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Mandatoriccio (Cosenza) - "Signore, non sono degno"


di DON MICHELE ROMANO - L'evento proclamato nel Vangelo di oggi (Lc 7, 1-10), dimostra che la Salvezza, non esclude proprio nessuno. Gesù compie un miracolo "singolare", proprio nella Galilea delle genti, a Cafàrnao, crogiuolo di culture, perché ai margini dell'Impero, e lontani da Gerusalemme; ed è risaputo che gli Ebrei, guardavano la Galilea con disprezzo: "Può venire qualcosa di buono da Nazaret?" (Gv1, 46). Ma ciò che è disprezzato dagli uomini, è prezioso davanti a Dio. Un Centurione (Comandante di una "Centuria"- 100 soldati), oggi ci dà una grande lezione di fede e di umiltà. È un pagano, ma amico degli Ebrei (Ha collaborato alla costruzione della Sinagòga), ed è appartenente anche ad una categoria, posta in autorità nell'ambito militare, persona abituata, cioè, più a ccomandare, che a compiere atti di sottomissione. Tuttavia, egli riconosce la potenza e la dignità di Gesù, tant'è che non osa nemmeno andare da Lui, perché convinto che la "distanza", non impedirà a Gesù, di compiere il miracolo che lui gli chiede, tramite alcuni Anziani dei Giudei. Lui stesso specificherà nel Vangelo: Signore..., "Per questo non mi sono neanche ritenuto degno di venire da te, ma comanda con una parola e il mio servo sarà guarito" (v 7). Altra sorpresa, poi, deriva dal fatto, che la sua umile implorazione  non riguarda la guarigione di un suo familiare, ma di un suo subalterno, un servo, che "lo aveva molto caro" (v 2b). Gesù, non solo compie la guarigione del povero servo, ma elogia meritatamente  la fede del Centurione: "Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande" (v 9). È sempre l'umiltà, di chi sa riconoscersi bisognoso della sua misericordia, a smuovere Gesù. D'altra parte, Lui stesso si è fatto modello di umiltà: Da Figlio di Dio... "Svuotò se stesso, assumendo una condizione di servo" (Fil 2, 7). Davvero esemplare, la fede di quest'uomo, non ha bisogno della presenza del Rabbì, gli basta una parola, come egli con una parola, riesce a comandare ai suoi subalterni, senza poi verificare l'esecuzione dell'ordine! Anche Gesù, si stupisce davanti davanti alla sua Fede cristallina, e lo ammira! Proviamo per un attimo, ad immaginare la reazione di Scribi e Farisei, pronti a sbandierare l'appartenenza al popolo di Dio! Nella Storia, la "smemoratezza", qualche volta ha preso il sopravvento, soprattutto quando si è arrivati a sentenziare che: "Fuori la Chiesa, non c'è salvezza!"
Questa pagina di Vangelo, rappresenta un'autentica smentita, sembra proprio dire altro, a meno che non vogliamo restare nella miopìa di visione, tipica di tanti nostri "Cenacoli-ghetto", dalla mentalità chiusa, carica solo di pregiudizi! Oggi il Vangelo ci insegna ad accogliere tutti: Cristiani e Pagani, perché tutti figli dello stesso Padre  Celeste, superando così ogni distanza, perché la Fede va oltre ogni confine. Certo il Centurione non poteva immaginare, che quelle sue parole, avrebbero attraversato i secoli, e la Chiesa poi, le avrebbe fatte proprie, in ogni Eucaristia, da ripetere prima di ricevere il pane del Signore. Oggi, Cafàrnao, ci ha aperto gli occhi, ci ha dato l'opportunità di cogliere la veridicità di quanto Gesù ci dice: "Se avessimo Fede pari a un granellino di senape, potremmo smuovere le montagne" (Lc 17, 5). Una serena giornata.


di Parr. S. Giuseppe Mandatoriccio Mare | 12/09/2022

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