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Rimini (Rimini) - Dal 26 al 28 novembre convegno nazionale dell’Uciim sul federalismo. La vicepresidente nazionale, Anna Bisazza Madeo spiega i perché del simposio


“Autonomia incompiuta e federalismo in prospettiva. Quale scuola?”. E’ questo il tema del convegno nazionale programmato dall’Uciim, Associazione professionale cattolica di insegnanti, dirigenti e formatori, dal 26 al 28 novembre prossimi. L’iniziativa che ha ottenuto il patrocinio Ministero dell'Istruzione e dell’ Ufficio nazionale per l’educazione, la scuola e l’università della Conferenza episcopale italiana, si svolgerà a Rimini, presso l’Hotel Ariminum La vicepresidente nazionale dell’Uciim, Anna Bisazza Madeo, spiega i perché del convegno: <<La prima alba dell’autonomia scolastica nel 1997 fece sognare. Con la legge 59 allora si scelse l’autonomia della pubblica istruzione pur senza  “regionalizzazione”:  diversi poteri  furono spostati dall’ amministrazione centrale alle singole istituzioni scolastiche autonome. Poi seguirono il DL n. 112/98 e il DPR n. 275/99, che rimasero parzialmente inapplicati rendendo di fatto l’autonomia non pienamente compiuta.  Ulteriori provvedimenti legislativi sull’organizzazione scolastica, sugli organici funzionali, sulla revisione degli organi collegiali non videro mai la luce. Nel 2001, con la legge n. 3,  si modificò e si integrò  il titolo V della Costituzione: dettare le norme generali, individuare i livelli delle prestazioni, definire i principi fondamentali rimase compito dello Stato; alle Regioni andò il compito di disciplinare le funzioni di organizzazione e di amministrazione di carattere generale oltre che la competenza legislativa esclusiva in materia di istruzione e formazione professionale; alle autonomie locali la gestione dei servizi; alle istituzioni scolastiche l’autonomia funzionale. Apparve  chiaro che  la nostra Repubblica si era incamminata sui sentieri del  Federalismo. Ma quale federalismo? Quello perequativo e solidale, quello dell’autogoverno e della responsabilità (alta espressione di democrazia) o quello che sancisce la fine dell’unitarietà nazionale e che territorializza? Oggi dove andiamo? La storia dei nostri giorni non ci dice che la stragrande maggioranza dei modelli federali sono falliti? Perché questo sidereo silenzio della scuola militante su una questione di vitale importanza per la nostra Repubblica? Cosa si rischia? A cosa si va  incontro? Come aiutare la politica  ad andare nel verso giusto?  L’educazione e l’istruzione dei cittadini sono fondanti per costruire identità, senso di appartenenza  e radici comuni. Su tutto questo vuole discutere  l’Uciim>>.

di Redazione | 05/11/2010

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