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Cosenza (Cosenza) - Ribassi nelle gare d'appalto, il Presidente dell'Ance Cosenza, Natale Mazzucca, scrive alla deputazione calabrese


A un mese dagli Stati Generali delle Costruzioni, il Presidente di NCE Cosenza Natale Mazzuca torna ad affrontare la questione del continuo aumento dei ribassi medi nelle gare di lavori pubblici, che nel nostro territorio tocca punte superiori al 40% . “Un fenomeno ancor più preoccupante – sottolinea Mazzuca – se si pensa che si amplifica in un momento congiunturale sfavorevole per il settore, caratterizzato dal segno meno in tutti i suoi più importanti indici di sviluppo. Dati che certificano e sostanziano la condizione di profondo disagio che vivono le nostre imprese. Una situazione allarmante in relazione ai riflessi negativi, che potrà avere sui livelli di reddito ed occupazione in genere in Calabria, atteso il fondamentale ruolo di traino dell’intera economia regionale da sempre svolto dall’edilizia.” Queste considerazioni hanno spinto il Presidente dei costruttori cosentini a rivolgere ai Deputati e Senatori della Repubblica eletti nella Provincia di Cosenza una lettera aperta, che di seguito si riporta integralmente:   <<Egregi Senatori, Egregi Onorevoli, gli ultimi dati sull’andamento dell’edilizia nel 2010 ci restituiscono una fotografia precisa del difficile momento che sta attraversando il comparto anche nella nostra provincia. Gli investimenti calano del 17% rispetto all’anno precedente, diminuiscono i bandi di gara per lavori pubblici sia in numero (-27%) che in valore (-64%), si riducono sensibilmente i lavoratori iscritti alla Cassa Edile (oltre il 2% in meno),  crollano le ore di lavoro denunciate (- 16%) e la massa salari (-14%), permane alto il ricorso alla Cassa Integrazione. Una situazione fortemente preoccupante soprattutto se si pensa all’importanza del settore, che in Calabria concorre da solo a formare il 30% del PIL regionale, cui occorre aggiungere le attività interessate nell’indotto generato dal comparto. In questo contesto, il ribasso medio delle gare di lavori pubblici ha conosciuto, nell’ultimo anno, un forte trend di crescita e nella nostra regione si sono registrate punte superiori al 40%.  Un andamento frutto di scelte normative a dir poco discutibili e di quella condizione di “necessità” che spinge le imprese ad agire sotto la spinta dell’istinto di sopravvivenza. La decisione del legislatore di cancellare il criterio di esclusione automatica delle offerte anomale nei bandi tra 1 e 5 milioni di euro (esclusione prevista nell’ambito del terzo decreto correttivo del codice degli appalti) ha finito per spingere le imprese, specie in questo periodo di profonda crisi economica, a proporre ribassi record pur di continuare a lavorare ed a mantenere l’attestazione SOA necessaria ai fini della partecipazione alle gare di appalto. Infatti, il sistema vigente prevede che se l’impresa riesce a giustificare ciascuna voce di prezzo, anche l’offerta da sempre considerata anomala, non solo viene accettata ma ha maggiori probabilità di aggiudicarsi la gara. Ciò comporta solo apparentemente un controllo puntuale, perché in molti casi gli enti appaltanti non dispongono di strutture tecniche dedicate in grado di effettuare una effettiva valutazione delle giustificazioni. Quello che avviene, nella realtà, è la mera assegnazione della gara all’impresa che ha presentato il ribasso più alto, in virtù di non meglio verificate e verificabili “giustificazioni” sui prezzi offerti. Se si rinuncia ad introdurre meccanismi tecnici in grado di prevenirne le cause ed annullarne gli effetti, si comprende bene come sia di fatto impossibile contrastare i fenomeni di concorrenza sleale e di distorsione del mercato. Ribassi sempre più sostenuti tendono ad innescare una spirale perversa, che induce, quando non costringe, a non adempiere ai propri doveri tanto nella esecuzione a regola d’arte dell’opera quanto nel rispetto e nella garanzia delle misure di sicurezza. Ribassi che sfiorano e che superano il 50% non solo sono fuori mercato e lontani da ogni logica di sana imprenditoria, ma offendono il buon senso e mortificano l’etica e la morale. Per spezzare questo circolo vizioso, che impone anche alle imprese sane di offrire prezzi lontani dalle quotazioni di mercato per non essere costrette a chiudere, serve porre un rimedio legislativo ripristinando il sistema dell’esclusione automatica delle offerte anomale. In tal senso chiedo il Vostro autorevole intervento, affinché in sede di riconversione del terzo decreto correttivo del Codice degli appalti contenuto nel cosiddetto decreto Milleproroghe, venga reintrodotto il comma 20 bis all’art.30, che recita così: “Le stazioni appaltanti possono applicare fino al 31 dicembre 2013 le disposizioni di cui all’art.122, comma 9, e 124, comma 8, per i contratti di importo inferiore alle soglie di cui all’art.28”. Sicuro di trovarVi concordi nell’affermare che questo è un presupposto fondamentale per sconfiggere la piaga del lavoro nero, innalzare i livelli di sicurezza per i lavoratori e di qualità delle opere realizzate e soprattutto evitare l’emarginazione della imprenditoria vera a vantaggio di quanti fanno del non rispetto delle regole il loro fattore di competitività, Le porgo il saluto più cordiale unito ai sensi della mia stima. Natale Mazzuca -  Presidente Ance Cosenza>>

di Redazione | 19/01/2011

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