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Mandatoriccio (Cosenza) - Perdere la vita, è mantenerla viva!


di DON MICHELE ROMANO - L'invito che oggi ci viene dal Vangelo (Lc 17, 26-37), è quello tipico del linguaggio apocalittico (Oggi definito Teologia dei "Novissimi"), dove realtà umane ed escatologiche, in un linguaggio spesso metaforico, si intrecciano e caratterizzano l'imminente arrivo del "Tempo Forte" di Avvento: quello di "vegliare", per superare una sorta di torpore ed insipienza, che spesso connota la nostra esistenza. Oggi, nel contesto predominante di una cultura materialistica, siamo sempre alla spasmodica ricerca di grandi "Teofanìe" (Manifestazioni di Dio!). La suprema "Immolazione" Redentrice del Cristo, rimane la più grande Teofania della Storia. Così è successo ai tempi di Noè: "Vivevano come se non...!"(v 26) Una vita senza senso e proiezione, illudendosi che dando solo soddisfazione ai bisogni umani: "Mangiavano, bevevano...!" (v 28b), o agli affetti familiari: "Prendevano moglie, prendevano marito...!" (v 27b), fosse una vita degna di essere vissuta. È un po' il rischio della nostra generazione. I tempi di Noè, di Lot, di Sodoma, ecc., menzionati oggi da Gesù, non sono differenti da tutti gli altri giorni della storia umana. Sia la Salvezza, come la Perdizione, non risiedono in eventi straordinari, ma nella quotidianità della vita: l'uomo si perde, se è mosso dall'egoismo, si salva, se è mosso dall'amore: "Due nello stesso letto: uno portato via, l'altro lasciato..." (v 34); Due donne a macinare nello stesso luogo: l'una verrà portata via e l'altro lasciata" (v 35). Questo ci dice che la Salvezza, non dipende da "cosa si fa", ma da "come la si fa", e soprattutto "per Chi la si fa". La nostra impenitenza (L'invito di Gesù è sempre alla penitenza e alla conversione), non ci salverà dal "Diluvio" della nostra insoddisfazione, zavorrati come siamo da certezze umane che ci impediscono ogni anelito alla vigilanza, dando senso e speranza ai nostri giorni. Dio non voglia che nella "scelta", noi "veniamo lasciati" a noi stessi, vittime delle nostre scelte sbagliate. Sforziamoci di costruire, anche nel nostro mondo, "Arche" di inclusione e di luce, per tanti che hanno smarrito la via del Cielo! Chiediamo al Signore il coraggio di andare avanti, di confidare in Lui, come Noè, Lot...,e di abbandonare le tante "Sodoma e Gomorra", che ci intondiscono, indurendo il nostro cuore. Chiediamogli di andare avanti, oltre lo scoraggiamento, sapendo osare, senza continuare a piangerci addosso, non confidando più nel nostro passato, come fece la moglie di Lot. Allora sì, che nella pienezza dei tempi, saremo invitati alla grande Festa nel suo Regno. Una serena giornata.


di Parr. S. Giuseppe Mandatoriccio Mare | 04/11/2022

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