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Mandatoriccio (Cosenza) - "Morire per vivere!"


di DON MICHELE ROMANO - Oggi il Vangelo (Mt 16, 24-28), ci mette chiaramente, davanti ad una scelta radicale, che non ammette mezze misure: "Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua (v 24). La sofferenza e la morte, sono certamente, le conseguenze più gravi del Peccato Originale. Anche Gesù, che non era uno stoico, aveva anche Lui: fame, sete, stanchezza, si lasciava aiutare, dove poteva, mitigava il dolore fisico e morale. Se vogliamo che il "caricarci della nostra Croce", abbia un senso ed un valore redentivo, dobbiamo prima scegliere ed amare Cristo, Lui che la Croce, l'ha portata tutta intera. A noi, commenterà
Teilhlard de Chardin, tocca portare, ognuno, un "pezzo" di quella Croce! Quando Gesù è morto sul Gòlgota, è come se quella Croce fosse "esplosa", e le sue "schegge", hanno colpito tutti gli uomini, di ogni tempo e di ogni luogo. Solo in questa prospettiva di Fede, acquistano un senso le "croci" della nostra esistenza, se amiamo Dio e sappiamo affidarci alla sua misericordia: "Chi vuole salvare la propria vita, per causa mia la troverà..."(v 25). Seguire Cristo, non è un fatto puramente esteriore, ma una adesione del cuore e della mente. I tre verbi del brano:1)- Rinunciare a se stessi; 2)- Prendere la Croce; 3)- Seguire Gesù, indicano in cosa consiste, essere veri discepoli di Gesù. L'espressione: "Quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita?" (v 26a), evoca l'opposizione tra la salvezza che cerca l'uomo, nel possesso dei beni di questa terra, e la salvezza offerta da Dio, che ci insegna ad accogliere le difficoltà, che la vita ci pone davanti (Non certo Lui !), con spirito positivo e costruttivo. Perciò, non ci spaventi la Croce: per raggiungere la vetta, occorre faticare, per sbarazzarsi dei falsi idoli che portiamo nel cuore, bisogna lottare. Proprio come ha fatto Gesù. Accogliere la sequela che Lui ci propone, è garanzia di salvezza eterna, pretendere invece, di salvarci di nostra iniziativa, è un tragico fallimento. Vale la pena, portare con serenità le nostre croci (E non pensiamo che la nostra, sia più pesante di quella  di tanti altri nostri fratelli!). Vale la pena di "credere", di perdere tutto, se necessario, per guadagnare l'assoluto. È proprio il v 27, che parla del Giudizio finale (La Parusìa), che verterà proprio sulle nostre opere, e sulle nostre libere scelte di vita. Infine Matteo, mette l'accento sulla "promessa", che: "Vi sono alcuni tra i presenti che non moriranno, prima di aver visto venire il Figlio dell'uomo con il suo Regno (v 28), richiamandosi, così, alla Teofanìa (Manifestazione di Dio), della Trasfigurazione, che segue subito dopo, al Cap. 17 !
Mi piace concludere, questa piccola riflessione, con le parole di San Paolo:  "Quanto a me, invece, non ci sia altro vanto che nella croce del Signore Nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso  come io per il mondo" (Gal 6, 14). Una serena giornata.


di Parr. S. Giuseppe Mandatoriccio Mare | 05/08/2022

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