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Mandatoriccio (Cosenza) - "Roccia o sabbia?"


di DON MICHELE ROMANO - Se nei versetti del brano precedente (vv 38-42), erano state elencate le caratteristiche dei falsi cristiani: Ciechi e severi con gli altri, benevoli con sé stessi, ed illusi di non aver bisogno di perdono alcuno, oggi nel Vangelo (Lc 6, 43-4, ci viene presentato il nostro problema più grave: Siamo piante cattive, che producono frutti cattivi. Un rimedio, tuttavia, c'è: Dobbiamo accettare l'innesto, nell'unico albero buono, il solo capace di produrre frutti buoni: l'albero della Misericordia di Dio, l'albero della Croce di Cristo! E fin quando restiamo alberi cattivi ("Non si raccoglie uva, da un rovo"), che non decidiamo, cioè, di essere totalmente di Cristo, è inutile sforzarsi di produrre frutti buoni. Gesù non ama le esteriorità, né i salamelecchi, non la pompa magna, né la ritualità sterile..., sono ormai stereotipi superati. No, cari amici, Dio ci raggiunge solo se gli apriamo il cuore, convertendo la nostra quotidianità, in gesti credibili. San Paolo ci fa un elenco dei frutti buoni: "Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sè" (Gal 5, 22). Questa lista ci dice, quale metro di misura, se siamo cristiani buoni o cattivi. La differenza tra un albero cattivo, ed un uomo cattivo, è facile da cogliere: Mentre è risaputo, che un albero cattivo non può diventare buono, al contrario, un uomo cattivo può, e deve diventare buono! Questo si chiama: processo di "conversione", passaggio dalla cattiveria alla bontà. Preghiera, sacramenti, pratiche religiose, ecc., o ci aiutano a diventare buoni d'animo, o non servono a niente. Questa bontà deve manifestarsi, attraverso l'amore concreto al prossimo, un amore che antepone i fatti alle parole, come ci insegna l'apostolo Giovanni: "Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma coi fatti e nella verità" (1Gv 3, 18). La parabola che oggi Gesù racconta nel Vangelo, della casa costruita sulla roccia o sulla sabbia, conclude nel modo migliore tutto il discorso. Non basta riconoscere Gesù, come il "Signore", ma soprattutto nel fare la sua volontà. Una fede fatta di sola "conoscenza", che non diventa esperienza col Signore, che trasforma la nostra vita, è una fede per così dire "diabolica": "Tu dici di credere in un solo Dio? Tranquillo, anche i demòni lo credono". "La fede, senza le opere, è morta (Gc 2, 19. 26).
Il vero Cristiano, resta sempre ben piantato, e saldamente radicato e fondato nella fede, perché ha raggiunto robuste e profonde convinzioni, che lo portano ad un serio impegno di vita, per non crollare davanti alle contrarietà e alle prove. Un Cristianesimo, fatto solo di belle parole, di fastose celebrazioni liturgiche, non reggerà alle immancabili persecuzioni ed avversità della vita. Se la nostra fede, resta sempre e solo alla superficie, se non incide, a cosa ci serve? Ascoltiamo sul serio questa parola di Gesù, costruiamo la casa della nostra vita cristiana, sulla roccia, che anche se ci costa tanta fatica: Cambiare le nostre scelte, vivere con coerenza il Vangelo, sapendo che, l'uomo vecchio che in noi si ribella e ci ostacola in mille modi..., se davvero abbiamo incontrato Cristo, "Roccia" della nostra salvezza, allora saremo capaci di "osare", ma seriamente! E allora sì, che accoglieremo anche l'ardito, quanto originale invito, di Don Tonino Bello, che alla fine della Santa Messa, soleva dire: "Fedeli carissimi, la Pace è finita, andate a Messa. A tutti, una serena giornata.


di Parr. S. Giuseppe Mandatoriccio Mare | 10/09/2022

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