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Mandatoriccio (Cosenza) - "La Pagliuzza e la trave"


di DON MICHELE ROMANO - Oggi, le parole del vangelo (Lc 6, 39-42), in questo che è conosciuto come il "discorso della pianura", ci fanno riflettere sull'importanza di una condotta esemplare, da offrire agli altri: Si sa, che un buon comportamento,un buon esempio, vale più di mille parole. In forza del Battesimo, tutti abbiamo ricevuto il "munus" (La funzione), di essere modelli per chi ci circonda: I Genitori nei confronti dei figli, i Docenti per gli alunni, le Autorità sui cittadini! Ma il Cristiano, deve sforzarsi di tradurre in opere, ciò in cui crede e professa con la parola, soprattutto riguardo a quanto, oggi, Gesù, ci dice nel Vangelo: "Può forse un cieco guidare un altro cieco?" (v 39).
La cecità fondamentale, è quella di non ritenersi bisognosi della Misericordia di Dio. Cieco, è chi non ha sperimentato la Misericordia del Padre, donatagli in Cristo, e perciò il suo agire è senza Misericordia. Il male che io condanno nel mio fratello (La "pagliuzza"), è sempre piccola cosa, rispetto al male che commetto io ("La "trave").
Occorre "criticare" se stessi, non gli altri, perché  paradossalmente, io non mi accorgo che, quando punto il dito contro mio fratello, non vedo le altre tre dita, che stanno sotto l'indice, rivolti e puntati verso di me!
Solo l'amore misericordioso, è capace di togliere la cecità, restituendoci l'ottica del cuore, che ci consente di vedere bene,  per togliere la pagliuzza dall'occhio del fratello. Solo chi ha fatto esperienza del perdono, è in grado di perdonare; la vera "trave" che ogni discepolo di Cristo, deve levarsi dall'occhio, è la presunzione di essere "giusto"! Se manca questo, siamo davvero "guide cieche" per gli altri: pretendiamo di conoscere la strada, senza ammettere con umiltà, che Cristo è l'unica "Via"; Siamo guide cieche, quando crediamo di essere capaci di giudicare gli altri, senza prima togliere la trave dal nostro occhio; Siamo guide cieche, quando nella nostra vita, ci sostituiamo a Dio: Anche i migliori tra noi, anche chi fra noi ha un ruolo nella Comunità, fosse il prete, il vescovo, il maestro dei novizi, ecc., mai
sentirci detentori della verità o superiore agli altri, perché siamo tutti discepoli, ed uno sono è il Maestro: Gesù, vera "Luce" per ogni uomo. Solo un cuore che ammette il proprio limite, che ha dolorosamente sperimentato la sua miseria, anche attraverso umiliazione e colpa, può essere in grado di riconoscere e comparire la miseria altrui. Solo mettendomi alla sequela di Cristo, eviterò il "baratro" della cecità, e l’accusa di "ipocrisia", che rende ciechi "dentro". Quando uno è cieco, in senso "fisico", aguzza altri sensi: Il tatto, l'udito, la memoria, la fantasia, ecc.; ma quando uno è cieco in senso "spirituale", aguzza in negativo, tutto ciò che mette in evidenza, i difetti degli altri: L'avarizia, il pregiudizio, la violenza, la maldicenza, l'aggressività. Non aspettiamo di cadere nell'evangelica "buca", iniziando a gridare "Aiuto", perché l'ipocrisia, conduce inevitabilmente  alla morte dell'anima. Pertanto, impariamo a vivere: per Cristo, con Cristo, e in Cristo, nostro vero maestro, modello, ed esempio di vita, da militare. Una serena giornata.


di Parr. S. Giuseppe Mandatoriccio Mare | 09/09/2022

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