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Cosenza (Cosenza) - Caputo: “Nell’invito Pd a Berlusconi, virus assistenzialismo”


Circa l’invito di alcuni deputati calabresi del Partito democratico, rivolto al Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, a visitare i territori calabresi colpiti dai nubifragi dei giorni scorsi, interviene il Presidente della I Commissione Affari istituzionali della Regione Calabria, Giuseppe Caputo. Di seguito si riporta testualmente una sua dichiarazione in merito:   <<Per decenni, la penisola calabrese è stata sottoposta a una incessante azione di distruzione del paesaggio, del territorio, della tenuta idrogeologica, delle coste, del mare, delle colline, della montagna, in una parola della sua identità. Nessun lembo di questa terra è stato esonerato, purtroppo, da una vera e propria furia edificatrice che, in assenza di bussola programmatoria e spesso di cornice legale, non ha garantito al giusto e fisiologico sviluppo la salvaguardia di quegli standard minimi di sostenibilità ambientale, oggi rincorsi. In questa, che a tutti gli effetti può essere letta come una involuzione e un complessivo peggioramento rispetto alle condizioni di partenza, rurali ma più sostenibili di una Calabria che, nei primi decenni del dopo guerra, si mostrava anche più attrattiva da un punto di vista turistico-culturale ed economico, tutti i soggetti pubblici e privati hanno giocato un ruolo, spesso non illuminato e lungimirante. A tutti i livelli, da quello individuale a quello istituzionale, in Calabria è stato consentito e praticato il far west, soprattutto dal punto di vista dell’indebolimento progressivo della difesa naturale del territorio. Per troppo tempo i comuni hanno abdicato al loro ruolo di difesa del territorio ed al rispetto della legalità, lasciando proliferare un abusivismo oggi imperante e che è alla causa, quasi sempre, del grave e conclamato dissesto idrogeologico di questi tempi, che distrugge tutto, case, persone, speranza e futuro. Da qualche anno, infatti, i danni, i disagi e le conseguenze dirette di quei comportamenti di abuso delle proprie risorse, diffusi e tollerati su larga scala, e che in gran parte hanno cambiato per sempre ed in negativo la destinazione turistico-culturale ed economica della regione, sono sotto gli occhi di tutti, ripetendosi con una ciclicità non solo preoccupante ma sempre più complessa da gestire. Deve partire da qui, da questa fotografia della realtà degli ultimi trenta e quarant’anni, una necessaria e indilazionabile presa di coscienza generale delle proprie responsabilità. Di questa premessa e di questa assunzione di responsabilità indispensabile per cambiare passo, non vi è traccia alcuna nell’invito pubblico a venire in Calabria rivolto nei giorni scorsi al Presidente Berlusconi, da un gruppo di deputati regionali del Pd. Anzi per i toni e per i contenuti, quell’appello, per questo strumentale, contiene in se’ i germi di quel virus dell’assistenzialismo e della ricerca di responsabilità nella sola direzione dello Stato e del Governo pro tempore, quasi fossero entità astratte e separate, rispettivamente dal corpo sociale e dal corpo elettorale. Le recenti alluvioni, ed i danni che, ancora una volta, si sono abbattuti su gran parte del territorio regionale, invece che un momento, severo e non ipocrita, di iniziale autocritica e di invito alla responsabilità, individuale e istituzionale, nella tutela quotidiana dell’ambiente e del territorio, per i parlamentari del centro sinistra, è diventato l’ennesimo canto del cigno e l’ennesima ed antistorica iniezione di deresponsabilizzazione offerta ai calabresi. Se si continua con questo atteggiamento, vittimista e di isolamento dalla realtà delle cose, anzi tutto dalle proprie responsabilità, ai calabresi verrà dato ancora una volta un messaggio di auto-abbandono e certa classe politica continuerà a caratterizzarsi ed a distinguersi nell’indicare una direzione ostinata e contraria rispetto allo sviluppo sostenibile ed autonomo di questa regione e del Sud in generale. La Calabria, in Italia, in Europa e nel mediterraneo, deve apprestarsi a vivere ed a governare, con determinazione, una stagione del tutto diversa dal quarantennio di regionalismo che, per molti versi, dobbiamo lasciarci definitivamente alle spalle. Dobbiamo abituarci a considerare passate, nei fatti, l’epoca della richiesta di attenzione ad altri ed ai governi nazionali e la fase del pianto continuo e dell’addossamento di ogni responsabilità ad altri, fuori dalla Calabria, per tutto quanto succede, dal Pollino allo Stretto. Possiamo anche continuare su questa strada, ma dovrebbe essere ormai evidente che la cornice federalista nella quale si sta muovendo tutto il Paese, regione per regione, impone una sterzata ed un’accelerata in termini di responsabilizzazione delle classi dirigenti e politiche, da Catanzaro agli enti locali. Senza cercare scorciatoie. A partire dalla ricerca di soluzioni nuove, ad esempio, allo stesso grave gap infrastrutturale ereditato da questa regione, conseguenza certo di ben più grandi ritardi storici ma, permettetemi, conseguenza anche di un qualcosa che non ha funzionato come doveva nell’autonomia regionale dal 1970 ad oggi e nella capacità delle nostre classi dirigenti passate di rapportarsi rispetto allo Stato centrale. Ai calabresi va oggi anzi tutto detto di rimboccarsi le maniche e di ricostruire quanto meno le basi per evitare di subire domani, come catastrofi cicliche, i danni del maltempo o, ad esempio, il non governo dei rifiuti. E’ questa linea della responsabilità, a differenza dell’auto-commiserazione e della ricerca di capri espiatori esterni, quella che noi condividiamo insieme al Presidente Scopelliti per rimettere in moto, in ogni settore e senza piagnistei, quei percorsi virtuosi per troppo tempo snobbati dalla stessa politica e dalle istituzioni>>.

di Redazione | 20/11/2010

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