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Spezzano Albanese (Cosenza) - Barche di sabbia, la presentazione di Armentano registra un'affluenza record


Un folto e interessato pubblico ha partecipato all'incontro di Spezzano Albanese, che ha rappresentato un'alrta tappa del tour letterario di Emanuele Armentano, in cui sta presentando il suo libro “Barche di sabbia”. L'evento ha registrato, fra l'altro la partecipazione attiva di mons. Francesco Savino e dei protagonisti del volume, Abubacarr Conteh e Ousman Susso. L’incontro è stato moderato dall’assessore alla Cultura Rossana Nociti, con i saluti del sindaco Ferdinando Nociti e l’analisi critica del libro a cura di Mario Gaudio. Armentano ha raccontato la sua emozione: "Ho portato tanti scrittori a battesimo; oggi tocca a me". Dopo aver motivato l’assenza di Mimmo Lucano per impegni istituzionali, ha ringraziato l’Amministrazione: "La sinergia è fondamentale anche quando si parte da idee diverse -ha detto-. Continuerò a impegnarmi per il territorio, oggi con voi al governo e domani con chi verrà". È seguito il dialogo con l’avvocato Simonetti sulla costruzione del libro; Armentano ha ricordato le parole dei due giovani gambiani definendoli i suoi eroi: «La nostra storia rappresenta quella di tutti i giovani che affrontano lo stesso viaggio". Sono diversi i temi chiave trattati, dal razzismo al legame tra Abubacarr e Ousman, dalla paura del diverso alle difficoltà vissute. Alla domanda di Simonetti sull’esperienza per arrivare in Italia: "Ne è valsa la pena?", Abubacarr ha risposto: "No. Se tornassi indietro non rifarei il viaggio. È come se fossi tornato in Africa". Infine, mons. Savino ha aperto con una provocazione, indicando una bambina in sala: "Che mondo stiamo preparando per lei?", ponendo l'accento sul debito economico ed ecologico che i bambini non sanno di avere. Ha ricordato che l’Arbëria è una prova storica dell’integrazione: "Se è stata vera per gli albanesi, non può esserlo anche per gli africani o altre etnie?". Ha richiamato il valore della memoria: "Abbiamo dimenticato di essere stati immigrati anche noi". Ciò che preoccupa Savino come pastore è la “negazione dell’altro” e il “narcisismo patologico” che oggi caratterizza la società. "Che fine ha fatto la fraternità?". Rimarcando eventi storici quali la caduta del Muro di Berlino e la tragedia di Gaza, come metafora di disastro antropologico, ha sottolineato la necessità di costruire un nuovo umanesimo volto a integrare il prossimo. Chiaro è stato l'invito a diffidare della propaganda, intesa come “negazione della realtà”. Puntando sull’etica della responsabilità rispetto a quella della convenienza, ha espresso rabbia per la situazione degli stranieri, riferendosi ad Abubacarr: "Mi vergogno perché ha detto che non tornerebbe in Italia. Gli immigrati sono il luogo dove toccare la carne viva di Cristo e il Mediterraneo un cimitero senza lapide, dove non faccio più il bagno. Il libro di Armentano - ha concluso - è un atto controcorrente, contro la propaganda". Poi ha chiesto trenta secondi di silenzio, ha abbracciato i due protagonisti gambiani e ha concluso tra applausi scroscianti: "Vorrei essere come voi".


di Redazione | 25/11/2025

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