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Mandatoriccio (Cosenza) - "Gli Angeli, nostri custodi"


di DON MICHELE ROMANO - Oggi la Chiesa, celebra la festa dei Santi Angeli custodi. Sì, esistono gli Angeli, a nostra custodia, eccome! Nel Vangelo di oggi (Mt 18, 1-5.10), Gesù li identifica con i "piccoli", i bambini, che come Angeli "vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli" (v 10). Esistono e ci sono messi accanto per proteggerci, per aiutarci,e stimolarci. È bello pensare agli Angeli custodi, come a Spiriti, con personalità diverse, preposti alla nostra salvaguardia, ma purtroppo,  restano accomunati da un problema di fondo: il più delle volte, ahimè, restano disoccupati, perché non solo non rivolgiamo mai loro una parola, una Preghiera (Ad es. "l'Angelo di Dio"), ma non ci passa per la testa, neppure di prestare loro attenzione. Ad un giovane sopravvissuto a un grave incidente, il giorno dopo il Parroco, facendogli visita, gli disse (Con una punta di simpatica ironia): "Ho saputo da che ieri, il tuo Angelo custode, è stato ricoverato in ospedale, in prognosi riservata". Gli Angeli, nostri amici e custodi, ci sono dati dal Signore per camminare sulle vie del mondo, con maggiore sicurezza. Anche se non riusciamo a comprendere questo mistero, ciò non vuol dire che essi non esistono. Sarebbe come impoverire la Scrittura. Oggi a Gesù, i discepoli pongono una domanda: "Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?" (v 1) Gesù, più che una risposta diretta, compie un gesto simbolico, che va a sconvolgere tutte le loro prospettive arrivistiche: "Chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: "In verità io vi dico: se non vi convertirete, e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli" (v 3). Il bambino accolto, si rivela essere Gesù in persona: "Chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me" (v 5). È solo allorquando ci scopriremo poveri e piccoli davanti a Dio, che comprenderemo questa grande Verità: "Chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli" (v 4). Questo non significa ritornare "fisicamente" bambini, o scadere nell'infantilismo, ma mettersi davanti a Dio proprio come fa un bambino, di fronte a suo Padre, e percepire che il Signore ci chiama a crescere, e diventare ciò che dobbiamo veramente essere: dei piccoli, dei poveri, dei "beati" (v 3), che tutto aspettano dalla sua Grazia! Ma se è Gesù stesso, ad identificarsi col "piccolo", chi di noi può avere la pretesa di sentirsi ancora "grande? Ecco perché nelle nostre Comunità cristiane, non serve "salire", o affermarsi nel protagonismo: non occorre sentirsi "grandi", ma farsi piccoli e servizievoli. Perché, più noi ci "svuotiamo", più Dio ci "riempie" di sé e della sua Grazia, anche perché, l'unità di misura del cristiano, non sarà mai la "potenza", ma l'umiltà. Purtroppo, anche nella Chiesa di Dio, non sempre si vive nella fedeltà a questa parola del Vangelo. Ecco perché, a un certo punto, San Giacomo scrive:  "Fratelli miei, non mescolate a favoritismi personali, la vostra fede nel Signore nostro Gesù Cristo, Signore della gloria..., non fate in voi stessi preferenze..., non abbiate a disprezzare il povero (Gc 2, 1-5). Un simile atteggiamento, provoca il forte richiamo di Gesù: "Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli" (v 10 a). Tramite i propri "Angeli", che vedono il volto di Dio (Nella tradizione giudaica, essi sono chiamati "Angeli del volto", sono quelli di primo grado, incaricati di compiti speciali in ordine alla protezione degli eletti - cfr Enoch 40, 1-10). Essi, i "piccoli", possono far giungere a Dio i torti e le ingiustizie che ricevono. Chi tocca i suoi "piccoli", tocca Dio! Una santa domenica.


di Parr. S. Giuseppe Mandatoriccio Mare | 30/09/2022

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