Mark Rothko diceva che “il compito di un insegnate non è creare artisti o curatori, ma formare adulti capaci di ascoltare, capire ed apprezzare le forme di espressione che li circondano. La mia speranza è che i miei studenti continuino per tutta la loro vita a capire la bellezza che li circonda.”
"Una bellezza che poi li pervade, li anima e diventa parte di loro stessi. Ed è questa bellezza che cerco di trovare nei miei studenti, perché c’è in ciascuno di loro, la vediamo se li osserviamo bene dentro, è quella capacità di lettura del mondo attraverso l'ascolto, la voce, lo sguardo e allora l'educazione alla bellezza diventa una missione etica, un percorso per formare futuri esseri umani".
“<E il teatro concorre a formare l’essere umano, e deve dunque essere considerato materia curriculare e, come tale, essere affidato ad esperti in grado di tradurne e applicarne il valore pedagogico”> Questo l’indirizzo ministeriale che con il Decreto Faraona e “La Buona Scuola” è stato messo per iscritto più di 10 anni fa.
Sono tante le parole che vengono spese in materia culturale e teatrale, in ambito sociale e in quello scolastico. Ne abbiamo sentite tantissime e vanno tutte nella stessa direzione, a parole però. Nella pratica invece c’è il deserto in cui appaiono come un miraggio piccole oasi come quella di una dirigente scolastica che nel 2019 fece la scelta di chiamare un esperto di teatro per iniziare un percorso pedagogico unico per ogni classe e fascia d’età per seguirne la crescita emotiva e le capacità espressive dei propri studenti.
L’attenzione che La Scuola pone verso le Discipline Teatrali, la decisione di inserirle tra le materie curricolari e di affidarne l’insegnamento a un professionista di provata esperienza, esprimono secondo le linee attuative 2016/2017 diramate dal Ministero, una visione pedagogica innovativa e possono costituire uno stimolo per una riflessione sul Sistema Scolastico italiano e per una sua possibile evoluzione che si è già verificata negli altri paesi europei e non in Italia, dove si registra invece un ritardo decennale.
Le scuole più oculate e lungimiranti hanno fatto la scelta di inserire il teatro nel programma scolastico, in un'ottica di interdisciplinarità.
Perché il teatro ha il grande pregio di poter essere veicolo per tutte le altre discipline. L’esperimento che ho compiuto in alcune scuole infatti, creando il metodo del DOPPIO BINARIO, è quello di insegnare la disciplina in compresenza con i docenti di Italiano o di storia o filosofia, letteratura greca e latina e intorno a queste discipline c’è un intero mondo da vivere e far rivivere che risulta più facilmente immediato.
Ma anche con i colleghi di matematica e delle materie più scientifiche per rendere accessibili concetti concreti: dalla scienza alla biologia, dalla chimica alla fisica c’è una vastità di opere teatrali ispirate e legate proprio a queste materie, “Il Codice del Volo” basato su studi e disegni di Leonardo Da Vinci o “Il Messaggero delle Stelle” che racconta Galileo Galilei e la rivoluzione copernicana o ancora i viaggi nel concetto di tempo da Esiodo ad Albert Einstein portati in scena dalla Compagnia del Sole di Flavio Albanese. Tutte le materie possono trovare un aggancio con il teatro, non solo sul piano teorico ma anche pratico, dove personaggi storici possono ad esempio prendere vita sul palco e fornire ai ragazzi un’esperienza ricca e profonda.
Ma l’aspetto sul quale vorrei porre l’accento riguarda altro.
La domanda è come mai in alcuni paesi la recitazione o la disciplina teatrale è materia scolastica obbligatoria. Vogliono tutti diventare attori? Non credo, ma le frasi che spesso risuonano nelle case, piazze e nei corridoi scolastici sono più o meno queste: “Che vogliono fare, gli attori?” “La scuola non è un divertimento, un intrattenimento” “…invece di studiare le materie vere”, perché lo sappiamo bene che anche adesso ci sono materie (o peggio scuole) considerate di serie B.
Perché forse non si conoscono bene i programmi di studio di un Conservatorio dello Spettacolo o di una laurea in Teatro e Cinema che ci regala le più belle perle della storia e della letteratura italiana, greca e latina, che ti insegna a parlare fin dalla “filologia linguistica e romanza”, a muovere il tuo corpo per comunicare e ad usare la tua voce per poter parlare in un modo meraviglioso. Oggi gli attori conoscono la letteratura, la storia, la storia dell’Arte e tantissime discipline che non sono contemplate invece in tanti altri percorsi di laurea.
Il teatro è un potente mezzo per socializzare e per potersi esprimere in libertà, simulando la realtà che ci circonda ma ha un ruolo per la crescita intellettuale e non solo emotiva degli studenti. I risultati che ho potuto constatare, adottando il mio metodo, creato in compresenza con alcuni colleghi docenti, sono stati evidenti sotto ogni aspetto. Nel primo, utilizzo tecniche del teatro creativo e dell’oppresso mentre nel secondo, uso le improvvisazioni in italiano per stimolare i ragazzi ad assorbire la lingua connettendo la gestualità alla parola per favorire l’apprendimento in modo naturale, profondo e duraturo.
