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Soverato (Catanzaro) - Festival d’Autunno, Sergio Múñiz e Tango Sonos hanno raccontato l’incontro tra Borges e Piazzolla


Un incontro tra due Maestri, Jorge Luis Borges e Astor Piazzolla, un momento solenne in cui parole e musica si sono incrociate, originando uno dei punti più alti della cultura musicale argentina. Nell’Arena del Teatro Comunale di Soverato, Sergio Múñiz e Tango Sonos hanno reso il giusto tributo a quell’avvenimento con ‘El Tango’, uno spettacolo inserito nell’ambito del Festival d’Autunno, ideato e diretto da Antonietta Santacroce.

 Era il 1965, quando Borges e Piazzolla incisero El tango’, un disco che avrebbe dovuto lasciare un segno importante. In effetti, culturalmente fu un successo, ma commercialmente un disastro. Le idee diverse sul tango trovarono un fantastico punto di congiunzione. Purtroppo il discografico non credette fino in fondo nell’operazione stampando poche copie di un disco che oggi, pur essendo una pietra miliare nel genere, può essere considerato un oggetto misterioso.

Molto si è scritto del tango, della sua malinconia, del suo essere un lamento amoroso, della passione che sprigiona in chi ne è coinvolto musicalmente e in chi si lascia andare alle movenze languide e voluttuose. Una realtà che traspare da ogni singolo racconto di Múñiz e dai brani lenti e appassionati, ma anche impetuosi dei Tango Sonos.

Introdotto dalle note di ‘El tango’, un poema musicale di rara intensità, l’attore recita in spagnolo con forza il testo scritto da Borges sulla musica di Piazzolla. La magia si compie dal primo istante. Le vibrazioni trasmesse dal brano composto dai due artisti avvolge, aggredisce, a tratti accarezza. Colpisce nel profondo dell’anima e del cuore. Sergio Múñiz e Tango Sonos sanno renderlo proprio, originando un inatteso crescendo di emozioni.

Buenos Aires è lì dietro l’angolo. Nonostante Múñiz inizi le sue narrazioni dalla partenza di nonno Pantaleone Piazzolla da Trani, il “profumo” dei luoghi e delle strade in cui la gente si lasciava andare alle milonghe, sembrava palesarsi in un’Arena diventata un angolo della capitale argentina. Ogni parola, ogni racconto era un frammento di una storia, quella di Piazzolla, che aveva il sapore di una introduzione ad un altro attimo di incanto creato dalla musica.

La presenza di Múñiz non è stata solo di fine narratore. Artista in continua evoluzione, si è lasciato andare all’esecuzione pregevole di ‘Historia de un amor’‘Morena’ e ‘Alguien el dice al tango’, nella insolita veste di cantante. L’attore e i fratelli Antonio e Nicola Ippolito, rispettivamente al bandoneon e al pianoforte, hanno saputo creare la giusta dimensione di uno spettacolo privo di cali di attenzione. Ogni racconto, ogni esecuzione è apparsa sempre interessante e coinvolgente.

Múñiz ha raccontato la storia di Piazzolla, di quel rapporto memorabile tra lui e Borges, ha citato altri grandi musicisti come Anìbal Troilo e Carlos Gardel, con una narrazione sempre appassionata. I Tango Sonos hanno confermato di essere affiatati ed in stato di grazia, riuscendo a dare la giusta intensità a ogni brano eseguito. I due fratelli hanno saputo dare una impronta personale a brani come ‘Adios nonino’‘La cumparsita’‘Oblivion’ e ‘Libertango’‘Qujegas de bandoneon’‘Triunfal’ e ‘Jacinto Chiclana’, senza mai tradire la scrittura originale.


di Redazione | 12/09/2022

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