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Bari (Bari) - Consegna chiavi della Città al Presidente Fini. L’intervento del Sindaco di Bari


Il sindaco di Bari Michele Emiliano ha consegnato al presidente della Camera Gianfranco Fini le chiavi della città. La cerimonia si è tenuta nella Sala consiliare di Palazzo di Città, alla presenza delle autorità civili e militari. Ad aprire gli interventi – riferisce testualmente una nota dell’Ufficio stampa del Comune di Bari -. è stato il presidente del Consiglio comunale di Bari, Pasquale Di Rella, che ha accolto  ilpubblico con queste parole: “Signore e signori, benvenuti nella Sala del Consiglio comunale di Palazzo di Città per la cerimonia di consegna delle Chiavi della Città di Bari al Presidente della Camera, onorevole Gianfranco Fini. Signor Presidente è per me un onore porgerle, nella cornice della Casa comunale, il saluto dell’assise cittadina. Il dono istituzionale che il Sindaco di Bari si accinge a consegnarle è un segno di sincera amicizia, la testimonianza della stima e della considerazione che questa Amministrazione Le riserva. Nel ringraziarla per il Suo alto profilo istituzionale, e per l’equilibrio che esprime nell’esercizio delle Sue funzioni, passo la parola al Sindaco”. Riportiamo di seguito l’intervento integrale del sindaco Michele Emiliano: “Signor Presidente della Camera, autorità, signori parlamentari, cittadini, consiglieri comunali oggi sono emozionato perché percepisco, come capita a chi fa questo lavoro straordinario che è il lavoro del sindaco, quella sensazione di vivere momenti importanti nella storia della comunità; è qualcosa che fa tremare la voce e al tempo stesso ci rende consapevoli rispetto a tante sofferenze che si patiscono anche all’interno delle istituzioni e che trovano un senso nel momento in cui noi riusciamo a costruire la rete, anche di stima reciproca, fra le istituzioni, quella rete che consente la realizzazione dei fini ultimi dello Stato che sono individuati dalla Costituzione Repubblicana. Il fine ultimo dello Stato è una parola formale, distaccata, che qualche volta può sembrare banale ai creativi della politica, ma che per alcuni significa servire questo Paese tutti i giorni dell’anno, ogni minuto, persino quando si è fuori servizio. Per alcuni i fini ultimi dello Stato sono soprattutto l’eguaglianza la giustizia, la libertà, anche queste parole formali che alcuni adoperano con semplicità, facendosele scorrere sulle corde vocali senza emozionarsi, ma non per tutti è così. Oggi riflettevamo sul significato che per ciascuno di noi ha indossare, ad esempio, un simbolo come la fascia tricolore, una divisa o una toga, o entrare alla Camera e sedere sullo scranno del Presidente, nella consapevolezza di presiedere l’organo che rappresenta la sovranità popolare. Emozioni, responsabilità, anche dedizione agli scopi di tutta una vita, di quella che alcuni chiamano vita privata ma che a volte svanisce del tutto, e si trasforma in una consapevole e serena consacrazione del proprio tempo, una risorsa assolutamente limitata, ai fini dello Stato, al completamento di un disegno nel quale noi crediamo profondamente. Signor Presidente oggi sono felice di avere qui il rappresentante di uno dei due rami del Parlamento, uno di quei luoghi che rappresentano il progetto costituzionale con maggiore forza, sicuramente con una forza che in questo momento è particolarmente necessaria perché questo Paese mantenga la sua tradizione democratica, di giustizia, di eguaglianza, di tutela della libertà, soprattutto di coloro che sono più deboli, di quelli che alcuni chiamano “ultimi”, altro “sfruttati”; ma nella sostanza non cambia il dolore che in questo momento così particolare per il nostro Paese moltissime categorie patiscono, anche in maniera imprevedibile. Anche coloro i quali ritenevano di aver vissuto tutta la vita con serenità e di poterla completare in questa modo e che oggi invece si ritrovano in uno stato di ansia e preoccupazione. Siamo convinti che la stima e la fiducia nelle istituzioni, la certezza che le istituzioni siano incarnate da persone degne come è nel suo caso, costituisca proprio per le persone che in questo momento soffrono la situazione di incertezza economica oltre che morale del nostro Paese una consolazione decisiva, che si è rafforzata nell’ascoltare il suo intervento di pochi minuti fa nel teatro Piccinni. Il Teatro Piccinni non è un luogo qualsiasi. È il luogo dove per la prima volta si è riunito il Congresso dei comitati di Liberazione Nazionale Questa è l’aula nella quale Benedetto Croce per la prima volta immaginò la Costituzione repubblicana ed antifascista. Questa città è stata la prima, il 9 settembre del 1943, a difendere il proprio porto in armi dall’assalto dei tedeschi che intendevano far saltare in aria questa struttura, che poi fu decisiva nella guerra di Resistenza nei Balcani. E per questa ragione il presidente Napolitano ha concesso a Bari, sia pure con 60 anni di ritardo, l’onore di essere considerata una città martire della Resistenza. Questi elementi, che costruiscono il nostro Paese e il futuro del nostro Paese, non possono essere ostacolati da legittime considerazioni storiche che in questo momento hanno bisogno di diventare fedeltà alla nostra patria secondo ciò che occorrerà al Paese nei mesi e negli anni a venire, e non sarà un compito semplice. Mai come in questo momento la Repubblica ha bisogno della nostra reciproca legittimazione, della capacità di ciascuno di noi di adempiere al proprio dovere sino in fondo, senza separarsi per ragioni che oggi sono incomprensibili per quelli che sono nati dopo il 1989, come lei diceva qualche giorno fa nel teatro Petruzzelli. La decisione mia personale, mi assumo la responsabilità e l’onore - oggi condivisa da molti rappresentanti del Consiglio comunale - di questa cerimonia, mi conferma la sua vicinanza alla nostra città. Lei ha citato nel suo discorso il problema criminale che attiene alla Puglia, l’insufficienza degli organici della Procura della Repubblica di Bari con numeri impressionanti, soprattutto la questione relativa all’insufficienza delle strutture giudiziarie. Lei ha fatto oggi qualcosa di straordinario per la città di Bari, perché è stata l’unica autorità di rilievo nazionale a partecipare della questione centrale che era oggetto di un convegno che gli enti locali e gli uffici giudiziari di Bari hanno voluto organizzare per razionalizzare, decontestualizzandolo dalla polemica politica, il problema che noi abbiamo in questa comunità, quello di difendere ciò che abbiamo fatto sino ad oggi nella lotta alla criminalità organizzata e nel dare la sensazione che lo Stato è presente non solo nel suo aspetto qualche volta incomprensibile ed incompleto, ma nella sua capacità di dare certezza ai nostri concittadini. Ecco perché la sua vicinanza ci consente di aprirle in maniera non formale ma sostanziale le braccia di questa città, nel concederle le chiavi, che sono il simbolo della nostra volontà di mantenere con lei e con l’istituzione che lei rappresenta un dialogo aperto, leale, fedele alla Costituzione”.

di Redazione | 01/11/2010

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