

Francavilla Di Sicilia (Messina): XVIII Domenica del Tempo Ordinario |
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SICILIA: 1/08/2010 | Pubblicato da Pina Pafumi | Vangelo senza frontiere |
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Carissimi Fratelli e Sorelle in Cristo, il cristiano, fratello nel Signore, attende con desiderio il giorno del Signore come Pasqua della settimana. Lo zelo è un atto interiore che esce dal cuore e viene espresso con le labbra, ricche e consolanti dell’efficacia parola di Dio. Venire e partecipare attivamente alla santa messa è sentire dentro di noi la gioia del nostro stare insieme per comunicarci con Cristo con il sostegno della Chiesa. “O Dio, vieni a salvarmi, Signore, vieni presto in mio aiuto” (Sal 69,2.6). La Chiesa nella Liturgia delle Ore introduce la preghiera dei salmi con queste parole. Chiediamo sempre il sostegno del Signore, perché l’orazione rinforzi le azioni della giornata in tutto quello che facciamo e lo facciamo per il Signore. C’è una parola che soffoca l’attivismo dell’uomo moderno, la prendiamo dalla prima lettura del Qoèlet (1,2; 2,21-23), vanità. “Vanità delle vanità… tutto è vanità”. Tutto ciò che produciamo in sapienza e coscienza ammirati dagli altri per i risultati ottenuti, se non è compiuta nel Signore e per il Signore, è inutile, sterile e tutto passerà e messo nel dimenticatoio. Tutto è vanità, se Cristo non è al primo posto. La vanità è un peccato, compiacersi in modo estremo di se stessi e confrontarsi agli altri simili in senso di superiorità. Chi è cristiano, sa che ogni battezzato è fratello e sorella, sfugge dalle lusinghe del mondo e sa che solo nella grazia del Signore potrà debellare la malattia della vanità, perché si lascia sottomettere dalla signoria di Dio e, sa per certo, che il fine ultimo è vivere il tempo presente, dando ovunque egli si trova testimonianza di essere persona che alza lo sguardo a Cristo, assiso alla destra di Dio Padre (Col 3,1-5.9-11). Paolo ci educa a vedere oltre alla nostra condizione terrena, avere un desiderio che misura la propria scelta di libertà in cui sfugge quei desideri contrari allo spirito, come la fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi e quell’avarizia insaziabile che è idolatria. Tutto ciò che noi abbiamo come beni sono a servizio del decoro della persona, ma il più, l’ostentare e primeggiare contro i nostri simili, significa non aver accolto l’istanza principale del cristianesimo, seguire alla lettera la santità di Dio per essere con Cristo che è il tutto di noi, Cristo è tutto in tutti. Nel tutto di Cristo, si abbandona ogni desiderio sfrenato, e siamo più protesi alla carità vicendevole, attenti alle sacche di povertà in cui gli equilibri dei beni di questa terra sono distribuite in modo ingiusto, dove i poveri sono sempre più poveri e i ricchi sempre più ricchi. Anche nel nostro Paese, aumentano i poveri, quelli che una volta si classificavano come ceto medio, non riescono a raggiungere con la propria economia familiare alla fine del mese, e questo causa malessere e pericolo all’unità della famiglia. Il vangelo di oggi, nella parabola di Luca (12,13-21), l’uomo preoccupato non condanna il ricco in quanto tale: Gesù non è un classista come spesso siamo noi invocando la povertà… degli altri. Gesù guarda l’uomo, non ai beni che ha, non entra a guardare dentro i portafogli, lascia che il giudice sia giudice, il mediatore sia mediatore. La sua presenza è superiore, non è quella dirimere le cause fra contendenti, il suo messaggio va oltre. La sua missione è denunciare chi non vive il presente dell’abbondanza dei suoi doni, mentre è proiettato al futuro e con la paura di accumulare il grano e i propri beni, senza però aver capito che Dio chiama lo stolto all’improvviso e la sue ricchezze non lo potranno seguire e perderà ogni cosa non solo in terra ma soprattutto davanti a Dio. A volte, noi siamo come l’uomo ricco, stiamo bene, siamo sazi ma infelici, la paura fa novanta specie quella del domani, agitati nel vivere in questo presente che il Signore ci offre oltre che dalle fatiche del lavoro umano, riceviamo la giusta mercede, ma, l’ulteriore bene prezioso che in questa terra non possiamo acquistare, è quella fede, essere con Cristo nel dono ineffabile dell’eucaristia. I santi hanno sempre accolto nel Pane della vita, la sostanza e la ricchezza del proprio cuore e hanno tralasciato ogni preoccupazione del mondo, producendo il bene primario come testimoni del Signore, compiendo gesti di carità verso il prossimo. Dobbiamo vivere il presente, come significato grande e gioioso, il mio vivere è Cristo, il vivere lo realizzo quando le parole del vangelo diventano la vita con Dio. La vanità e l’indecenza di certi spettacoli televisivi, che sviano i giovani e non solo, nella ricerca del successo, il narcisismo del proprio ego, perché in loro esiste la sola competizione di essere superiore all’altro, soldi subito e contratti da star, tutto è vanità, la vanità dei calciatori super pagati, mentre tanti bambini muoiono di fame, di cantanti che attraverso le proprie canzoni manifestano a volte messaggi contrari alla verità del vangelo e sono osannati dalla gente come idoli. Tutto è vanità in un mondo che tralascia la signoria di Dio, l’eucaristia domenicale per andare alle nuove platee del mare, degli stadi, dei supermercati nel giorno del Signore, sempre più si fa’ violenza alla sacralità di questo giorno. Una Europa che non si riconosce più cristiana e perde la propria identità dando spazio ad altre culture per mancanza di nascite, per la volontà di una battaglia a loro dirsi sociale come quella dell’aborto che sta cancellando tassello dopo tassello l’identità storica del cristianesimo. Tutto ciò è vanità e il castigo preparato domani ai pochi figli di questa Europa è per causa della nostra vanità, alle porte. Soccorra la Madre di Dio, la Madre della Chiesa affinché non accresce in noi la vanità. Don Giovanni Salvia |
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