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Mandatoriccio (Cosenza) - Preghiamo con il Salmo 104 (103)


di DON MICHELE ROMANO - La poesia che caratterizza il Salmo 104 (103), lo pone tra i più belli del nostro Salterio. Viene descritta l'armonia di tutto ciò che esiste, seguendo il racconto della Creazione. Tutto parla della Sapienza Divina, e il versetto 34 ne è la sintesi: "Quante sono le tue opere, Signore! Le hai fatte tutte con saggezza; la terra è piena delle tue creature".

La perfetta risonanza di quanto espresso, la troviamo nell'Apocalisse: "Tu sei degno, o  Signore e Dio nostro, di ricevere la gloria, l'onore e la potenza: perché tu hai creato tutte le cose, per la tua volontà esistevano e furono create" (Ap 4, 11). Oggi, purtroppo, assistiamo ad uno spettacolo assurdo! Le grandi opere del Signore, come: l'aria, l'acqua, la terra, il mare, ma anche il clima, e gli stessi rapporti tra i popoli, sono stati "uccisi" da un mondo "ribelle" alla volontà del suo Creatore, ed ora ne paghiamo tutti le disastrose conseguenze, avendo abbandonato la via della lode, della sapienza, e della riconoscenza!
Il peccato, ha talmente accecato l'uomo, nella sua prospettiva di fede, al punto da non fargli riconoscere più, che tutto è "dono": non "premi" alla nostra bravura, neppure "ricompense" per i nostri meriti, ma doni esclusivi dell'Amore di Dio, che ci ha consegnato perché, attraverso di essi, riusciamo a scoprire la via della Salvezza, per noi e per il nostro mondo.
Il Salmista, invece, ammira la Creazione e, sospinto dallo Spirito Santo, non può far altro che riconoscere in essa, la grandezza e la potenza del Signore. La sua anima straripa di adorazione e lode, verso Colui che è degno di ricevere ogni gloria. Ed ora, preghiamo insieme, con le stesse parole del Salmo: 

*Benedici il Signore, anima mia! Sei tanto grande, Signore, mio Dio! Sei rivestito di maestà e di splendore,* 

*avvolto di luce come di un manto, tu che distendi i cieli come una tenda,* 

*costruisci sulle acque le tue alte dimore, fai delle nubi il tuo carro, cammini sulle ali del vento,*

*fai dei venti i tuoi messaggeri e dei fulmini i tuoi ministri.* 

*Egli fondò la terra sulle sue basi: non potrà mai vacillare.* 

*Tu l'hai coperta con l'oceano come una veste; al di sopra dei monti stavano le acque.*

*Al tuo rimprovero esse fuggirono, al fragore del tuo tuono si ritrassero atterrite.* 

*Salirono sui monti, discesero nelle valli, verso il luogo che avevi loro assegnato;*

*hai fissato loro un confine da non oltrepassare, perché non tornino a coprire la terra.*

*Tu mandi nelle valli acque sorgive perché scorrano tra i monti,* 

*dissetino tutte le bestie dei campi e gli asini selvatici estinguano la loro sete.*

*In alto abitano gli uccelli del cielo e cantano tra le fronde.* 

*Dalle tue dimore tu irrighi i monti, e con il frutto delle tue opere si sazia la terra.*

*Tu fai crescere l'erba per il bestiame e le piante che l'uomo coltiva per trarre cibo dalla terra,*

*vino che allieta il cuore dell'uomo, olio che fa brillare il suo volto e pane che sostiene il suo cuore.* 

*Sono sazi gli alberi del Signore, i cedri del Libano da lui piantati.*

*Là gli uccelli fanno il loro nido e sui cipressi la cicogna ha la sua casa;*

*le alte montagne per le capre selvatiche, le rocce rifugio per gli iràci.*

*Hai fatto la luna per segnare i tempi e il sole che sa l'ora del tramonto.* 

*Stendi le tenebre e viene la notte: in essa si aggirano tutte le bestie della foresta;* 

