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Mandatoriccio (Cosenza) - Signore, amante della vita


di DON MICHELE ROMANO - Il Vangelo di oggi (Lc 20, 27- 40), ci mostra tutta la nostra "insipienza", allorquando, al par dei Sadducèi (I quali sostengono che non c'è Risurrezione - v 27), poniamo al Signore domande, che è proprio il caso di definire, a dir poco, "insensate"! Ovvero, questo accade quando pensiamo di risolvere problematiche che riguardano l'Aldilà, con criteri tipici delle nostre relazioni umane. Ma il futuro nel Regno di Dio, è tutt'altro: spesso dimentichiamo che esistono "altre prospettive e dimensioni" di Vita, e che la nostra esistenza terrena, è solo una tappa provvisoria ("In itinere"), verso questa Vita futura, nel Regno dei Risorti. Perché, per noi Cristiani, negare la Risurrezione dei morti, equivale a dire che neanche Cristo è Risorto, e questo rende vuota la nostra stessa predicazione, così come vuota sarebbe la nostra stessa Fede (1 Cor 15, 14). Gli astuti Sadducèi, costruiscono "ad arte", un caso limite (vv 29-33), per mettere Gesù in difficoltà, facendo ricorso alla famosa legge del Levirato, citata nella Toràh (v 28), che autorizzava un uomo a prendere in moglie, la vedova di suo fratello, rimasta senza figli. In virtù di questa legge (Vedi il caso proposto di questa donna, che è stata la moglie di sette fratelli!), pongono a Gesù questa cinica domanda: "Alla Risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l'hanno avuto in moglie!" (v 33). In Cielo, chiarisce Gesù, ci ameremo tutti in sommo grado, scompariranno invidie, gelosie, discriminazioni, rapporti parentali, infatti: "Quelli che saranno giudicati degni della vita futura e della Risurrezione dei morti, non prendono né moglie né marito" (vv 34-35). Consapevoli dei nostri "dubbi" e delle nostre titubanze, il Signore ci assicura che, dopo la nostra morte, al di là della distruzione del nostro corpo (E di questo mondo passeggero!), ci saranno "Cieli nuovi e Terra nuova". Ed ancora, per vincere la loro ignoranza, cita anche Mosè: "Che poi i morti risorgono, lo ha indicato anche Mosè, a proposito del roveto, quando dice: "Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui" (v 37-38). Gesù, in questa diatriba con i Sadducèi, che poi, vedremo, raggiungerà il suo apice, nell'affermazione che troviamo nel brano parallelo di Matteo: "Vi ingannate, perché non conoscete né la Scrittura e neppure la potenza di Dio" (Mt 22, 29), fa capire che loro, i Sadducei, avevano ridotto la Religione ad un insieme di norme e precetti, senza alcuna prospettiva "futura"; invece Gesù, ci testimonia che il Dio della Vita, offre a tutti coloro che ne sono degni, "e benedetti dal Padre" (Mt 25, 34), una certezza meravigliosa: un futuro di Risurrezione, candidati del suo Regno, per condividerne la Gloria. Una serena giornata. 


di Parr. S. Giuseppe Mandatoriccio Mare | 19/11/2022

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