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Rossano (Cosenza) - Da dove ci arriva la felicità?


di LETIZIA GUAGLIARDI - Se anche tu, come me, hai ricevuto tanti messaggi di auguri per il nuovo anno, ti sarai accort* che tutti (o quasi) contenevano la stessa parola: felicità. Ti auguro un anno pieno di felicità, felice anno nuovo, tanta felicità a te e alla tua famiglia e altri come questi. Se non era menzionata la parola felicità c’erano, al suo posto, serenità o pace, Da questo si deduce che tutti noi aspiriamo ad essere felici, sereni e in pace. 

Ma da dove ci arriva questa felicità? Dalle circostanze esterne o da noi stessi?

Ti sei mai chiesto perché ci sono persone che sembrano più felici di altre, sorridono spesso, sono positive e non si scoraggiano mai, anche quando gli capita qualcosa di spiacevole? E perché, d’altra parte, ci sono persone che, pur avendo tutto per essere felici, sono sempre depresse, si lamentano di continuo e brontolano per ogni cosa?

In passato questo me lo sono chiesto anch’io e sono giunta alla conclusione che sta a noi impegnarci per creare la nostra felicità. Siamo noi che dobbiamo alimentare i circuiti della gioia e far morire di fame quelli della tristezza. Più lavoriamo sulla gioia, più siamo felici. Ed è vero anche il contrario: più alimentiamo i circuiti del dolore, più ci sentiamo giù.

Un po’ di tempo fa ho letto di un’importante scoperta delle neuroscienze che ci aiuta in questo: il cervello può sempre modificarsi, anche quando siamo già adulti. Un tempo, infatti, gli scienziati pensavano che quest’organo, come le ossa, terminasse la sua crescita alla fine della pubertà. E’ vero invece il contrario: tutte le volte che impariamo o sperimentiamo qualcosa modifichiamo i collegamenti nel nostro cervello, le cui cellule si organizzano in modi sempre più nuovi e più complessi. Questo ci suggerisce che, con l’allenamento giusto, possiamo migliorare la nostra capacità di essere felici, possiamo aumentare la nostra disposizione naturale ai sentimenti positivi nello stesso modo in cui impariamo, per esempio, una lingua straniera: con l’esercizio.

Sicuramente ti stai chiedendo: è facile a dirsi ma… in pratica, come si lavora sui circuiti della gioia?

A questo proposito, voglio condividere con te la parte finale di un racconto degli indiani Cherokee:

Ognuno dentro di noi ha due lupi.

Il primo si chiama rabbia, rancore, odio, infelicità, paura…

Il secondo si chiama: amore, speranza, gioia e generosità.

Ogni giorno questi due lupi lottano dentro di noi… e sai chi vince alla fine?

Quello a cui tu hai dato da mangiare!

Questa è la conferma che siamo noi a decidere a quale lupo vogliamo dare da mangiare.

Possiamo trascorrere le 24 ore a nostra disposizione ogni giorno dedicandoci a cose che non ci fanno crescere né migliorare; a quei passatempi che, alla fine, ci lasciano con qualche scrupolo e con la sensazione di non aver concluso niente di utile; a condividere polemiche inutili, chiacchiere frivole, pettegolezzi e lamentele varie e così via. Il nostro primo lupo, quello che mangia solo cibo-spazzatura, è lì che ci aspetta, ogni giorno, con la bocca aperta, sempre affamato, sempre insaziabile.

Oppure possiamo scegliere di alimentare il nostro secondo lupo. Anche lui ci aspetta, ogni giorno, ma con amore e pazienza. Lui mangia solo cibo buono e genuino, preferisce le primizie, meglio se a chilometro zero. Le nostre 24 ore possiamo dedicarle ad attività che ci arricchiscono la mente, il cuore e il corpo; migliorano sempre più i nostri cinque sensi; fanno riemergere le nostre emozioni; portano alla luce i nostri talenti e ci danno la possibilità di portare frutti buoni lì dove siamo piantati.

E tu, ogni giorno di questo nuovo anno, a quale dei due lupi darai da mangiare?


di Letizia Guagliardi | 12/01/2022

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