

Palermo (Palermo): “Il microcredito in Italia” |
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SICILIA: 20/04/2010 | Pubblicato da Redazione | Il Fisco on line |
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Il Microcredito nasce in Bangladesh, intorno alla fine degli anni ‘70 dall’idea e dalla volontà del Prof. Muhammad Yunus , che crede nella possibilità di uscire dalla povertà attraverso la rivalutazione delle capacità economiche dei non-bancabili e del credito come diritto umano, necessaria condizione per lo sviluppo di un sistema più giusto. Il successo della GRAMEEN BANK fa sì che il modello alla luce degli ottimi risultati raggiunti ed il microcredito diviene il centro di un dibattito internazionale a cui partecipano istituzioni, governi e organizzazioni non governative. In vari paesi in via di sviluppo quali Asia, Africa, America Latina, questo strumento comincia così ad essere inserito nel dibattito sulla riduzione della povertà sino a diventare l’oggetto di conferenze interministeriali e di organismi internazionali. L’esperienza dell’illustre Prof. Yunus non trova corrispondenti nel mondo occidentale, dove invece l’approccio economico eticamente orientato, ha da sempre dovuto tener presente una ben diversa poliedricità di bisogni cui rispondere: il microcredito è quindi solo una parte di un comunque scarno movimento di raccolta ed impiego che chiamiamo “microfinanza”. Partendo dal presupposto che in un’economia complessa come quella occidentale i soggetti a basso reddito non necessitano solo di credito, ma anche di servizi per il risparmio e di accompagnamento nei progetti, di formazione e gestione dell’idea imprenditoriale, le varie istituzioni di microfinanza si specializzano nell’offerta di questi nuovi prodotti, nati da approcci solidali, ma che non ne risultano limitati. Le istituzioni di microfinanza, già largamente diffuse nei Paesi in via di sviluppo, hanno cominciato a diffondersi negli ultimi anni anche in Europa e negli Stati Uniti. Nei Paesi in via di sviluppo, il numero dei destinatari di microcrediti è elevato e consente a molte organizzazioni di raggiungere economie di scala. Nell’Unione Europea finora la microfinanza è stata pensata soprattutto come politica integrativa del welfare. In Italia il microcredito è ancora molto ridotto, a fronte di una domanda crescente: le famiglie in condizione di povertà relativa si aggirano attorno all’11%; 300 mila sono gli immigrati imprenditori, ma solo il 23% degli immigrati bancarizzati accede a prestiti; il 40% delle famiglie italiane nella fascia sotto i 60 anni è indebitato, con un debito medio che si avvicina al 50% del reddito. L’offerta di banche e finanziarie è stata molto rivolta, negli ultimi anni, al credito al consumo (+120% di crescita tra il 2002 e il 2008). Con l’attuale crisi, gli oneri per le famiglie crescono. I pignoramenti immobiliari sono aumentati del 22%. Inoltre, con l’attuale crisi é stato subito razionato il credito alle micro-imprese, che nel 2008 hanno prestiti in corso per 89 miliardi di euro, prevalentemente rappresentati da fidi in conto corrente. L’indicatore di razionamento è salito e ciò vuol dire che gli imprenditori hanno dovuto usare di più il fido, che però non gli è stato ampliato. E chi sfora sul fido è poi spesso costretto a uscire dal circuito legale. L’usura coinvolge oltre 180.000 imprenditori. Il credito erogato dal sistema bancario occidentale raggiunge, inoltre, una minima parte della popolazione: molte famiglie, soprattutto nel Sud, non hanno accesso al credito, come pure molte piccole imprese di nuova costituzione che non hanno la possibilità di svilupparsi. Le aree del disagio si stanno estendendo dalla popolazione ad elevato livello di esclusione (famiglie monoparentali, soprattutto con donne capofamiglia, anziani non autosufficienti con basso reddito, immigrati non regolari, disoccupati, portatori