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Reggio Nell'emilia (Reggio Emilia) - A "Fotografia Europea 2010" mostra antologica delle opere del fotografo reggiano scomparso 25 anni fa all’Heysel


A 25 anni dai fatti dell’Heysel, dove morì prematuramente il fotografo reggiano Claudio Zavaroni, Comune di Reggio Emilia e Provincia di Reggio Emilia, rendono omaggio al suo lavoro e dedicano alle sue opere una mostra antologica “Claudio Zavaroni, un reggiano per esempio”, organizzata nel contesto di Fotografia Europea 2010 in collaborazione con Palazzo Magnani. La ricomposizione dei due binari, la vita di Claudio Zavaroni ed i fatti dell’Heysel, - riferisce testualmente una nota dell’Ufficio stampa comunale -  sono le tracce narrative alla base infatti di una serie di iniziative preparate in questo mese su proposta degli Amici di Claudio Zavaroni e del comitato “Per non dimenticare Heysel”, che hanno collaborato direttamente alla realizzazione delle diverse iniziative, con il contributo di Progeo, Legacoop di Reggio e Cia.   Le iniziative sono state presentate questa mattina da Graziano Delrio, sindaco di Reggio Emilia, Roberto Ferrari, assessore a Cultura e Pianificazione territoriale della Provincia di Reggio Emilia, Elisabetta Farioli, dirigente programmi culturali e museali del Comune, Sandro Parmigiani, curatore di Palazzo Magnani, Gianni Marconi, portavoce del Comitato Amici di Claudio, e da Enzo Cerlini del Comitato Per non dimentica Heysel.   “Questa mostra vuole ricordare Claudio Zavaroni non solo come fotografo di grande qualità ma anche come persona – ha detto il sindaco Delrio –  vuole raccontare la sua storia perché è proprio una di quelle storie, straordinarie nella loro ordinarietà, che fanno della nostra città una comunità. La mostra testimonia infatti il suo impegno civile, il suo essere un reggiano per esempio”. “Rendiamo omaggio con questa serie di iniziative a una persona di grande umanità a cui dedichiamo non solo la mostra dei suoi scatti ma anche la palestra dell’istituto Zanelli, la scuola frequentata da Zavaroni – ha aggiunto l’assessore Ferrari - Il 22 maggio intitoleremo infatti la palestra della scuola a Claudio insieme ai suoi insegnanti e compagni di classe dell’anno 1975-1976”. “Il successo di Fotografia Europea in cui la mostra di Zavaroni è inserita deriva dal fatto di sapere unire uno sguardo internazionale a una prospettiva locale – ha detto Elisabetta Farioli – E’ il legame con la città e il territorio, il saperne intercettare le diverse anime, che contribuisce a rendere questa manifestazione partecipata. La mostra dedicata a Zavaroni va esattamente in questa direzione e propone un modo certamente non retorico per ricordarlo”. “L’obiettivo di questa esposizione – ha proseguito Sandro Parmigiani, curatore della mostra – è restituire un’immagine completa di Zavaroni, come persona e come fotografo di grande talento come si vede dagli scatti sul mondo dell’Appennino che abbiamo proposto nella mostra. Dal suo modo di fotografare emerge il suo rapporto con la vita, emerge la sua attenzione a voler conoscere gli altri per poter capire davvero se stesso, la volontà di penetrare l’identità degli altri per comprendere la propria”.   La mostra, il catalogo, le testimonianze. Claudio Zavaroni aveva 28 anni quando morì a Heysel, dove era arrivato con il pullman dei reggiani,  “spettatore atipico della partita, sportivo ma mai tifoso, partito con il pullman dei reggiani per concedersi una vacanza, uno svago, un’altra curiosa osservazione del mondo, questa sì a lui molto distante”, come lo descrivono gli amici. Zavaroni era molto conosciuto a Reggio Emilia.  Aveva avviato da tre anni uno studio fotografico dedicato a foto di moda e il suo talento stava emergendo nel panorama delle riviste di settore; questa sua vocazione per la fotografia era maturata già in epoca giovanile portandolo a compiere importanti lavori di ricerca a carattere antropologico sul mondo rurale e montano, che diedero corpo alla sua mostra più importante Ritratto d’Appennino, una raccolta di volti, ambienti e situazioni della gente autentica della comunità montanara.   