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Mandatoriccio (Cosenza) - Amate i vostri nemici


di DON MICHELE ROMANO - Nel brano Evangelico di questa VII Domenica del Tempo Ordinario (Mt 5, 38-48), vengono riportate la quinta e la sesta "antitesi", del Vangelo di Matteo, dove Gesù insegna che l'odio e la vendetta, si superano con il perdono. L'aforismo che caratterizza "La Legge del Taglione": "Occhio per occhio, dente per dente" (Es 19, 15-51; Lv 24, 20), a livello giuridico e sociale, rappresentava un "progresso": "Puoi fare al prossimo quello che lui ha fatto a te, (Definita: "Legge della vendetta di sangue"- Gen 4, 23),   
diversamente scadi nell'ingiustizia!" Ma al di là di tutto ciò, Gesù nella "pienezza e nel compimento della Legge", afferma il bisogno di superare ogni vendetta col perdono, dandocene un chiaro esempio, quando anche Lui, sulla Croce, pregò per i suoi carnefici: "Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno" (Lc 23, 34a). Amare chi ci ama, è cosa facile ed istintiva  ma amare i nemici e, addirittura, pregare per chi ci perseguita, è davvero eroico. Ma è solo seguendo questo percorso di pace della quinta antitesi, che sappiamo essere assai arduo, e sfuggito dai più, che vivremo realmente la figliolanza dell'unico Dio, e la fratellanza nell'amore di Cristo, per guardare agli altri, riconoscendoli nostri fratelli, senza distinzione di razza, censo, religione o cultura. "L'arma" di ogni Cristiano, rimane sempre l'Amore, il solo capace di fermare i violenti, disarmare i guerrieri, stabilire la pace! Ma sappiamo bene, che è un discorso che deve regnare "in primis" dentro ognuno di noi, e poi nelle nostre Comunità Parrocchiali, che possano avere sempre "porte aperte" per tutti, dove i cuori dei Pastori e dei Ministri, ricolmi dell'amore di Cristo, possano accogliere tutti: vicini e lontani, senza respingere mai nessuno. Ecco perché, forse, il Sacramento del Perdono e della Riconciliazione (Oggi meglio definito della "Gioia"), con sé stessi, con gli altri e con Dio, trova sempre maggiore difficoltà ad essere accolto, perché abbiamo eretto steccati e muri, talvolta invalicabili (Infatti ancora oggi, tanti prediliggono la fredda applicazione di "leggi e canoni", che creano solo nuove forme di "schiavitù"!), anziché far sperimentare la Gioia del perdono e della misericordia. Del resto, i quattro esempi riportati da Matteo, vogliono illustrare al meglio le reali intenzioni di Gesù, sul comandamento di non opporsi al malvagio: 1)- Lo schiaffo sulla guancia destra, è particolarmente doloroso ed oltraggioso, perché è un malrovescio: così fu anche per Gesù (Mt 26, 67 - Is 50, 6); 2)- La lite giudiziaria con chi pretende la tunica 
, come caparra o risarcimento danni, per il discepolo di Gesù, non ha più senso. Anzi non farà valere per sè, neanche la Legge che vietava il pignoramento del mantello del povero, e il dovere di restituirglielo prima del tramonto del sole (Es 22, 25; Dt 24, 13): anzi, egli darà tunica e mantello, senza opporre resistenza. 3)- Riguardo alle prestazioni forzate, da parte di autorità militari o statali: vedi l'esempio di Simone il Cireneo: "Lo costrinsero a portare la sua croce" (Mt 27, 32), o di percorrere un miglio (All'epoca Romana, misurava 1.478,70 m...), il discepolo di Gesù, senza ribellione o astio nel cuore, liberamente e di buon animo, farà con gioia, il doppio, di quanto esige da lui, la prepotenza del malvagio. 