Il Metodo del DOPPIO BINARIO utilizza l’approccio del “learning by doing” basato sull’apprendimento esperenziale e pratico, promosso da pedagogisti come John Dewey e che prevede di acquisire conoscenze e competenze attraverso l’esperienza diretta, la sperimentazione e la risoluzione dei problemi. Un approccio attivo che unisce pratica e teoria e si collega al costruttivismo di Piaget, ma anche ai metodi Montessori e Freinet. Rappresenta il superamento di una didattica passiva, che non rimane e non produce, ponendo invece la persona al centro del processo formativo, perché ciascuno studente ha delle abilità e dovremmo indirizzare le nostre competenze per sviluppare quelle specifiche abilità, che non sono le stesse per tutti.
La funzione più importate quindi, il motivo che ha spinto oramai da anni i Paesi europei ad inserire la disciplina teatrale nell’offerta formativa è la RESA SCOLASTICA aumentata in maniera esponenziale per esempio in Inghilterra, dove il teatro è materia obbligatoria da decenni.
Facilita l’apprendimento di competenze trasversali, espressive e di linguaggio, aumenta l’attenzione, la memorizzazione, la concentrazione degli studenti, promuovendo il pensiero critico e una comprensione più profonda delle nozioni impartite che rimane duratura nel tempo.
Dovendo interpretare un personaggio, farlo vivere, farlo uscire dalle pagine dei libri, devi necessariamente conoscerlo bene, trovi curiosità, cerchi di capire il suo modo di pensare, devi conoscere il contesto storico e il perché di alcune scelte sulle quali insiste. Insomma lo studente andrà “volontariamente” e non “obbligatoriamente” a cercare aneddoti e fatti storici per rendere al meglio la performance, che non si esaurisce solo nella recitazione attiva. Ci sono attorno ad una messa in scena un’infinità di “reparti” che possono interessare lo studente. Dal reparto Costumi, Trucco e Parrucco, al reparto Tecnico dell’ingegnere del suono o regista luci, per finire con il reparto della Comunicazione, dal Marketing teatrale, alla Diffusione e Promozione dello spettacolo. Un’ampia scelta di mestieri che proietta oggi i laboratori teatrali come i più richiesti nei percorsi di Alternanza Scuola Lavoro.
Poi c’è l’aspetto inclusivo, molto importante, non solo per chi ha delle disabilità ma anche solo per chi ha delle difficoltà perché il teatro è dare uno spazio di libertà dove ognuno ha la possibilità di far sentire la sua presenza, perché per ognuno c’è un momento in cui farsi ascoltare, anche stando in silenzio. Ma i risvolti e i risultati terapeutici della disciplina teatrali sono ormai noti a tanti e in particolare agli operatori del settore che spesso indirizzano a me come ad altri colleghi i pazienti.
La figura pedagogica del formatore quindi è oggi fondamentale, ma questi deve avere delle caratteristiche che non si possono improvvisare, vanno studiate all’interno di un percorso formativo duraturo.
Nella lezione di teatro i ragazzi sono spesso alla ricerca di momenti giocosi, dove tutto quello che fanno non li debba annoiare e non richieda impegno. Il teatro, il salire su un palco, anche per brevissimo tempo, richiede invece impegno. Recitare, “to play” in inglese, è appunto giocare ma giocare seriamente al “come se io fossi…”, il che richiede un certo sforzo e la necessità di essere guidati da professionisti con una preparazione ed una esperienza che si può ottenere solo sul campo e attraverso percorsi di studio specifici. L’insegnante di teatro si trova ad avere l’importante compito di formare dei giovani, in fasi della loro vita delicate e pertanto deve, a mio avviso, avere necessariamente una preparazione adeguata e mirata. Perché i nostri studenti, dai più piccoli ai più grandi sono una risorsa delicata, da “maneggiare con cura” e attenzione”. Prof.ssa Mariarosaria Alessandra Bianco
di Redazione | 03/02/2026
Catanzaro, 03/02/2026
di Redazione
San Fili: Fra le sindache del Sud premiata la prima cittadina di San Fili Linda Cribari
Cosenza, 03/02/2026
di Redazione
Testata Giornalistica - Registrazione Tribunale di Rossano N° 01/08 del 10-04-2008 - Nessun contenuto può essere riprodotto senza l'autorizzazione dell'editore.
Copyright © 2008 - 2026 Ionio Notizie. Tutti i diritti riservati - Via Nazionale, Mirto Crosia (CS) - P.IVA: 02768320786 - Realizzato da CV Solutions
Ogni forma di collaborazione con questo quotidiano on line è da considerarsi del tutto gratuita e non retribuita - E-mail: direttore@ionionotizie.it