Queste immagini fanno parte della mostra antologica organizzata dal Comune di Reggio Emilia nell’ambito di Fotografia europea  alla Galleria Parmeggiani, che verrà inaugurata venerdì 7 maggio alle 19, alla presenza dei famigliari, gli amici, le persone che lo hanno conosciuto. La mostra, aperta fino al 13 giugno, poggia sul nucleo centrale di Ritratto d’Appennino custodita alla Fototeca della Biblioteca Panizzi, completandola con alcune foto dei Maggi (più gli albi presentati in bacheca) e con diversi scatti di moda del periodo professionale. Il catalogo della mostra, curato da Palazzo Magnani della Provincia di Reggio Emilia, contiene dodici testimonianze, fra le quali quella della madre, che ricostruiscono il profilo biografico di Zavaroni, il testo critico del curatore della mostra e del catalogo Sandro Parmiggiani, il testo storico di Vasco Ascolini, e conclude con un lavoro di ricostruzione delle vicende dell’Heysel, tramite la sintesi degli articoli andati a stampa sull’Unità dal 29 maggio al 10 giugno 1985, da cui si ricavano i vari aspetti: la cronaca, la ricerca delle responsabilità, l’analisi sociologica, quella psicoanalitica, per concludere con l’amara riflessioni degli amministratori di Liverpool. In questa parte è anche riprodotto l’articolo che annunciava la morte di Claudio e riprendeva la testimonianza di un compagno di viaggio che lo descriveva mentre cercava di contenere l’assalto vandalico della tifoseria inglese.   Allo Zanelli, intitolazione e video sull’Heysel. “L’animo di Claudio da sempre partecipava per la causa della gente comune, per la sua emancipazione sociale”, lo ricordano ancora gli amici. Studente dell’Istituto Agrario Zanelli, Zavaroni durante il periodo scolastico fu un apprezzato leader studentesco e in seguito lavorò come tecnico  agrario. Il 22 maggio alle ore 9,30 presso l’Istituto Agrario Zanelli avverrà a cura della Provincia di Reggio Emilia l’intitolazione della palestra a Claudio Zavaroni durante una cerimonia commemorativa a cui sono stati chiamati a partecipare anche i professori e gli studenti dell’anno scolastico 1975-1976. In preparazione dell’evento verranno proiettati brevi audiovideo sulla vicenda dell’Heysel alle classi quarte dell’istituto, al fine di approfondire le tematiche della violenza e della cultura delle responsabilità.   Al Mirabello, la commemorazione. Il 29 maggio 2010 infine ricorrerà  il 25° della vicenda accaduta a Bruxelles nel 1985, 39 morti e 600 feriti allo stadio di Heysel, vittime della violenza di un gruppo di tifosi inglesi che attaccarono prima della partita gli spalti italiani occupati da spettatori pacifici. Era la finale della Coppa dei Campioni Juventus Liverpool. Fu una delle più grandi tragedie legate al mondo dello sport, avvenuta in diretta eurovisione.  “I fatti violenti, la partita comunque giocata, le diverse reazioni emotive dei tifosi e della gente comune, i provvedimenti delle autorità sportive e dei governi nazionali, la storia del calcio che ne è seguita e che ancora viviamo in diretta, hanno proposto e ancora stimolano una riflessione profonda sul mondo del calcio - spettacolo, sui significati e sulle aspettative che raccoglie a livello del mondo degli affari e della società, acquisendo l’entità di fenomeno sociale da studiare per verificare lo stato di salute della nostra civiltà”.   Il 29 maggio alle ore  10,30, al monumento alle vittime  davanti al Mirabello ci sarà una cerimonia commemorativa per tutte le 39 vittime di quel tragico giorno. Gli Amici di Claudio Zavaroni e il comitato “Per non dimenticare Heysel”.  

di Redazione | 05/05/2010

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