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Mandatoriccio (Cosenza) - "Arricchire, davanti a Dio"


di DON MICHELE ROMANO - Alla luce del Vangelo di questa XVIII Domenica del T.O. (Lc 12, 13- 21), è il caso di domandarci: Qual'è il nostro rapporto col denaro, e i beni in genere? Di cosa riempiamo il nostro cuore? Nella parabola del ricco "stolto", che oggi Gesù ci espone, vediamo un uomo, completamente appagato dalle ricchezze di questa terra, per cui molto chiaramente dice: "Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi, e divertiti" (v 19). Tutte queste, non vanno sempre considerate, esclusivamente, negative,  possono anche essere buone, se usate bene: possono divenire un'opportunità, per una maggiore carità e condivisione, verso chi è più bisognoso. Ma la nostra Anima, non può essere appagata da questo "materialismo imperante", possiede un'ansietà di pienezza, che ritrova solo in Dio. Ecco perché San Paolo, ci esorta: "Cercate le cose di lassù, non quelle della terra... dove è Cristo, nostra vera ricchezza(Col 3,2). Il Signore, non ha messo la nostra felicità, nelle cose di questa terra: eredità, lauti pranzi, macchine di lusso, vacanze nei posti più esotici, proprietà, o soldi. Tutt'altro, il Vangelo è una denuncia alle ingiustizie, e all'egoismo di tanti. Quante volte, nelle Famiglie, per divisioni di eredità, come nel caso del Vangelo di oggi, accadono cose assurde: si è più propensi a perdere un fratello o una sorella, piuttosto che un pezzo di terra o una parte di eredità. Quante liti, quante cause, che nei Tribunali, durano anni e anni. Il Signore non vuole altro che la nostra beatitudine, e per questo ci vuole liberi da tutto questo, che rappresentano i fantasmi della falsa felicità: "guardatevi e tenetevi lontano, da ogni cupidigia" (v 15a), che rinchiude la nostra vita nell'e  ffimero. Infatti: quale vantagio c'è che un uomo guadagni il mondo intero, se poi si perde o rovina se stesso? La cupidigia ci spoglia dell'unico valore della nostra vita: l'infinito desiderio di Dio. "Tu eri dentro di me, ed io ero fuori", diceva Sant'Agostino. Purtroppo, la nostra vita, la nostra gioia, non dipende dai nostri beni. Tutto si lascia, tutto è mezzo, il fine della nostra vita, è solo Dio! Simpatico, Papa Francesco  quando un giorno disse: "Ma avete mai visto un carro funebre, che accompagna un morto, e dietro di lui un camion con tutti i suoi beni? "Sic transit gloria mundi", così passa la gloria di questo mondo. Ecco perché Gesù, ha ragione nel dire: "Stolto, questa notte stessa, ti sarà richiesta la tua vita e quello che hai preparato di chi sarà"! (v 20). Quante volte ci capita di "fare i conti senza l'Oste, se Dio ci ha dato di più (A parte che ci chiederà di più), ma poi è perché ogni ricchezza, non è negativa in se stessa, ma può anche aiutarci a comprendere il valore del nostro esistere. Senza mai dimenticare, di coltivare una fede genuina ed autentica, tipica di chi, non possedendo nulla o poco, sa confidare in Dio. Ci aiuti il Signore a comprendere che disporre dei beni, non deve essere solo per appagare i propri desideri, ma metterli al servizio degli altri, per comprendere che: "Là dove è il nostro tesoro, sarà anche il nostro cuore" (Mt 6,21). Già il Qoèlet, nella prima lettura, ci ricorda che tutta la nostra vita, spesso si svolge nella vanità, nell'apparenza, nell'inconsistenza. Il Cristiano, è chiamato ad essere uomo e donna, capace di leggere nella quotidianità, le tante Dio-incidenze, che ci aiutano a non affannarci, per le cose di questo mondo, a superare ogni ansia e preoccupazione , nella dimensione del materialismo, ma saper guardare al di là di tutto ciò, per giungere al vero tesoro: le realtà del Cielo. Una serena giornata.


di Parr. S. Giuseppe Mandatoriccio Mare | 31/07/2022

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