di LETIZIA GUAGLIARDI - Il 21 Novembre è stata la Giornata nazionale degli alberi, il 23 è il Fibonacci Day. In questo articolo sono insieme perchè c’è un legame fra gli alberi e il grande matematico italiano Leonardo Pisano, detto Fibonacci. Comincio dagli alberi. Sono da sempre affascinata dagli alberi, diversi per dimensioni, forme e colori. Come noi esseri umani. Alcuni sono alti e vigorosi, altri sono incurvati e contorti. Tutti belli, tutti unici. Come gli alberi, anche noi dobbiamo avere radici ben piantate a terra e la testa verso il cielo. Solidità e fermezza ma anche libertà e leggerezza. Come loro, dobbiamo conservare le radici (i nostri valori e principi) ma essere pronti a cambiare le foglie (tutto ciò che non ci serve o ci danneggia). Come loro, attraversiamo il freddo inverno ma sappiamo che poi ci sarà la primavera: la rinascita delle foglie, nuova linfa, nuove forze.
Quando guardo un albero non vedo solo un albero. Osservo le radici che crescono e si espandono, le chiome quando vengono spettinate dal vento, il legno del tronco che mi trasmette calore quando lo abbraccio. Un albero, solo osservandolo, può farci compagnia. E penso ad Anna Frank che, nascosta nella soffitta, ammirava dalla finestra il castagno che si trovava in un cortile interno. L’ultima volta che ne parla nel suo diario è il 13 maggio 1944: “Il nostro castagno è in piena fioritura dai rami più bassi alla cima, è carico di foglie e molto più bello dell’anno scorso”.
Ecco una bella analogia nella Bibbia:
Benedetto l’uomo che confida nel Signore e il Signore è la sua fiducia.
Egli è come un albero piantato lungo l’acqua, verso la corrente stende le radici;
non teme quando viene il caldo, le sue foglie rimangono verdi;
nell’anno della siccità non intristisce, non smette di produrre i suoi frutti. (Ger 17, 7-8)
Ma torniamo a Fibonacci. Lui è il geniale inventore, nel 1202, di una sequenza matematicamente esatta, la successione Fibonacci, per cui ogni numero è dato dalla somma dei due precedenti. Serve per descrivere e modellare fenomeni naturali e ha applicazioni in vari campi, tra cui la matematica, la finanza, l’informatica e l’arte. È usata per studiare la crescita di popolazioni, l’architettura e la disposizione di elementi in natura come foglie, fiori e conchiglie. Inoltre, si impiega nel calcolo delle probabilità e nell’analisi tecnica dei mercati finanziari.
Questa sequenza è collegata anche agli alberi (ecco il nesso), principalmente attraverso la fillotassi, cioè il modo in cui le foglie si dispongono sui rami in modo da non sovrapporsi eccessivamente, permettendo a tutte di ricevere luce e acqua. Quando da un tronco spunta un nuovo ramo dopo un anno, riposa sempre per un anno. Soltanto l’anno seguente ne spunta un altro. Durante il primo anno, abbiamo solo il tronco principale; nel secondo anno 2 rami, nel terzo 3, quindi 5, 8, 13, esattamente come nella sequenza di Fibonacci. Naturalmente la spiegazione è un po’ più complessa e non serve in questo post ma voglio evidenziare la bellezza che risiede nella sua presenza universale in natura, arte e architettura, dove genera schemi armoniosi e proporzioni considerate esteticamente perfette. Questo si manifesta nella disposizione dei petali dei fiori (es. 3, 5, 8, 13), nella crescita a spirale di conchiglie e pigne e nella composizione di opere d’arte e architettura, come il Partenone.
Concludo con una citazione attribuita a Martin Luther King: “Anche se sapessi che domani il mondo finirà oggi vorrei lo stesso piantare un albero di mele”.
Piantare un albero è segno di speranza, di fede e di fiducia. Sa di crescita e di futuro. Di cura e dedizione. Di radici e attesa. Di foglie nuove. Di frutti buoni e sani. E se non possiamo piantarne uno prendiamoci cura di quelli che già ci sono, accarezziamoli, abbracciamoli, ascoltiamoli. E osserviamoli: in questa stagione, soprattutto, è impossibile ignorarli!
di Rubrica autogestita da Letizia Guagliardi | 26/11/2025
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