*ruggiscono i giovani leoni in cerca di preda e chiedono a Dio il loro cibo.*

*Sorge il sole: si ritirano e si accovacciano nelle loro tane.* 

*Allora l'uomo esce per il suo lavoro, per la sua fatica fino a sera.*

*Quante sono le tue opere, Signore! Le hai fatte tutte con saggezza; la terra è piena delle tue creature.*

*Ecco il mare spazioso e vasto: là rettili e pesci senza numero, animali piccoli e grandi;*

*lo solcano le navi e il Leviatàn che tu hai plasmato per giocare con lui.*

*Tutti da te aspettano che tu dia loro cibo a tempo opportuno.*

*Tu lo provvedi, essi lo raccolgono; apri la tua mano, si saziano di beni.* 

*Nascondi il tuo volto: li assale il terrore; togli loro il respiro: muoiono, e ritornano nella loro polvere.* 

*Mandi il tuo spirito, sono creati, e rinnovi la faccia della terra*

*Sia per sempre la gloria del Signore; gioisca il Signore delle sue opere.*

*Egli guarda la terra ed essa trema, tocca i monti ed essi fumano.*

*Voglio cantare al Signore finché ho vita, cantare inni al mio Dio finché esisto.*

*A lui sia gradito il mio canto, io gioirò nel Signore.* 

*Scompaiano i peccatori dalla terra e i malvagi non esistano più. Benedici il Signore, anima mia. Alleluia.*

Il Salmista è consapevole che dietro il Creato, che egli ammira, sta la potenza del "Soffio", cioè dello Spirito di Dio: "Manda il tuo spirito, sono creati, e rinnovi la faccia della terra" (v 30).
Il Targùm, la parafrasi aramaica del Testo sacro, parla esplicitamente di "Soffio", di Spirito Santo! Del resto, è in sintonia con la descrizione dell'Atto Creazionale di Dio: "Lo spirito di Dio aleggiava sulle acque" (Gen 1,2b). Questo Salmo 104, che in tanti hanno letto, come il "Cantico delle creature" (ante litteram), di San Francesco di Assisi, deve farci riflettere sulla nostra dipendenza dal Signore, farci riappropriare di quella biblica Sapienza del Creato, che ogni giorno crea in noi, gratitudine e stupore. Sant'Ireneo ci ricorda che: "La gloria di Dio è l'uomo vivente...", una creatura che,
armonicamente, è parte di un tutto, al quale contribuisce serenamente, con il suo lavoro: Pane, Vino e Olio (vv 14-15), che nella Liturgia Eucaristica, proclamiamo come: "Frutto della terra e del lavoro dell'uomo", un lavoro quotidiano, che segue i ritmi della notte e del giorno (vv 22-33). Un'ultima annotazione meritano i vv 27-30, che ci avvicinano
all' interpretazione del Salmo, come "Canto della Pentecoste: Ad un certo punto, il "soffio" vitale, se ne va dall'uomo, così che lui essendo polvere, ritorna alla terra, com'era prima, e il "soffio" vitale (La "Ruach" Javhèh), ritorna a Dio, che lo ha dato (Qo 12, 7). La Tradizione Cristiana (e lo stesso Targùm), vedono in tale "Spirito", la sola forza, capace di resuscitare i morti. Ecco perché questo Salmo 104, viene usato proprio nella Solennità di Pentecoste, Festa della "nuova Creazione": Come all'inizio aleggiava sulle acque, così lo Spirito trasfigura la Chiesa e l'intera Umanità, rinnovandole con la sua forza vitale. Ci aiuti, pertanto, il Santo Spirito di Dio, a rinnovare anche il nostro cuore, perché possiamo cantare in eterno le sue Lodi! Auguro a voi tutti. una serena giornata.

 


di Spazio autogestito dalla parrocchia 'San Giuseppe' Mandatoriccio Mare | 09/07/2024

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