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Rossano (Cosenza) - Tutti abbiamo diritto alla tristezza


di LETIZIA GUAGLIARDI - ...ogni tanto! Con i social, ormai, ci abituiamo ogni giorno di più a vedere persone sempre felici, sempre sorridenti, sempre soddisfatte. Ci convinciamo, persino, che ogni cosa che fanno sia coronata da successo. E in noi si insinua il dubbio, addirittura, che provare noia, tristezza, dolore o fallimento sia inadeguato. Qualcosa che dobbiamo evitare e quando non ci riusciamo ci sentiamo depressi.

Da quel che vediamo negli spot pubblicitari o nelle storie degli influencer sembra che la nostra felicità dipenda da qualcosa che dobbiamo possedere: quel tipo di borsa, quel tipo di macchina, quel modello di smartphone, quel tipo di viaggio (magari su uno yacht).

E poi ci sono i modelli da imitare: le persone molto produttive, quelle molto competitive, quelle con il corpo perfetto, la casa perfetta, i figli perfetti e anche il lavoro perfetto.

Ma è proprio così? Quell’esigenza di condividere ogni attimo della propria giornata e di mostrarsi sempre con il sorriso stampato in faccia non è che nasconde qualche altra emozione, oltre alla felicità (almeno apparente)?

Io credo che tutti, ma proprio tutti, di tanto in tanto proviamo dei momenti di tristezza e che non dobbiamo vergognarcene né, tantomeno, provare a camuffarli. Come la noia (di cui ho parlato in questo POST), anche la TRISTEZZA può essere una nostra alleata, se sappiamo riconoscerla, accettarla e poi lasciarla andare.

La tristezza ci fa crescere. Ti sembra strano? Eppure…

L’obiettivo della vita non è la felicità, soprattutto non quella che ci propinano i social, ma è quello di saper affrontare le tempeste, gli schiaffi in faccia, le batoste e le cadute che ci possono capitare (e ne abbiamo avuti, di questi, nel 2020…)

Dobbiamo accettare e attraversare tutte le emozioni che proviamo, anche quelle che ci fanno star male, compresi la rabbia e il disgusto.

Inoltre, la tristezza – e sua sorella malinconia – sono servite a poeti, musicisti e artisti per produrre capolavori!

Tristezza… per favore vai via“, questo il sottofondo musicale, cantato da Ornella Vanoni, che ho scelto oggi. Tristezza… vai via ma… dopo che mi sono accorta che stai volteggiando sulla mia testa, dopo che ho scoperto perché mi fai sentire così e dopo che ho deciso come impedirti di farci il nido. Sì, perché se te lo permetto tu, tristezza, ti trasformi in depressione. Questa canzone l’ho scelta anche per ciò che dice nel finale:

Tristezza
per favore va via
non aver la mania
di abitare con me.

Ormai dipingerò di rosso la mia stanza
appena parti lo farò
al posto tuo ho già invitato la speranza
e finalmente vivrò.

Invitiamo sempre la speranza, perché…

Non c’è medicina come la speranza, nessun incentivo così grande, e nessun tonico così potente come l’attesa di qualcosa che accada domani. (Orison Swett Marden 1848–1924)

Non copriamo la tristezza e non costringiamola a stare zitta: è un segnale per noi e per gli altri. Dobbiamo darle voce, ascoltarla e impedirle di farci perdere la serenità. I rimedi ci sono e molti si trovano già dentro di noi:

Gridano e il Signore li ascolta,
li salva da tutte le loro angosce.
Il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito,
egli salva gli spiriti affranti
. (Salmo 34:18-19)


di Letizia Guagliardi | 09/06/2021

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