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Bari (Bari) - “L’INTERVENTO” La tutela della salute delle donne: il punto di vista di Ludovico Abbaticchio


<<È scientificamente stabilito che il tasso di aborti non dipende dalla legislazione in materia: il numero di aborti nei Paesi che applicano leggi restrittive rispetto a quelli in cui sono in vigore leggi più liberali, infatti, non è inferiore. Non sono né le sanzioni penali e neppure gli ostacoli presenti sul percorso delle donne coinvolte che permettono di evitare gravidanze indesiderate e interruzioni volontarie delle stesse. Gli atteggiamenti strumentali del moralismo oltranzista non sono utili ad un Paese civile che con leggi altamente garantiste, come la Legge 194/78, hanno sottratto le donne, in massima parte, al rischio dello sfruttamento abortista clandestino. Reali sono infatti le misure di prevenzione che possono incidere favorevolmente sulla riduzione del ricorso all’aborto. L’educazione sessuale nelle scuole, l’informazione sui metodi contraccettivi sicuri, l’accessibilità dei centri di pianificazione familiare come i consultori, sono fattori che contribuiscono ad una vera cultura di prevenzione delle gravidanze indesiderate e di riduzione di vissuti dolorosi per la donna. La legge 194 del 1978 è una legge valida e ancora moderna, tanto da garantire oggi, in Italia, l’utilizzo della pillola RU486, così come avviene da tempo in molti Paesi d’Europa. Questo metodo farmacologico, meno cruento dell’atto chirurgico per l’IVG (Interruzione volontaria di gravidanza), non sposta di una virgola l’impegno che le istituzioni (ASL-Comune-Scuola) devono, in maniera integrata, porre in essere per la prevenzione non solo dell’aborto ma anche di altri temi lesivi per la salute (AIDS, malattie infettive sessualmente trasmesse, povertà, prostituzione, alcoolismo, tossicodipendenza, anoressia, bulimia e obesità, abuso farmacologico). Le politiche della salute della donna, della coppia e della famiglia richiedono quindi un impegno ben più oneroso e complicato di quello strumentale e mass-mediatico che alcuni soggetti, politici e non, stanno sollevando in questo periodo. Le istituzioni laiche devono lavorare per garantire il rispetto delle leggi, delle regole e degli operatori socio-sanitari, nell’interesse della salute dell’infanzia, dell’adolescenza e della donna. Obiettivo, quest’ultimo, previsto nel Piano sociale di Zona approvato dall’unanimità dal Consiglio comunale di Bari>>.Ludovico Abbaticchio Assessore al Welfare

di Redazione | 07/04/2010

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