4)- Il quarto esempio, ci presenta i poveri e i richiedenti un prestito. Circa i fastidi e le reazioni violente, denunciate dalle cattive esperienze, relative ai prestiti che leggiamo in Sir 29, 4-10, Gesù ci comanda di conformarci al comportamento del Padre: "Il Padre vostro che è nei cieli, darà cose buone a quelli che gliele chiedono" ( Mt 7, 11b). Nella quinta antitesi, Gesù ci propone ciò che oggi per noi costituisce diremmo il "Top", cioè, il supremo completamento della Legge, ma indubbiamente la parte più impegnativa: "Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano" (v 44). Gesù, è arrivato a proporci l'apice di questo discorso, dopo una lenta e pedagogica catechesi, proponendoci queste cinque "antitesi": 1)- Dell'astenzione dall'ira e dell'immediata riconciliazione (vv 21-26): 2)- Del rispetto verso la donna (vv 27-30); 3)- Del rispetto verso la propria moglie (vv 31-32); 4)- Della verità e sincerità nei rapporti interpersonali (vv 33-37); 5)- Fino a rinunciare  alla vendetta e alle rivendicazioni (vv 38-42), tutto, per approdare alla perfezione cristiana: l'Amore verso I nemici (vv 43-44). Gesù  ci chiede, così, un Amore, che supera l'umana capacità di amare: "Se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete (v 46 a). Certo, sappiamo che amare chi ci ama, è fin troppo facile, amare chi risponde a un nostro "tornaconto", è opportunismo (Chi ama davvero, non fa uso della "calcolatrice"), ma se Gesù ci chiede la misura della perfezione, tipica del Padre: "Siate figli del Padre vostro..., che fa sorge il suo sole sui cattivi (Per prima), e (Poi) sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti (v 45), vuol dire che è consapevole che nel mondo c'è troppa violenza, troppa ingiustizia. Sant'Agostino ci insegna che: "La misura dell'Amore, è amare senza misura". Ma intanto il Signore, ci chiede una serietà di fondo: non basta provare semplice compassione, per i bambini affamati dell'Africa, o commuoverci per i tanti immigrati che vediamo arrivare ogni giorno sulle nostre spiagge, e con i quali, tuttavia, non abbiamo nessun tipo di contatto, perché tutto questo, sarebbe mera filantropia. Invece Lui ci chiede di amare il nostro "prossimo": colui che sta al nostro fianco, in famiglia, nel condominio, in Parrocchia, sul posto di lavoro...! È da qui, che può partire il salto di qualità: "Siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro celeste" (v 48). Amare i nostri nemici, è amare persone che, sappiamo, mai ricambieranno affetto, stima, o un sorriso, sapendo semplicemente che ci ignoreranno. Questo vertice dell'ideale evangelico, si può comprendere, solo alla luce dell'esempio di Cristo, nostro Maestro e Signore, che, pure morente sulla Croce, perdona chi lo crocifigge: non un rimprovero, non un lamento..., solo parole di perdono. il precetto della Carità, non tiene conto delle antipatie personali, anzi Gesù ci comanda di amare il nostro prossimo, di qualunque colore, buono o cattivo, benevolo o ingrato, perché con la ritrosia del suo comportamento, dimostra di essere colui che ha maggiormente bisogno di aiuto. Il Battesimo, ci ha resi tutti nuove creature (2Cor 5, 17), e non possiamo più agire secondo l'istinto dell'uomo "vecchio" (Ef 4,17), ma dobbiamo imitare la perfezione del Padre. Solo così, diventeremo anche noi, perfetti imitatori di Cristo, nella sua piena ed eroica obbedienza alla volontà del Padre. Questa rimane la via maestra, per vincere la diffusa morale farisaica, che (Ahimè), ancora oggi, impera fra noi tutti. Che Dio ci usi Misericordia. Una santa e serena Domenica.


di A cura della Parrocchia "San Giuseppe" Mandatoriccio Mare | 19/02/2023

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