di DON MICHELE ROMANO - Nella prima parte del brano Evangelico di oggi (Lc 21, 5-19), XXXIII Domenica del Tempo Ordinario, leggiamo due espressioni che fanno da sintesi, al grande insegnamento che oggi, Gesù, dà nel Tempio:
1°- "Badate di non lasciarvi ingannare" (v 8). Noi, come Cristiani ("Amici di Cristo"!), vogliamo ascoltare solo Lui e fidarci della sua Parola, che rimane sempre, una Parola di Salvezza. Purtroppo, saranno tanti i falsi profeti, anche ai nostri giorni, che usurpando le qualità di Dio, vi diranno: "Sono io", e "Il tempo è vicino". Non seguiteli, perché solo Dio può affermare: "IO SONO". In tal modo, vi condurranno alla rovina, con false promesse, illudendo le vostre attese. Non confidate nei potenti e nelle sicurezze di questo mondo, perché "non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta" (v 6).
2- "Ma non è subito la fine" (v 9). Quante ne abbiamo sentite, circa la fine del mondo (E qui, i Testimoni di Geova, ne sanno qualcosa..., e quanto meno, dovrebbero vergognarsene!); Tutto malgrado, noi restiamo sempre sereni: "Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine" (v 9). Anche perché Gesù, in merito, ci dice: "Riguardo a quel giorno o a quell'ora, nessuno lo sa: né gli Angeli, né io come Figlio..., ma solo il Padre" (Mc 13, 32). Disponendo dunque, di un "tempo di merito", per la nostra salvezza, qual è appunto la nostra vita sulla terra, ci conviene non sprecarlo, perché un giorno Gesù "verrà a giudicare i vivi e i morti" (Verità che professiamo già nel nostro Credo). Per questo, ci stimola e ci consola, quando ci ripete: "Con la vostra perseveranza, salverete la vostra vita" (v 19). Siamo invitati, pertanto, a scrutare "i segni" dei tempi, ad accogliere l'incedere di Dio nella nostra vita, attraverso il linguaggio dei suoi "segni" (Che io preferisco chiamare sempre, le Dio-Incidenze), a vivere, cioè, nella Verità, solo così la nostra esistenza, sarà in cammino verso l'eternità, verso la gioia eterna. Tuttavia, sappiamo bene che, "non ci sono Rose senza Spine". Infatti, nella seconda parte del brano Evangelico (vv 12-19), ci viene raccomandata la Virtù della "Fortezza", una delle quattro Virtù Cardinali, che fanno, cioè, da "cardine", alla vita cristiana, insieme a: Prudenza, Giustizia e Temperanza. Virtù che rappresenta la nostra "forza", per affrontare, e tante volte sopportare con gioia, le tante contrarietà e sofferenze della vita, paragonabili, appunto, alle fatidiche "Spine". Ciò che ci salva, ahimè, non sono i nostri atteggiamenti stoici, o le nostre abili difese, ma è la "perseveranza", che ci aiuta a comprendere ed accogliere il difficile "linguaggio" della Croce. È la Perseveranza che, poi, genera la Pazienza, che non è mai da confondere con la rassegnazione, ma è confidare in Cristo Signore, che ci sostiene nella nostra fragilità: "lo vi darò parola e sapienza" (v 15a). È nell'abbracciare la Croce, che Gesù ci ha rivelato il segreto del suo Amore. È come se ci avesse detto: TI AMO, da RE = AMO RE! Ecco perché la Croce, prima di essere dolore, è essenzialmente "Amore" (Chi Ama davvero, sa anche soffrire!), e Gesù ci anticipa che anche noi dobbiamo essere capaci, come Lui, di "Amare", abbracciando le nostre Croci: "Vi perseguiteranno..., trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome...! Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi" (vv 12b- 16). Ma il Signore non ci abbandona mai, è sempre lì a sostenere la nostra debolezza: "Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto" (v 18). Quanti eventi incomprensibili, sperimentiamo nella nostra vita, tuttavia, non sono mai da considerarsi "incidenti di percorso", perché tutto assume valore di Salvezza, se sapremo partecipare in modo "perseverante", al pieno compimento del mistero Pasquale, che culmina con la Signoria di Cristo, nella sua Risurrezione. Auguro a tutti di cuore, di trascorrere una serena e santa domenica
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di Redazione
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