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Mandatoriccio (Cosenza) - La scelta dei 'primi posti'


di DON MICHELE ROMANO - Oggi, la Liturgia della Parola di questa XXII Domenica del T.O., ci invita ad avere la consapevolezza del nostro limite, senza scoraggiarci. Ognuno di noi coltiva l'aspirazione ad essere: bravi, giusti, meritevoli, dinanzi al Signore, ma è solo accettando la nostra parte più debole, quella che ci umilia, che facilita l'incontro con Lui. Solo chi si sente fragile, piccolo, si fida di chi è più forte: Il cieco tiene più forte la mano di chi lo guida! Il brano evangelico di oggi (Lc 14, 1.7-14), ci propone Gesù mentre si trova a pranzo, a casa di uno dei capi dei Farisei. Il "banchetto", rimane sempre il simbolo del Regno, cioè, della storia umana, in cammino verso il suo apice ideale. La "Lectio Biblica" che Gesù, oggi, ci propone (Lui, che per primo, ha preferito l'ultimo posto: "Cristo Gesù..., non ritenne un privilegio l'essere come Dio, ma svuotò se stesso, assumendo una condizione di servo"- Fil 2, 6-7), non vuole essere una bellissima norma di Galateo, perché Lui, in questo momento, sta pensando in modo particolare, al posto di ognuno di noi davanti a Dio, e ci insegna che davanti alla gratuità dell'invito, non si risponde cercando di ostentare se stessi! Più ci sediamo in basso, più sapremo attivare e coltivare relazioni, con chi sa di non essere importante. Quando, invece, salvaguardiamo il nostro ruolo, il nostro posto, creiamo solo il timore negli altri, e nel contempo il vuoto, anche attorno a noi stessi. La nostra mancanza di "compassione", spesso nasce solo dalla non consapevolezza della nostra fragilità. Solo considerando gli altri, superiore a noi, sperimenteremo la vera "kenosi" interiore (Umiliazione, "abbassamento "). Solo a questo punto, saremo in grado di invitare a pranzo, anche il marocchino, la ragazza che batte il marciapiede, o il vicino di casa, al quale non rivolgiamo più la parola da anni. Sì, Amici, tutti abbiamo bisogno di essere considerati, stimati, apprezzati, e lodati, solo questa certezza ci farà sedere anche vicino ad un tossico, ad un barbone, che hanno bisogno di ritrovare un po' di amicizia, di essere trattati con stima, comprensione, e tenerezza! Ci consoli la conclusione del Vangelo: parla di contraccambio, di ricompensa. Sia ben chiaro, tuttavia che ogni merito, sarà proporzionato al bene che faremo, a coloro che non possono ricambiare (E nel Vangelo, vengono menzionate le quattro categorie di poveri - di allora e di oggi : poveri, storpi, zoppi, ciechi - v 13).
Al contrario di quello, su cui si basa l'andazzo del mondo: "Non si dà mai niente per niente", al Banchetto finale di Gesù  tutto è in controtendenza: La vera gioia, non risiede nel calcolo, oggi, la parabola dell'ultimo posto, metafora del Banchetto delle Nozze di Cristo Con l'umanità e la Chiesa, ci invita a comportarci in maniera diversa. Occorre, innanzitutto, un cambiamento ed una conversione del cuore, per cui i "primi", i cosiddetti "ricchi" ("Poveri ricchi!"), vengono ignorati e umiliati, divenendo, così,
i veri "ultimi": "Cedigli il posto...!" (v 9). Gli scartati, invece, diventano i prescelti, ed i poveri, i preferiti: "Amico, vieni più avanti" (v 10b). Nell'orizzonte umano, contano il prestigio e il ruolo, invece nell'orizzonte escatologico, conta la gioia e la gloria eterna, non quella bugiarda ed illusoria, di questa vita. una serena giornata.


di Parr. S. Giuseppe Mandatoriccio Mare | 28/08/2022

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