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Crosia (Cosenza) - Vermeer in doppia visione Il mistero delle due Guitar Player a Londra


di GIUSEPPINA IRENE GROCCIA - Chi non conosce Johannes Vermeer, il maestro olandese capace di trasformare scene quotidiane in capolavori di luce e silenzio?
Proprio per questo ogni nuova scoperta che lo riguarda desta inevitabilmente curiosità e meraviglia. La notizia che due versioni quasi identiche della sua celebre The Guitar Player siano oggi esposte insieme a Londra non può che attrarre l’attenzione di studiosi e appassionati, aprendo scenari inediti sulla sua arte e sul mistero della sua mano.

A Kenwood House, a Londra, si è aperta una mostra dal titolo Double Vision: Vermeer at Kenwood che sta già facendo parlare critici e appassionati. Per la prima volta in oltre tre secoli, due versioni quasi identiche del dipinto The Guitar Player, attribuite al celebre pittore olandese Johannes Vermeer, vengono esposte una accanto all’altra, offrendo uno spettacolo visivo e intellettuale di rara intensità.

L’opera conservata abitualmente al Philadelphia Museum of Art, solitamente lontana dai riflettori, è stata prestata per l’occasione e si confronta con quella custodita da sempre a Kenwood House, considerata l’originale. Quest’ultima è firmata, in condizioni migliori e universalmente riconosciuta come autentica. Fin qui nulla di straordinario. Ma la novità arriva dalle analisi tecniche in corso, che stanno suggerendo un’ipotesi tanto affascinante quanto destabilizzante: la versione americana potrebbe non essere né una copia di bottega né un falso, bensì una autocopia eseguita dallo stesso Vermeer.

L’idea che l’artista olandese, noto per il suo catalogo limitato a sole 37 opere autenticate, possa aver dipinto due versioni dello stesso soggetto apre una serie di interrogativi intriganti. Era una pratica che usava abitualmente o si tratta di un caso eccezionale? La seconda versione fu realizzata per una commissione, o nacque da un’esigenza personale, come esercizio artistico o riflessione intima sul tema?

Oltre alla portata scientifica, la mostra colpisce anche per la sua forza poetica. Il pubblico può osservare da vicino entrambe le tele, cogliendo minime differenze nel tocco, nella luce, nella postura della figura femminile che suona la chitarra. In un’epoca in cui l’autenticità viene spesso affidata agli algoritmi, Double Vision ci ricorda che lo sguardo umano, sensibile e soggettivo, è ancora un potente strumento di analisi.

L’esposizione vuole sì rendere omaggio a Vermeer, ma al tempo stesso invita a interrogarsi sul senso dell’“originale”. Se entrambe le tele fossero state concepite dall’artista, la questione non riguarderebbe più soltanto l’autenticità, bensì la nostra idea di unicità e di valore nell’opera d’arte. Forse è proprio nella loro duplicità che si rivela una nuova forma di preziosità, un enigma che sfida categorie e certezze.

Double Vision è un itinerario nell’ignoto della creazione, e non una semplice mostra, un confronto silenzioso tra due immagini speculari che, pur simili, custodiscono variazioni sottili e cariche di significato. Un’occasione irripetibile per accostarsi al mistero di uno dei maestri più elusivi della pittura europea.

La mostra è aperta fino all’11 gennaio 2026 presso Kenwood House, Londra.

 

 


di Rubrica autogestita da Giuseppina Irene Groccia | 08/09/2025

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