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Paludi (Cosenza) - Scoprirsi Italiani, speciale Usa, Giuseppe Sommario ha coordinato un webinar sui social


“Scoprirsi Italiani, speciale Usa: il viaggio delle radici in Italia”, è stato questo il titolo del webinar tenutosi giovedì 18 febbraio in diretta Facebook condotto e moderato dal ricercatore Giuseppe Sommario, dell’Associazione AsSud, insieme a Riccardo Giumelli, dell’Osservatorio Permanente delle Radici italiane. Il direttore Sommario ha ricordato l’esperienza già di successo del Piccolo Festival delle Spartenze; introducendo i lavori, ha brevemente menzionato l’origine del progetto dell’Osservatorio sulle Radici Italiane: nato un anno fa, in seno all’Associazione AsSud di Paludi; il suo scopo è mappare e monitorare in modo permanente tutto quanto in qualche modo è riconducibile alle radici, ai valori e all’identità italiana. Il tutto nasce dalla convinzione che gli Italiani all’Estero sono una grande risorsa per il nostro Paese. Tra l’altro, sul tema del turismo delle radici e sulla formazione specifica per operatori di settore sta per partire un master universitario presso l’Università della Calabria che vedrà la luce tra fine febbraio e inizio marzo. “Sarà un momento di formazione necessario per farci trovare pronti e preparati ai viaggiatori che arriveranno in Italia”, ha commentato Sommario sottolineando che il progetto di ricerca “Scoprirsi Italiani” è sostenuto dalla Direzione Generale per gli Italiani all’Estero del Maeci, in questo webinar rappresentato da Giovanni Maria De Vita, capo ufficio I della DGIT. De Vita, fra coloro che hanno contribuito a imporre al centro del dibattito e delle scelte politiche il turismo delle radici, ha parlato di una ricerca che servirà a definire le caratteristiche peculiari del turista delle radici per implementare un sistema di accoglienza ad hoc. “Quello del turismo delle radici è un settore importante che si rivolge a un’utenza che arriva fino a 80 milioni di italo-discendenti nel mondo, i quali mantengono verso l’Italia curiosità alimentata da un sentimento forte generato dalle origini degli antenati. È un turista speciale che non si reca in Italia per vedere i siti più conosciuti ma per i luoghi di cui parlavano i nonni: così si viene per riscoprire le origini, a vedere dove sono sepolti gli antenati, i luoghi della narrazione sentimentale ma e a scoprire la tradizione enogastronomica”, ha spiegato De Vita. Marina Gabrieli, membro ORI e presidente Raìz Italiana, ha spiegato come ci fossero pochi dati numerici e ricerche qualitative sul turista delle radici. Raccogliere questi elementi servirà a formare uno sguardo globale su questo fenomeno: per questo la ricerca è stata pubblicata in sei lingue (italiano, inglese, spagnolo, portoghese, francese e tedesco) e l’obiettivo è indagare sul senso che gli italo-discendenti attribuiscono alle proprie radici e quale sia il sentimento di appartenenza. Fucsia Fitzgerald Nissoli, deputata di FI eletta nella ripartizione America Settentrionale e Centrale, ha parlato “della ricerca delle origini e del rafforzamento dei legami culturali come legami economici importanti per il nostro Paese”, ha rilevato Nissoli auspicando lo sviluppo dell’Italia quale meta ancor più privilegiata per il turismo. Domenico Bellantone, consigliere dell’Ambasciata d’Italia negli USA che Coordina l’attività dell’intera rete consolare negli Stati Uniti, ha parlato dell’amicizia e vicinanza tra i due popoli e delle grandi potenzialità per lo sviluppo del turismo delle radici stando ai dati dell’ultimo censimento che ha rilevato la presenza di 17.3 milioni di americani con origini italiane benché il numero arrivi addirittura a 25 milioni secondo dati non ufficiali. Si pensi che l’Italia è la seconda meta di viaggio degli statunitensi, secondo solo al Regno Unito. “Abbiamo un numero elevato di persone che in parte già si spostano verso l’Italia: se guardiamo ai numeri sul turismo del 2019 vediamo che 5 milioni di americani hanno viaggiato in Italia portando 5 miliardi nel nostro Paese. Negli ultimi 5 anni c’è stata una forte crescita dello stile italiano e l’Italia è cresciuta nell’export, nel turismo e nell’acquisto di prodotti tipici del cosiddetto Made in Italy”, ha spiegato Bellantone citando anche i dati Enit. Fabio Finotti, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di New York, ha parlato della presa di coscienza di queste tematiche già diversi anni fa chiedendo a ragazzi che non parlavano più l’italiano, perché magari anche in famiglia sentivano parlare per lo più inglese, ma che erano comunque testimonianza di forme di socializzazione diverse nelle famiglie di tradizione italiana. “Quando i turisti di ritorno arrivano in Italia vogliono ritrovare le forme di socialità e questo è per loro fondamentale così come lo sono le forme esperienziali. Le radici sono ricche e ampie e queste persone, tornando in Italia, devono scoprire più ricchezza di quanta ne immaginino”, ha spiegato Finotti sottolineando la promozione della dimensione plurilinguistica e dialettale e l’esplorazione dei paesaggi tipici della tradizione italiana: “non bisogna portarli nei ristoranti, ma aprire le porte delle cucine delle nostre case, perché i viaggiatori delle radici vogliono mettere le mani in pasta nel senso letterale del termine”. Umberto Mucci, presidente We The Italians, ha parlato di italo-americani orgogliosi delle loro radici al punto che le trasmettono ai loro figli che crescono con la percezione di essere italiani. “Esiste una percezione positiva del cosiddetto ‘stile italiano’ all’estero più di quanta non ce ne sia in Italia dove fare un qualcosa ‘all’italiana’ ha invece spesso una valenza negativa”, ha spiegato Mucci ricordando che l’Italia è fatta da 8 mila comuni e borghi e per conoscere la vera Italia bisogna conoscere anche tutte queste realtà. “Noi che viviamo in Italia diamo per scontate le tradizioni dell’italianità”, ha concluso Mucci, ricordando come sia rimasto colpito dal fatto che spesso gli italoamericano nominassero una parola: la sprezzatura di “cortigiana” memoria che per Castiglione era appunto l’arte di nascondere la fatica che costa il fare le cose, proprio come le nostre mamme quando facevano la paste in casa, o come quando si fa il vino. Luigi Scaglione, coordinatore delle Consulte regionali dell’emigrazione, ha invitato a ricostruire un percorso che con attenzione è stato avviato già in Basilicata, la quale è stata una delle prime quattro regioni a entrare nel progetto della Guida al turismo delle radici. Scaglione ha rievocato l’esempio di Francis Ford Coppola che è originario di Bernalda e ha prodotto un filmato dedicato alla sua terra d’origine: da questo Comune è partito il viaggio a ritroso alla ricerca delle sue radici e così la casa della nonna è stata ricostruita e trasformata in un hotel. Delfina Licata, membro ORI e Fondazione Migrantes, ha spiegato come lo studio e la ricerca diventino imprescindibili con il confronto continuo e costante con i rappresentanti istituzionali e la rete diplomatico-consolare. Licata ha messo a sua volta in evidenza un carattere tipico dell’italianità nel mondo: la facilità di fare cose difficili con disinvoltura e con naturale genialità, secondo il più volte richiamato concetto di ‘sprezzatura’ che rimanda all’atteggiamento dell’italiano del saper fare cose difficili senza vantarsi troppo delle proprie capacità.


di Redazione | 21/02/2021

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