

Francavilla Di Sicilia (Messina): XIX Domenica del Tempo Ordinario |
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SICILIA: 8/08/2010 | Pubblicato da Pina Pafumi | Vangelo senza frontiere |
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Carissimi Fratelli e Sorelle in Cristo, Il cristiano non va mai in ferie. All’invito del Signore, riposatevi un po’, utilizza il tempo di riposo in una ricerca ancora più forte nella fede e vive la domenica come tempo di approfondimento spirituale in contatto della parola di Dio. L’eucaristia è la vita del cristiano. Seppure staccati per un breve periodo dalle faccende, questo tempo di vacanza sia un rafforzare quei legami affettivi della famiglia, con gli amici, un mettersi in relazione con il prossimo ma senza però dimenticare il giorno del Signore, la domenica il giorno sacro che va santificato. “Non dimenticare le suppliche di coloro che t’invocano” (Sal 73,23). Il modo più concreto di avvicinarci a Gesù è “nella liturgia, infatti, Dio parla al suo popolo e Cristo annunzia ancora il suo Vangelo; il popolo a sua volta risponde a Dio con il canto e con la preghiera” (SC n.33). Queste parole del Concilio Vaticano II ci forniscono il motivo della sacralità di questo tempo in cui il sacrificio del Signore è rendimento di grazie per tutta l’umanità che risponde all’unicità della salvezza che sussiste nella Chiesa Cattolica. Questa affermazione non è un colpo di testa di qualche Papa o teologo, deriva dall’insegnamento del Nuovo Testamento, in quanto la Tradizione e la Sacra Scrittura sono state custodite come tesori dagli Apostoli che fino ad oggi nella persona del Papa e dei Vescovi annunciano i beni preziosi consegnati da Cristo stesso. In questa autenticità donata da Gesù, si tramanda proprio con l’azione del sacrifico eucaristico il memoriale del Signore nella sua piena volontà finché il Cristo risorto ritornerà, per questo preghiamo: tuo è il regno, tua è la potenza e la gloria nei secoli. Siamo, per grazia di Cristo un popolo libero. Nella prima lettura nel testo della Sapienza (18,3.6-9) si evoca la notte in cui Dio libera il suo popolo dalla condizione di schiavitù d’Egitto, l’attraversamento della terra promessa viene accolta dai padri d’Israele e da tutti i santi in offerta di sacrifici e con canti di lode. “Signore, sia su di noi la tua grazia, perché in te speriamo” (Sal 32) sì, perché è beato il popolo che appartiene al Signore. Noi siamo come il popolo eletto, esprimiamo la lode al Signore perché siamo stati liberati dalla morte e nutriti in tempo di fame. L’adesione all’eucaristia infatti segna al nuovo popolo di Dio, su modello dell’obbedienza al Padre come fu quella di Abramo. L’autore ignoto del testo degli Ebrei (11,1-2.8-19 ci elenca nell’immagine di Abramo il nuovo Abramo che è conosciuto solo nella fede, infatti “la fede è fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono”, è ovvio, cercare una fede di sola ragione ci porta ad essere tristi, mentre le anime che si lasciano guidare dai doni dello Spirito che conduce alla verità tutta intera, sanno leggere la risposta di Abramo come aiuto per il proprio cammino, obbediente nel cambiare terra e tradizione senza conoscere ma fidandosi totalmente della promessa di Jahweh. Come Abramo, così pure Isacco e Giacobbe sono coeredi della medesima promessa. L’obbedienza dei padri ora è chiesta ai figli della nuova alleanza e per questo dobbiamo essere sempre vigilanti, dice il Signore, “Non sapete in quale giorno egli verrà”. Nel brano di Luca (12,32-48) ci vengono presentate tre brevi parabole: i servi vigilanti, il ladro che viene senza preavviso e l’amministratore fedele. Tutti hanno come tema la fine del tempo e del giudizio. “Beati quei servi che il Signore troverà svegli”. Come ci rapportiamo su questo dato della fede e come ci prepariamo al giudizio finale? Possiamo dire che in giro, dai discorsi quotidiani della nostra gente, non c’è un’attenzione per l’attesa della venuta del Signore, manca un gioioso desiderio affinché venga la signoria di Dio, anzi meno se ne parla e meglio per tutti. Eppure, sappiamo come il tema della morte, anche se la società odierna tende di nasconderla, è un dato incancellabile. I Santi nutrono un forte desiderio affinché Cristo ritorna per condurci tutti al Padre. In noi c’è in via teorica, ma attaccati ai beni di questa terra, alcuni si domandano, stoltamente ma se poi lassù non ci sarà nulla? Se questo è il ragionamento, siamo fuori strada, perché l’attesa della venuta di Dio, lo dobbiamo vivere in modo attento, disponibile, in ogni situazione. Il cristiano è uno sgobbone per Cristo, ha sempre la cintura ai fianchi e le lucerne accese, perché vuole sentirsi fra i “Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli”. Dormienti e paurosi non sono i cristiani, ma quanti a volte sono condizionati nel scegliere fra cielo e terra, un questa eucaristia, noi abbiamo scelto di stare con Gesù. Perché, siamo chiamati ad un servizio continuo e coerente verso tutti soprattutto i piccoli, i bisognosi, i poveri e gli umili. Quello che chiede oggi il Signore è che con lui la nostra vita è letizia, seppure in contrasto e tentati dai desideri contrari allo Spirito, Gesù riempie l’attesa in doni come lo fece alla sua Madre, Maria Santissima. Prendiamo lezione dalla Madonna, l’attesa non è vana, esplode nella venuta dentro di lei del Verbo di Dio. Maria, ha saputo attendere e attraverso di lei si è compiuta la salvezza di tutti, lei, che non abbiamo la forza di guardare, alla quale siamo incapaci d tributare lode in misura dovuta, e la sua dignità supera tutto quanto si possa compiere! O Maria, Madre della luce che non tramonta, aiuta la nostra vigilanza e obbedienza verso il tuo amato figlio Gesù. “Non temere piccolo gregge!”. Occorre porre la nostra fiducia in Cristo per sempre! Don Giovanni Salvia |
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