recente live di Nick Mason dei Pink Floyd per una storia di talento progettuale e organizzativo tutto calabrese.
L’idea e l’organizzazione di grandi produzioni televisive, su tutte il concerto di Elton John a Reggio Calabria trasmesso dalla Rai in tutto il mondo, Un Ponte fra le Stelle per Rai1, La Sera dei Miracoli dal Porto di Gioia Tauro, l’imponente Opera Musical dedicata a San Francesco di Paola.
Una storia prestigiosa con circa duemila eventi, decine di location calabresi toccate e oltre tre milioni di spettatori, un festival ufficialmente riconosciuto tra gli eventi culturali storicizzati della Regione Calabria, brand Calabria Straordinaria.
Numero frutto di un lavoro puntiglioso e per certi verdi coraggioso, quello di Ruggero Pegna.
Dal 7 al 9 maggio tornerà al Palacalafiore di Reggio Calabria anche il colossal Notre Dame De Paris di Riccardo Cocciante, prodotto da David e Clemente Zard, con spettacoli serali e matinée per le scuole. Confermata per il 23 e 24 maggio al Rendano di Cosenza anche la prima assoluta di Fortunata di Dio, l’opera sulla vita della mistica calabrese Natuzza Evolo, prodotta e scritte da Pegna insieme al regista Andrea Ortis. Tra i concerti più attesi ci sono quelli di Serena Brancale il 6 giugno nel nuovo Palalamezia di Lamezia Terme e l’8 agosto al Teatro dei Ruderi di Cirella di Diamante. In questa splendida location, per Fatti di Musica Estate arriverà anche Delia il 9 agosto. Altri appuntamenti saranno resi noti a breve. Per info 09684 41888, ruggeropegna.it, ticketone.it e nelle pagine social del festival.
Piccola nota a margine: uno scatto quasi rubato, dono da conservare insieme agli altri della serata.
Delle foto circolanti e già descrittrici eloquenti dei momenti della serata è sembrato quasi necessario conservare ed offrire quella dell’artista di spalle, ascoltato dietro le quinte: musicisti, strumenti e poi lui, l’artista con alle sue spalle l’attesa, l’ascolto da una prospettiva insolita, quasi a voler catturare la parte nascosta che un’esibizione lascia e forse preserva dietro di sé, tutto un back ground che è storia di un talento, lo sguardo protettivo di una fan in doppia insolita veste in silenzioso e riguardoso ascolto, “dalla pace del mare lontano”.
di Redazione | 18/03/2026
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