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Mandatoriccio (Cosenza) - La volontà del Padre


di DON MICHELE ROMANO - Di fronte a questa pagina del Vangelo (Gv 6, 35-40), mi chiedo: Come possiamo ancora pensare, che Dio sia indifferente, alle nostre sofferenze e necessità? Troppo spesso ci "rifiutiamo" di credere al suo Amore, che nella sua tenerezza, "occulta" se stesso, nella santa Eucaristia, ed ogni volta, ogni qualvolta, io partecipo alla santa Messa, Lui non disdegna di ri-percorrere, l'incredibile "distanza", per soddisfare la nostra fame e la nostra sete: "Chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete" (v 35). Fame e sete fisica, non sono altro che un pallido riflesso, dell'anelito che ogni uomo coltiva nel suo cuore, e cioè, Fame e sete della Vita eterna, che solo Cristo può offrirci: "Questa infatti, è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in lui, abbia la vita eterna" (v 39). Cosa fare per meritare questo? il Signore, non ci chiede di compiere atti eroici o sovrumani, ma vuole solo che con molta semplicità, andiamo incontro a Lui. Infatti, ci dice:  "Colui che viene a me, io non lo caccerò fuori" (v 37b). Analizzando, poi, i versetti 37-40, notiamo che sono imperniati su due verbi: "Vedere" e "Credere", nel mezzo viene proclamata la volontà salvifica di Dio (v 39). Ma dove, io posso "vedere" il Signore? Nel fratello da amare, soprattutto se carico di una "scheggia" di Croce più pesante. Se poi questo amore, vero e concreto, arriva a penetrare nel mio cuore, e mi coinvolge, ecco che per me, allora, sarà possibile, non solo "vedere", ma anche "credere" alla sua Parola di salvezza. Gesù, all'inizio del brano evangelico, svela la sua identità:"Io Sono" (Jahwè). È Lui stesso, che si autoproclama Dio, perché: "Solo chi è Dio, vede Dio" (Nessun altro uomo può vedermi, e restare vivo" Es 33, 20), al contrario di Mosè, che chiede a Dio di rivelargli il suo nome (Es 3,14). Importante, infine, notare, come Gesù, Figlio di Dio, dichiara di essere: "Il Pane della vita". Perché "il", e non semplicemente "Pane di vita"? In questo caso, l'articolo, compendia tutta la particolarità di questo Pane, ben diverso dalla Manna, cibo destinato al corpo. Gesù è il "Verbo di Dio", fattosi carne, ecco cos'è questo Pane. È quì, che viene colmata la fame e la sete "di senso", che alberga in ognuno di noi, dalla Rivelazione stessa di Gesù, l'Unico che "sa da dove è venuto, e dove va" (Gv 8, 14). È Lui, il Pane del Cielo, per nutrire in pienezza, e sostenere il nuovo popolo di Dio, pellegrino nel deserto del mondo. Un Dio, che non ha nulla a che fare, con l'essere supremo asettico ed annoiato, che si limita a scrutare i destini di ogni uomo dall'alto, ma è un Padre misericordioso e discreto, che ha un unico desiderio: la pienezza di vita dei propri figli, e la vita eterna per ciascuno di loro. Buon tempo Pasquale.


di Parr. S. Giuseppe Mandatoriccio Mare | 04/05/2022

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