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Mandatoriccio (Cosenza) - "Si alzò e lo seguì"


di DON MICHELE ROMANO - La pagina del Vangelo di stamane (Mt 9, 9-13), ci parla della chiamata dell'Apostolo Matteo, di cui oggi celebriamo la Festa liturgica. Chi era Matteo? Era un giudeo ricco, anzi molto ricco, però temuto ed odiato, proprio come accade a chi ha fatto fortuna, sulle tragedie altrui. Era considerato un Pubblicano ("Peccatore pubblico"), un "venduto" ai Romani, un "idolatra", per Farisei e devoti, perché trafficava con le monete, che portavano l'effige dell'Imperatore (Considerato un "dio"). Poi un giorno, avvenne l'incontro con Gesù. Certo, lo avrà visto altre volte, avrà sentito sicuramente parlare di questo profeta, di cui tutti proclamavano le lodi, ma lui non aveva tempo per interessarsi di religione. Gesù si accostò, certamente con un benevolo sorriso, al suo banchetto delle tasse, e lo guardò con intensità. Immagino la faccia di Matteo: Certamente, si aspettava un rimprovero, per il suo "peccaminoso" ruolo sociale! Ed invece no. È bastato che Gesù gli dicesse semplicemente: "Seguimi" (v 9b), perché lui restasse interdetto. Forse avrebbe voluto fargli tante domande, chiedere qualche spiegazione del perché..., ma non un suono uscì dalla sua gola. Così, "si alzò e lo seguì" (v 9c). Se pensiamo che Matteo scriverà questa pagina, 30 anni dopo l'incontro avuto con Gesù, capiamo che è solo per dirci con gioia: "Ne è valsa la pena"!
Trent'anni sono tanti ( Come del resto accadde anche all'apostolo Giovanni, che scriverà il suo Vangelo, dopo l'incontro avuto con Gesù, addirittura, circa, 60 anni dopo, specificando incredibilmente: "Erano circa le quattro del pomeriggio" (Gv 1,39b), e Matteo dice a tutti noi, oggi, suoi lettori: Io ho lasciato tutto: Ricchezza, potere, progetti, e ho seguito il Nazareno. Ve lo ripeto, ne è valsa la pena, credetemi! In quel momento, mi sono sentito finalmente amato, accolto, e la festa che ho dato, giunta la sera, e a cui Gesù ha voluto partecipare ( Il che, mi ha stupito tanto!), malgrado fossimo tutti "professionisti" della truffa, e spregiudicati senza scrupoli, questo, poi, inevitabilmente ha causato la reazione dei benpensanti: "Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?"
È quì che Gesù invita i Farisei, a fare un passo importante: "Andate a imparare che cosa vuol dire: 'Misericordia io voglio e non sacrifici' (v 13a). Dio, che è Amore, chiede l'amore, non il sacrificio: Occorre cambiare il cuore: "Non chiunque mi dice 'Signore Signore', entrerà nel regno dei cieli..." (Mt 7, 21a). Impariamo anche noi da Matteo, che da "onnipotente" pubblicano, è divenuto "umile" discepolo e Apostolo. Impariamo anche noi, come ha fatto lui, ad alzarci e a seguire Gesù, con decisione e fermezza, ma soprattutto con tanta gioia e gratitudine nel cuore. Una serena giornata.


di Parr. S. Giuseppe Mandatoriccio Mare | 21/09/2022

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