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Mandatoriccio (Cosenza) - "Talenti da moltiplicare"


di DON MICHELE ROMANO - Oggi nel Vangelo di Matteo (Mt 25, 14-30), Gesù ci descrive la parabola dei Talenti. Ciascuno di noi è stato dotato da Dio, di particolari doni, prerogative e risorse, che lo differenziano da tutti gli altri, rendendolo unico ed irripetibile. Basterebbe sfruttarli e moltiplicarli, per comprendere come siano solamente questi, a conseguirci la gioia e la piena realizzazione di noi stessi: mettere a frutto ciascuno il nostro potenziale, senza invidiare quello degli altri; questo è garanzia di successo personale, perché ci rende generosi verso gli altri, riscoprendo così la nostra vera utilità, ed il motivo fondamentale della gioia. Del resto, Dio, ha distribuito in modo equo e proporzionato questi Talenti, secondo le competenze e le possibilità di ciascuno. Come si suol dire: "Dio manda il freddo, secondo i panni"; ogni talento lo ha elargito in relazione alle proprie capacità commerciali ed alle abilità di investimento e di gestione. All'ultimo servo, a cui viene consegnato un solo Talento, sarebbe bastato impegnarsi, secondo le sue limitate capacità di sfruttamento, o in "ultima ratio", consegnare il prezioso in Banca. Almeno lì, il padrone (Dio), l'avrebbe ritirato con gli interessi. Il Signore, in lui, condanna: l'ignavia, l'apatia, e la pigrizia. Sono tante le opportunità che possiamo cogliere, nelle cose semplici, come del resto in noi stessi, sfruttando le nostre risorse e capacità: chi è chiamato ad un servizio, chi dà il meglio di sé nella preghiera, chi è più incline all apostolato, chi alla vita intellettuale, chi nell'animazione..., ma tutti disponiamo di Talenti preziosi per l'intera comunità; venuto meno questo mutuo soccorso, rischiamo di rendere lacunoso l'intero sistema, se non addirittura bloccarlo. Come credenti, questo ci rende responsabili, perché la Fede, non è un lasciapassare, ma una grave responsabilità; prova ne è l'atteggiamento del servo che ha ricevuto i cinque Talenti: "Subito subito ad impiegarli e ne guadagnò altri cinque" (v 16). Tutto questo, pur rimanendo "dono", diventa nostro "dovere"! Trafficare il proprio Talento, anzitutto vuol dire "coerenza" di opere: non pura appartenenza anagrafica al registro del Battesimo, o partecipazione alla Messa domenicale, sentita come un dazio. Occorre far fruttificare questi doni preziosi, che il Signore ci ha dato: il Talento (Non dimentichiamo che un solo Talento, equivaleva al salario di 6.000 giornate di lavoro), col mettere a frutto le capacità che Lui, fidandosi di noi, ci ha donato, per farli fruttificare, lì dove ci chiama a "fiorire". Non possiamo nasconderci nell'anonimato, o nella mimetizzazione del vivere mondano, ma senza fare proselitismo, solo con il nostro buon esempio, con la forza dell'attrazione, in un dialogo capace di osare, supereremo lo spettro di una Chiesa paurosa e conservatrice, ripetitiva e chiusa, nelle sue forme più consolidate. Oggi, Gesù, vuol farci anche comprendere, che la logica veterotestamentaria, dell'Amore, è superata: non possiamo rimanere ancorati al servilismo del "Non": "Non" rubare, "Non" commettere atti impuri; "Non" dire falsa testimonianza; "Non" desiderare la donna e la roba d'altri. Non si tratta solo, quindi, di evitare il male e ciò che è proibito (Pedagogia del Timore), si tratta invece di impegnarsi operosamente, nel fare il bene(Pedagogia dell'Amore). Questo è garanzia per l'ingresso nel Regno di Dio, che vuole da ognuno di noi, un amore: libero e responsabile, sereno, attivo ed appassionato! Una serena giornata.


di Parr. S. Giuseppe Mandatoriccio Mare | 27/08/2022

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