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Mandatoriccio (Cosenza) - Solo chi ama, conosce la compassione!


di DON MICHELE ROMANO - La meravigliosa parabola del Vangelo di oggi (Lc 10, 25-37), contiene la domanda più importante, che ciascuno dovrebbe porsi; "Che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?" (v 26). La risposta di Gesù è chiara: Nell'Amore verso Dio e verso il prossimo. Una risposta-sintesi, che unisce In definitiva i due più grandi Comandamenti: Dt 6, 5: l'Amore Verso Dio ("Shemà Israel"), e Lev 19, 18: L'Amore verso il prossimo. Ma il Dottore della Legge, vistosi "spiazzato", come a volersi giustificare, formulò la seconda domanda: "E chi è il mio prossimo?" Indubbiamente, è la persona più vicina a te, è chiunque ha bisogno del tuo aiuto, senza badare a differenze razziali, di religione, o di cultura. Mentre nella
Parabola viene riprovata la durezza di cuore, dei due rappresentanti "qualificati" della religione Giudaica: il Sacerdote ed il Levìta, viene lodata l'opera di misericordia del Samaritano: "Vide (il malcapitato), e ne ebbe compassione" (v 33 - In greco: "Splagchnìzesthai"- Commuoversi fino alle viscere), che pur sapendolo suo nemico, si lascia guidare dalla voce del cuore, più che dai pregiudizi, e lo soccorre, offrendogli tutto il suo aiuto. Un noto proverbio, racchiude questa Sapienza Cristiana: "Fare agli altri, quello che vorresti fosse fatto a te". Del resto, è ciò che ha fatto Gesù, da "Buon Samaritano", nei nostri confronti: Ha lasciato per un attimo da parte, la gloria di Dio ("Non ritenne un privilegio l'essere come Dio" (Fil 2, 6); Sceso dal Cielo, divenne uno di noi: "Il Verbo si fece carne..." (Gv 1, 14); Ci risana dalle nostre ferite, causate dal peccato, e ogni giorno si fa nostro compagno di viaggio, e ci affida alla Chiesa (nuova "Locanda"), dove nella Parola e nei Sacramenti, noi tutti, oggi, possiamo trovare guarigione da ogni ferita e salvezza. Non è da trascurare, anche un particolare interessante della Parabola, quando viene precisato dall'Evangelista che: "Per caso..." (v 3a): il Sacerdote ed il  Levìta, i puritani della Legge, che si presume fossero stati di servizio liturgico nel Tempio (Servizio, che durava una settimana), sicuramente, erano preoccupati, per la paura di "contaminarsi", toccando magari  il sangue delle ferite del malcapitato. Su quella strada, tanto pericolosa, che da Gerusalemme conduceva a Gerico (1000 metri di dislivello nel giro di 27 km), un paesaggio desertico e pietroso, dove era facile ritrovarsi vittime di Ladri e Briganti. Ebbene, essi lo videro e passarono oltre! Invece, il Samaritano, ovvero il "nemico", odiato e disprezzato dai Giudei, che non passava da lì "per caso"..., ma "era in viaggio" (v 33a), aveva, cioè, un progetto da realizzare quel giorno, un vero e proprio programma di giornata, ed è stato capace di rinunciarvi, per farsi *prossimo* di quel poveretto, incappato nei briganti: "Si prese cura di lui" (v 34c ). Che bell'esempio di Amore, che spiazza ancora una volta gli interlocutori di Gesù. Altra considerazione, merita la figura del Locandiere. In realtà, lui, pur restando nell'anonimato, svolge la maggior parte del lavoro. Questo vale anche per noi, solo se ci lasceremo guarire dalle mani compassionevoli di Gesù, buon Samaritano del mondo, che sana le ferite dell'umanità, col vino della nuova Alleanza, e l'olio della Grazia. È  così che diventeremo una Chiesa "Samaritana", chiamata, cioè, a testimoniare con umiltà e passione, la bellezza dell'Unico Amore, che solo può riempire il cuore. Solo lasciando cadere le maschere dei nostri ruoli ufficiali nella Chiesa, le nostre paure di non apparire a sufficienza, il desiderio di predominio sugli altri, una Chiesa che abbatte tutte queste barriere, e si lascia guidare dallo Spirito Profetico di Cristo, sarà davvero una Chiesa credibile, preoccupata degli ultimi e malcapitati, divenendo, in tal modo, trasparenza del volto misericordioso del Padre. Auguro a tutti di cuore, di trascorrere una serena e santa domenica.


di Spazio autogestito dalla parrocchia 'San Giuseppe' Mandatoriccio Mare | 13/07/2025

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