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Rossano (Cosenza) - Ritrovarsi dopo tanti anni


di LETIZIA GUAGLIARDI - È stato Luigi a pensarci: riunire la gloriosa Quinta E, vale a dire, Paola, Flora, Massimo, Carlo, Cinzia, Raffaella, Sonia, Maria, Antonella, Enzo, Luciano, Elio, Angela, Raffaella (sono due), Pino e io, Letizia. Con pazienza e con il passaparola, ci ha rintracciati (i social per questo sono d’aiuto) e in un paio di giorni abbiamo risposto tutti all’appello e abbiamo iniziato subito a messaggiare, a farci domande, a scambiarci foto, anche di allora, (le abbiamo conservate!) 

Ci siamo ritrovati dopo tanti anni (anche se alcuni di noi sono rimasti in contatto) e, contrariamente a ciò che si dice a proposito di queste rimpatriate, non è stato per niente demoralizzante. Sarà perché già allora eravamo affiatati e stavamo bene insieme, anche adesso ci sentiamo tutti i giorni e nessuno di noi ha ancora perso la voglia di sorridere e di fare battute.

Certo, raccontarci cosa siamo diventati e cosa abbiamo realizzato dei nostri vecchi sogni ci ha obbligati a fare un bilancio della nostra vita, ma niente di cinico o di sconvolgente come si vede in alcuni film, per esempio in “Compagni di scuola” di Verdone.

Certo, siamo cambiati e ne siamo tutti consapevoli, ma ci siamo anche resi conto che manteniamo ancora la positività che avevamo prima e la stessa voglia di fare di nuovo qualcosa insieme, quando usciremo “dal tunnel”.

Abbiamo fatto un pezzetto di strada insieme, abbiamo condiviso tante cose belle, altre un po’ meno, ma abbiamo fatto sempre gruppo, in quei cinque anni delle superiori.

Eravamo adolescenti, quando ci siamo incontrati il primo giorno di scuola, e siamo cresciuti insieme. Dopo il diploma, ognuno per la propria strada, desiderosi di realizzare i nostri sogni. Sì, perché ne avevamo e ci siamo rimboccati le maniche, come ci era stato insegnato.

Ricordare vecchi episodi ci ha fatto ritornare alle belle giornate trascorse insieme: non ci sentivamo soli (forse perché ancora non c’erano i social), bastava mettersi d’accordo la mattina per fare qualcosa il pomeriggio oppure, in due o tre, per riunirci in casa di qualcuno a studiare per il giorno dopo. E poi un flusso di “Ti ricordi?”: il corteo per la festa della donna, da Via Popilia fino al Comune, Cinzia con il megafono, noi accanto a lei; il mitico prof Stancati che, quando chiedeva: “Hai studiato?”, qualcuno rispondeva: “Insomma, professò…” e lui: “Insomma sì o insomma no?” (e anch’io lo chiedo, sorridendo, ai miei alunni). E la prof Romagno, austera e rigida, ma preparata e appassionata delle sue materie, Italiano e Storia. Quando spiegava…raccontava, non si sentiva volare una mosca. Lei mi ha fatto amare ancora di più la lettura, l’approfondimento di certi argomenti, la frequentazione (cartacea) di certi scrittori. E poi gli scioperi, i “filoni”, l’occupazione e l’autogestione della scuola…non ci siamo fatti mancare niente. E i pomeriggi dell’ultimo anno insieme, al parco Robinson, a preparare le parodie delle canzoni per i professori e Massimo ci accompagnava con la chitarra.

A questo proposito, ce ne siamo ricordata una, o meglio, un frammento della parodia di “Dicitencello vuje”:

“E che nuje simme

chiù n’terra ‘e tutte quante

e sulu vuje putite

risullevà sta sorte.

Ma nun scurdat’

ca sutt’ognun ‘e nuje

vatte nu core apiertu

ca sape pure dar…”

(chiedo scusa ai napoletani per la mia trascrizione)

E poi il pranzo dei cento giorni, in una località di mare vicina. E l’ansia per l’Esame di maturità, la gioia di vedere i nostri voti sui tabelloni affissi nell’atrio, i saluti e le promesse di non perderci di vista.

Ma poi ognuno ha scelto la sua strada, alcune di queste strade hanno portato a cambiare luogo, a cominciare altri percorsi, a fare scelte importanti…la vita, insomma.

Ci siamo sposati, abbiamo avuto dei figli, qualcuno no, ma la vita l’abbiamo vissuta in pieno, e siamo talmente grati che oggi, a distanza di decenni, ricordiamo ancora con tenerezza le nostre sciocchezze, le battute, le nostre abitudini, le nostre speranze.

Ci siamo ritrovati tutti, no…quasi. All’appello, stavolta non hanno risposto in 4 : Carmen, Marisa, Giuseppe e Antonio. Loro se ne sono già andati, abbiamo scoperto, e ne siamo rattristati. Così abbiamo fatto di nuovo gruppo: siamo adulti ormai, ma le emozioni ci colpiscono ancora come allora, quando eravamo gli spensierati ragazzi della mitica 5 E che hanno percorso insieme un pezzetto di strada.

Un pezzetto di strada che dopo tantissimi sentieri, scorciatoie, valli, montagne, fiumi e mari (a volte in tempesta) ci ha condotti fin qui.

E tu, hai rivisto i tuoi vecchi compagni di scuola? Se sì, che emozioni avete provato ritrovandovi tutti insieme?


di Letizia Guagliardi | 31/03/2021

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