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Mandatoriccio (Cosenza) - "Chi si umilierà, sarà esaltato"


di DON MICHELE ROMANO - Gesù, oggi, nel Vangelo (Mt 23, 1-12), ancora una volta, torna su un concetto che gli sta particolarmente a cuore, e che vuole sia sempre praticato da tutti noi, suoi discepoli: il richiamo all'Umiltà !
Un invito a recuperare la nostra vera dimensione: "Ma voi non fatevi chiamare "rabbì" (v 8);
"E non chiamate "padre" nessuno" (v 9);
"E non fatevi chiamare "guide" (v 10). Prima di appropriarci di tutti questi titoli, ringraziamo Dio per tutto ciò che siamo ed abbiamo: "In Cristo Gesù siete stati arricchiti di tutti i doni" (1Cor 1, 5). Con questa consapevolezza, alla fine di ogni agire "corretto", faremo bene a ripetere: "Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare" (Lc 17, 10). Non esiste peggior Maestro, di colui che, insegna un comportamento con le parole, e lo contraddice palesemente con le azioni. San Paolo VI,
amava ripetere" "Oggi il mondo, ha più bisogno di Testimoni, che di Maestri". L'incoerenza, rimane sempre un peccato grave: "Non agite secondo loro opere, perché essi dicono e non fanno" (v 3). Oggi Gesù, con queste parole dure, stigmatizza il comportamento di Scribi e Farisei, che pretendono ed esigono dagli altri, ciò che loro si guardano bene dall'osservare: "Legano infatti fardelli pesanti e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito” (v 4). Paradosso vuole anche, che a tutto questo, aggiungono una ipocrita ostentazione di santità: "Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente" (v 5). Siamo nel pieno regno della falsità e della ipocrisia! Il Vangelo di oggi, ci obbliga a chiederci se, talvolta, non siamo anche noi, i Farisei di cui parla Gesù. Quante volte parliamo del Vangelo agli altri, senza nemmeno averlo letto, o meditato, ho fatto "attecchire" in noi, nella spasmodica ricerca di approvazioni, ostendando devozioni, facendoci chiamare con titoli onorifici..., tentazioni quanto mai attuali in molti cristiani, soprattutto in molti preti e vescovi. Saremo credibili nella misura in cui sapremo "vivere" il Vangelo che condividiamo agli altri. Uno solo è il nostro Padre, Maestro e Guida, e chi nella Chiesa ricopre un ruolo di servizio, lo sa bene! Solo in questa logica, il tentativo di rendere capillare e costante l'annuncio del Vangelo di Cristo nel mondo, ha un senso, altrimenti, anche la più impeccabile organizzazione ecclesiale, diventa come tutto, un'abitudine sterile. Chiesa Santa e Cattolica, certo, ma sempre e solo un'abitudine. Forse sto esagerando, ne sono consapevole, ma ho paura per me, di me. Purtroppo, tante volte, imponiamo agli altri, pesanti regole e norme che, anziché avvicinare, allontano dal Vangelo e dalla vera Fede. Ci sono ancora tanti cristiani (E nondimeno tanti Confratelli, ahimè), che amano girare in ampie vesti, e fregiarsi di titoli onorifici (Altro che Filattèri da allargare, o Frange da allungare), ma il Signore e Maestro, ci invita a cambiare mentalità, ad allontanarci dalle ipocrisie di certe scelte, che hanno soltanto il valore di esaltare noi stessi, di metterci in mostra, facendoci sentire sempre "il centro dell'universo"! Solo se sapremo farci "Servi per Amore", saremo in grado di riconoscere l'immensa Misericordia di Dio, che si rivela nel volto dell'unico vero Maestro: il Cristo. Una serena giornata.


di Parr. S. Giuseppe Mandatoriccio Mare | 20/08/2022

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