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Mandatoriccio (Cosenza) - "Vogliamo vedere un segno"


di DON MICHELE ROMANO - Oggi Gesù, nel Vangelo (Mt 12, 38-42), è messo alla prova da "alcuni Scribi e Farisei (v 38a): "Maestro, da te vogliamo vedere un segno" (v 38b). Questo, non per ragioni di fede, ma di potere. Per loro, infatti, Gesù rappresentava una minaccia, e per paura di perdere il loro potere, cercano di "screditarlo", con queste provocazioni. Molte volte, tuttavia, questi non ben specificati "alcuni",  possiamo essere noi stessi, quando siamo arroccati sul nostro egoismo, o tesi a salvaguardare i nostri interessi individuali, guardando oggi, ad esempio, la Chiesa, come una mera organizzazione umana, e non come il meraviglioso progetto d'amore di Dio, per ciascuno di noi. La risposta di Gesù, è molto chiara: "Non le sarà dato nessun segno (v 39b), non certo per paura (Di "segni e prodigi", loro ne avevano visto tanti!), ma per sottolineare che i "segni", sono il rapporto di comunicazione e di amore, tra Dio e l'umanità. Gesù è il "Segno" più grande ed eloquente, ed oggi la Parola di Dio, ci invita a capire con umiltà, che solo un cuore convertito, rivolto al Signore, sarà in grado di ricevere, interpretare, e vedere, questo grande Segno che è Gesù. Quando invece la fede, va alla ricerca dello "straordinario", della soddisfazione visiva, del "segno", appunto, vuol dire che: o siamo in crisi, o che la nostra fede, non è mai cresciuta, non è mai diventata adulta. Un grande autore, non Cristiano, J. Paul Sartre, nella sua opera "Nausea", mette in bocca al personaggio principale: "Amore è un'impresa ardua. Bisogna avere un'energia, una generosità, un accecamento. C'è perfino un momento, all'inizio, in cui bisogna "saltare" un precipizio: "se si riflette, non lo si fa". Ecco perché, Credere e Amare, devono avere le stesse modalità, per rapportarsi alle persone  e di conseguenza anche a Dio. Credere e Amare, però richiedono anche un po' di follia, di saltare qualche precipizio, o per dirla biblicamente, attraversare un mare a piedi! Chiaramente, il segno di Giona profeta, è prefigurazione della Risurrezione di Cristo: "Come infatti, Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell'Uomo resterà tre notti e tre giorni nel cuore della terra" (v 40b). Fatta questa precisazione, c'è da chiedersi: Qual'è l'accoglienza che ha la predicazione di Gesù? Come già è avvenuto altre volte, segue la severa condanna, perché la malvagità di Scribi e Farisei ("Generazione malvagia e adultera... v 39a), ancora una volta si esprime, nel non voler ammettere che Gesù è "più grande di Giona e di Salomone", mentre i "Pagani" (Gli abitanti di Nìnive), dimostrano di essere più disponibili all'ascolto della Parola del Profeta, e alla conversione. Nel Giudizio finale, assisteremo ad un "paradosso": proprio i Pagani, saranno loro a giudicare l'incredulità del Popolo eletto da Dio, Israele. Stessa considerazione, vale per "La Regina del Sud (1Re 10, 1-13), anch'essa pagana, che tuttavia, è venuta da molto lontano, per ascoltare La Sapienza di Salomone. Ed anche se i Giudei, hanno avuto la possibilità di ascoltare un "Profeta", ben più grande di Giona, ed un "Maestro", ben più sapiente di Salomone, ciononostante, non si sono convertiti. Niente da fare! Tuttavia, non meravigliamoci, perché tutto questo, può accadere anche a noi, quando ci ostiniamo ad avere: "Dura cervìce, e Cuore indurito!" Una serena giornata.


di Parr. S. Giuseppe Mandatoriccio Mare | 18/12/2022

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