di handicap, ex detenuti), anche ad altri segmenti di popolazione, come le famiglie numerose monoreddito, i ceti operai, i giovani con livelli medi di istruzione. Nel 2007 l'Unione Europea ha riconosciuto la mancanza dei necessari intermediari, capitale e ambiente giuridico e finanziario consoni al completo sviluppo del potenziale del microcredito nella UE, pubblicando la Comunicazione della Commissione Un'iniziativa europea per lo sviluppo del microcredito a sostegno della crescita e dell ' occupazione. A due anni di distanza, il Fondo europeo degli investimenti (FEI) ha pubblicato un rapporto sul mercato del microcredito (Microfinance in Europe, A Market Overview) che dimostra come nelle imprese più piccole il tasso di sopravvivenza è proporzionale alla disponibilità di microcredito, determinante per la creazione di occupazione, per l'inclusione sociale e per la crescita dell'economia. Stiamo parlando di quella forma di prestito inferiore o pari a €25.000, particolarmente adatto alle esigenze di chi ha difficoltà di accesso ai canali di credito tradizionali - come le microimprese che occupano meno di 10 impiegati o i lavoratori autonomi - per "fare impresa" e creare occupazione. La cosa importante è che i beneficiari utilizzino produttivamente i prestiti ricevuti; al contrario, avrebbero solo l'effetto di accrescerne l'indebitamento. Le operazioni di microcredito dovrebbero quindi riferirsi ai "poveri attivi", che cioè posseggono le capacità tecniche e imprenditoriali per generare flussi di cassa e ripagare i propri debiti. Nella UE, le piccole e medie imprese con meno di 250 addetti sono quasi 20 milioni (il 99% sul totale) ed impiegano circa 65 milioni di lavoratori. La stragrande maggioranza di esse sono microimprese (91%) che operano in settori tradizionali (costruzioni, turismo, commercio e distribuzione, ecc.) ed impiegano il 50% della forza lavoro totale. Il 99% delle start-up create ogni anno (circa 2 milioni) è rappresentato da micro o piccole imprese per un terzo lanciate da persone inoccupate.
I PROMOTORI DEL PROGETTO DI MICROCREDITO
Il meccanismo del microcredito prevede l’istituzione, di un fondo di garanzia da dividere in frazioni, ovvero prestiti individuali, da restituire ad un tasso agevolato. I soggetti promotori, in Italia, dell’azione microcredito sono le fondazioni/Associazioni regionali e/o provinciali che costituiscono un fondo di garanzia a parziale copertura di mancati rientri del capitale concesso in prestito.
I partner del progetto, che opereranno in piena sinergia e collaborazione, sono:
1. BANCA POPOLARE ETICA che effettuerà i prestiti da restituire a tassi agevolati nel periodo che va da un minimo di dodici mesi ad un massimo di sessanta mesi (L’8 marzo 1999 viene aperto a Padova il primo sportello di Bamca Etica in Italia);
2. CARITAS DIOCESANE E ASSOCIAZIONI e FONDAZIONI DI VOLONTARIATO operanti nei vari comuni d’Italia e raccogliendo e selezionando le istanze di credito, supportando gli interessati, con informazioni ed assistenza specifica, nella presentazione della documentazione per l’accesso al credito garantendo dal punto di vista, morale ed etico, le richieste di prestito dei soggetti individuati come beneficiari dell’operazione di microcredito.
I promotori si impegnano, nel rispetto della reciproca autonomia, a sviluppare, per dare efficacia e sostenibilità al progetto, una rete di sostegno per i soggetti beneficiari del credito, in modo da garantire l’accompagnamento, sia nella fase di avvio delle singole esperienze, sia nella fase di gestione con un monitoraggio periodico; sia del rapporto di credito che delle attività imprenditoriali.
I DESTINATARI DEL PROGETTO DI MICROCREDITO
L’azione di microcredito tende a venire incontro alle esigenze economiche delle fasce deboli della popolazione e sarà rivolta verso due direzioni:
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