Difficoltà oggettive ogni qualvolta si deve salire o scendere dal Frecciarossa che collega Sibari con il resto del mondo “normale”. Una passeggera, la dirigente scolastica Mirella Pacifico, attraverso i propri profili social ha evidenziato una problematica che ha riscontrato in prima persona, insieme agli altri viaggiatori, che, nei giorni scorsi, sono scesi sul binario 1 della stazione di Sibari. La dottoressa Pacifico non vuole polemizzare ma, da educatrice, evidenzia una problematica, che assume valenza sociale, affinché si possa concretizzare la soluzione del problema. Di seguito i tratti salienti del suo intervento: "Non si può rischiare di finire in un reparto di ortopedia per compiere un gesto normalissimo e che ovunque, in Italia e in quasi tutto il mondo, avviene in sicurezza: scendere da un treno AV (Alta velocità).
Nella stazione di Sibari per compiere questo gesto bisogna, al contrario, fare un salto, perché il livello del marciapiede non è adeguato, ovvero è troppo basso, rispetto ai gradini di salita/discesa del treno. Enorme è il dislivello tra il treno e la banchina. E allora si vedono: anziani che si inginocchiano pur di scendere incolumi; donne provviste di sgabellini pieghevoli per facilitare l’operazione; giovani che saltano invece di compiere i passi giusti per accedere sulla banchina; valigie che vengono lasciate di colpo cadere sul marciapiede (come ho fatto io) perché è impensabile saltare anche con un peso dietro.
Ma questo a chi può interessare? Non certo a chi abbassa sempre la testa ed è pronto a osannare e fare foto con il primo politico che incontra.
Non certo al politico o ai politici che strombazzano per la conquista di aver portato un treno AV (leggasi Uno = 1 ) nella piana di Sibari e, cmq, lo/li dobbiamo ringraziare, perché altrimenti non avremmo neanche quello. Peccato che ho letto sul display della stazione Porta Nuova che, nell’arco di un’ora (non di 24 ore), ci sono ben 4 (quattro) treni AV in partenza da Torino per Napoli. Non oso pensare a quanti ce ne siano in una giornata.
Si stanno facendo i lavori per elettrificare la linea ferroviaria ionica. Ma a cosa servirà se non c’è il doppio binario? E, di conseguenza, si dovrà aspettare nelle stazioni che passi l’altro treno che è in coincidenza.
Se solo ci fermiamo a riflettere sul livello delle infrastrutture nella Calabria ionica, non possiamo non dare ragione a Carlo Levi e al titolo al suo romanzo più noto: “Cristo si è fermato a Eboli”!
Ovviamente, non voglio qui neanche accennare alla sanità e a tanto altro che ci rende totalmente “dipendenti” dal Nord Italia.
Abbiamo tanto, tantissimo: dalle bellezze naturali a quelle storiche e archeologiche, a tanti talenti (spesso pochissimo valorizzati) e a tante potenzialità.
Ci manca però la capacità di indignarci; la serietà di reagire ogni qualvolta si viene presi in giro o trattati con sufficienza; la fierezza e la consapevolezza di affermare i nostri diritti; il senso civico che si traduce nell’intelligenza di capire che per stare bene e crescere come persona e come comunità non è sufficiente che nel nostro “orticello” le cose siano state aggiustate per bene, ma anche la lungimiranza di guardare oltre il presente. In sintesi, ci manca l’orgoglio di essere calabresi. E questo è un grande difetto che la Calabria non merita". Mirella Pacifico
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