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Mandatoriccio (Cosenza) - "Maestro, è bello essere quì"


di DON MICHELE ROMANO - Oggi, meditando il Vangelo della Trasfigurazione di Gesù, sul Monte Tàbor (Lc 9, 28-36), vediamo la grande gioia di Pietro che, contemplando il corpo di Cristo, in stato Glorioso, ha una reazione di grande meraviglia: "Maestro, è bello per noi essere quì" (v 33a), una reazione che manifesta il più autentico dinamismo dell'Amore. Egli non pensa più a se stesso, ma cerca il bene degli altri: "Facciamo tre Capanne, una per te, una per Mosè, e una per
Elia (v 33b). Anche se non li aveva mai visti, riconosce subito Mosè, rappresentante della Toràh, ed Elia, rappresentante della Profezia, testimoni autorevoli dell'Antica Alleanza  che hanno preparato la venuta del Messia, e possono così, ora, consegnare a Gesù, tutto ciò che finora era stato "Detto" (Elia), e "Fatto" (Mosè), perché possa portare tutto a compimento, nella Nuova ed Eterna Alleanza. In questa scena, conosciuta come "Teofania Trinitaria" : la voce del Padre, Gesù, e la Nube, segno manifestativo della presenza dello Spirito Santo, emerge la Preghiera di Gesù, e il sonno degli Apostoli, quasi un'anticipazione dell'Orto degli Ulivi. Ma, centrale, rimane l'istruzione del Padre:  "Ascoltatelo" (v 35), che fuga ogni dubbio, circa l'identità di Gesù: "Il mio Figlio, l'eletto!" Nel parallelo di Marco, scrittore scarno ed essenziale, questa "voce", torna due volte: al Battesimo nel Giordano (Il punto geografico più basso del suo Vangelo), e sul Monte Tàbor (Il punto geografico più alto del suo racconto). Ora, questo verbo "Ascoltare", caratterizza tutto L'Antico Testamento, a partire dallo "Shemàh Ìsrael" (Dt 6, 4), perchè  era l'unico modo per entrare in relazione con Dio, che finora si poteva solo "ascoltare e mai vedere": "Tu non potrai vedere il mio volto, perché nessun uomo può vedermi e restare vivo" (Es 33, 20). Alla meraviglia degli Apostoli, per ciò che hanno visto, si staglia la decisione netta di Gesù, di non dire nulla: "In quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto" (v 36b). Gesù chiede questo silenzio deciso, per evitare il pericolo che sia il successo, a determinare la sequela. Certo il cammino per seguire Lui passa sempre dalla Croce, è duro, ma da oggi i Dodici, sanno quanto è radiosa la meta. Anche noi, oggi, spesso viviamo lo stesso pericolo, del fascino del numero, e del successo, rischiando di venire idolàtri del consenso e delle piazze. Manifestazioni, iniziative pastorali, affluenza alla stessa Messa domenicale, sono spesso valutate con criterio quantitativo. Ma quanto siamo lontani dalla Verità. Tanti di noi  amano fermarsi sul monte, a contemplare quella luce confortante, bearsi dei loro protagonismi..., evitando le tenebre del Calvario. Purtroppo, lo sappiamo bene, dalla vetta del Monte si potrà solo scendere, e allora chiediamo a Dio di saper ripercorrere lo stesso itinerario di Gesù, nostro Signore e Maestro, perché la Sua, e la nostra Gloria, passa solo attraverso l'abbassamento, la delusione, e spesso anche attraverso la morte atroce. C'è da chiedersi: nella nostra vita, abbiamo mai fatto esperienza di qualche "trasfigurazione"? Se sì, ci ha aiutato nella nostra testimonianza in Parrocchia? L'Eucaristia, per noi cristiani, oggi, è la "Teofania" di Dio, che si lascia pregare, toccare, perfino mangiare. È proprio in quel momento che dovrebbe avere in noi, l'inizio della "trasfigurazione", perché è Lui che ci trasforma dal di dentro.
E tornando a casa, scendendo dal monte, possiamo continuare a essere trasfigurati, luminosi, per illuminare con la nostra testimonianza, la vita dei nostri fratelli. Una serena giornata.


di Parr. S. Giuseppe Mandatoriccio Mare | 06/08/2022

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