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Mandatoriccio (Cosenza) - 'Molte cose ho ancora da dirvi'


di DON MICHELE ROMANO - Gesù, oggi nel Vangelo, fa capire che vorrebbe spiegare tutto ai suoi discepoli, ma siamo agli sgoccioli, non ha più abbastanza tempo, e per questo dice:  "Molte cose ho ancora da dirvi...!" (v 12 a). Tante volte il tempo ci occupa, ci "preoccupa", ci spaventa. Ha un ritmo inarrestabile, e crea distacchi dolorosi, e perdite inevitabili. Tuttavia, presso Dio, il tempo, non esiste: c'è l'eternità: "Mille anni sono come il giorno di ieri che è passato, come un turno di veglia nella notte" (Sal 90,4). Ecco perché gli Apostoli, non comprendono le parole di Gesù, quanto dice loro: "Ancora un "poco" e non mi vedrete; un po' ancora e mi vedrete" (v 16). Questo "poco", di cui parla Gesù, simboleggia la Fede dei discepoli e la Luce dello Spirito Santo, come due lampade, che splenderanno nei loro cuori, e consentiranno di "vederlo" realmente! 
È solo allora che "la tristezza, si cambierà in gioia" (Gv 16, 20b). Viviamo tutti in questa "attesa", il velo che ci offusca la visione è determinato dalla pochezza della nostra fede nel Risorto, e dalla non piena accoglienza dello Spirito. Questo "poco" che ci resta da vivere, tante volte è cosparso di pianto e di tristezza, ma la comunione con Gesù e tra di noi, con la nostra vita modellata sul Vangelo, e la Preghiera che ce lo rende vivo e presente nella nostra storia, trasformeremo quel dolore in "gioia": "Come quello della madre, quando dà alla luce il suo bambino" (Gv 16, 21). All'interno del discorso di oggi, Gesù parla dello Spirito di verità. Sarà Lui, lo Spirito di verità, a condurre i discepoli "a comprendere tutta la verità" (v 13a), rassicurandoli sulla vittoria di Cristo, il Glorificato, sostenendoli, per darne testimonianza al mondo. Attraverso di Lui, parteciperanno a tutto ciò che è di Gesù. Questi due "tempi", che apparentemente si contrappongono: il tempo di Gesù di Nazareth, e il tempo dello Spirito, che condurrà i discepoli alla "comprensione" di tutta la Verità, in realtà sono una cosa sola.
Il Figlio e lo Spirito, sono due, ma sono uno, nell'agire. In questa ottica, l'esperienza della nostra fede, ci chiama ad essere uomini e donne generosi, aperti, "segnati" dalla comunione. Il richiamo al "possesso", nella parte finale del Vangelo: "Tutto quello che il Padre possiede..."(v15), non è riferito a qualcosa di proprio, ma a tutto ciò che il Padre condivide col Figlio, ovvero: L'Amore, lo Spirito Santo, che rimane con noi, fino alla fine dei tempi. Buon tempo Pasquale.


di Parr. S. Giuseppe Mandatoriccio Mare | 25/05/2022

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